Oltre il Kashmir: cosa c’è dietro la nuova crisi India-Pakistan

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Oltre il Kashmir: cosa c’è dietro la nuova crisi India-Pakistan

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Negli ultimi giorni, le relazioni tra India e Pakistan hanno toccato nuovi minimi dopo un sanguinoso attentato terroristico nella località turistica di Pahalgam, nella regione contesa del Kashmir. L’attacco, che ha causato la morte di 26 persone — 25 cittadini indiani e un nepalese — ha innescato una serie di rappresaglie diplomatiche e commerciali tra i due Paesi.

L’India ha reagito con durezza: ha espulso diplomatici pakistani, chiuso un valico di frontiera e sospeso il Trattato delle Acque dell’Indo, accordo storico firmato nel 1960, per la gestione dei fiumi condivisi tra i due Paesi. Il governo indiano accusa Islamabad di sostenere il terrorismo transfrontaliero e di violare sistematicamente gli impegni previsti dal trattato. La sospensione consente ora a Nuova Delhi di bloccare o deviare parte del flusso idrico destinato al Pakistan, mettendo a rischio il sistema agricolo del Paese, che dipende in larga parte dal bacino dell’Indo.

Islamabad ha risposto con misure speculari: ha dichiarato persona non grata diversi consiglieri militari indiani, interrotto il commercio bilaterale, chiuso lo spazio aereo ai velivoli di proprietà indiana e bloccato un imponente progetto di irrigazione da 3,3 miliardi di dollari. Inoltre, ha definito la sospensione del trattato come un “atto di guerra” e ha minacciato una risposta “con tutta la forza”.

A preoccupare la comunità internazionale è ora la possibilità che l’India possa annunciare a breve la fine del cessate il fuoco con il Pakistan, in vigore — seppur tra numerose violazioni — dal 2003 lungo la ‘Linea di Controllo’ che divide il Kashmir. Un passo del genere aumenterebbe drasticamente il rischio di scontri armati in una delle regioni più militarizzate del mondo, riaprendo una crisi mai davvero sopita tra due potenze nucleari.

*Tratto dalla newsletter quotidiana de l'AntiDiplomatico dedicata ai nostri abbonati

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