Oskar Schindler, l'eroe che fu criminale di guerra

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Piccole Note
 

A quanto pare Oskar Schindler, reso famoso dal film di Steven Spielberg “Schindler list”, ha una storia un po’ più complessa di quella consegnata dalla cinematografia.  Una storia raccontata da Timesofisrael in occasione dell’anniversario dell’inizio della Seconda guerra mondiale.


Egli ebbe, infatti, un ruolo non secondario nell’operazione segreta che scatenò il terribile conflitto.


L’operazione Himmler


Non è molto nota la storia del cosiddetto incidente di Gleiwitz, che portò all’invasione della Polonia e alla guerra, ed è il caso di raccontarla, seppure in estrema sintesi.


A Gleiwitz, nella Slesia, regione a ridosso della Polonia, era stata eretta una torre di legno, “La Torre Eiffel della Slesia” per la sua altezza, sede di una stazione radio.


Da tempo il confine tra Polonia e Germania era caldo, stante le pretese di Hitler sul Paese confinante. Ma al Führer serviva un pretesto per attaccare, dato che anche allora le guerre dovevano avere una legittimazione apparente (non è cambiato poi molto).


Fu così dato incarico al servizio segreto militare, l’Abwehr, di creare un casus belli, nome in codice “Operazione Himmler”. Allo scopo, l’intelligence tedesca si procurò così uniformi, armi e altri elementi identificativi dell’esercito polacco.


Inoltre, furono prelevati dai campi di concentramento, allora già tristemente operativi, prigionieri dai tratti slavi, i quali, rivestiti con le uniformi polacche, furono portati al confine tra Polonia e Germania, dove vennero uccisi per inscenare inesistenti scontri con i tedeschi.


L’incidente di Gleiwitz


Allo stesso scopo fu rapito e ucciso, un agricoltore tedesco che simpatizzava per la Polonia, il cui cadavere, esposto presso la Torre di Gleiwitz, doveva dimostrare l’inesistente assalto alla stazione radio.


L’operazione presso la Torre fu più sofisticata e dirompente dei falsi scontri armati di confine, dato che si trattava di inscenare la cattura della Torre da parte del nemico e di trasmettere un messaggio radio alla popolazione tedesca.


Il 31 agosto del 1939, la Torre fu dunque attaccata con un’operazione false flag (falsa bandiera). Dalla trasmittente spari, urla e poi l’appello ai polacchi residenti in Germania a rivoltarsi contro Berlino.


Un appello ascoltato da tanti tedeschi, che furono così indotti a credere a un’aggressione. Confortata, appunto, dai polacchi uccisi allo scopo sul confine tedesco, che i nazisti mostrarono al mondo invitando fotografi e cronisti sui luoghi degli “scontri”.


Fu, appunto, il casus belli: l’ordine di attaccare la Polonia, già diramato nel segreto, venne annunciato al mondo il 1 settembre. E fu la seconda guerra mondiale.


La rete di Schindler


Così veniamo a Oskar Schindler, trentenne disoccupato, frustrato e alcolizzato, che aveva cumulato fallimenti e periodi di detenzione nelle patrie galere per una serie di truffe e risse. Notato dall’Abwehr, fu arruolato e inviato a a Ostrava nell’odierna Repubblica Ceca, vicino al confine con la Polonia.


Qui fece carriera, e da vice-comandante dell’Abwehr gestì una rete di spie distribuite in Polonia, che anch’egli frequentava e monitorava, infiltrandosi nei circoli di Cracovia.


Data la prossimità di Ostrava a Gleiwitz, fu lui a essere incaricato di preparare l’operazione Himmler e l’attacco alla Torre di Gleiwitz, come ebbe a testimoniare la moglie dopo la guerra.


La sua rete di spie si adoperò per procurare uniformi, armi e finanche sigarette polacche, che nascose in casa sua in vista dell’operazione di cui fu protagonista.


Il lato oscuro di Shindler


A raccontare il lato oscuro della vita di Shindler è stato David M. Crowe, nel suo libro Oskar Schindler: The Untold Account of His Life, Wartime Activities, and the True Story Behind the List.


Anche Spielberg conosceva la sua storia, dato che la racconta in un’intervista a Inside Film nel 1993, dove appunto spiega che Schindler era stato protagonista dell’operazione che diede inizio alla Seconda guerra mondiale.


Era quello il personaggio, spiegava, cinico, truffatore, eppure aveva poi salvato una moltitudine di ebrei, che poi è la storia che ha raccontato nel suo film.


Lo stesso Elie Weisel, che del genocidio ebraico fu memoria vivente, in un’intervista al New York Times ebbe a dire che il libro di Crowe aveva il merito di rendere il personaggio “più complesso”,  ma anche “più umano, e più straordinario”.


Storia istruttiva quella riferita dal Timesofisrael, che induce a riflettere sulle varie, a volte tragiche, contraddizioni umane, come evidenzia la storia di un “Giusto delle nazioni”, come Schindler è celebrato in Israele per i suoi meriti successivi, che la Repubblica Ceca e la Polonia identificarono invece come  “criminale di guerra“.


Ma interpella anche sulle segrete meccaniche delle narrative di guerra (anche odierne) e sulle tante ombre ancora non rischiarate della secondo conflitto mondiale.

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