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Paolo Maddalena: "Siamo con le spalle al muro: o stampiamo moneta o svenderemo l'Italia"

 

 

di Paolo Maddalena*
 

Ieri, in tarda serata, il Consiglio dei Ministri ha dato notizia del decreto legge che prevede le misure economiche per il rilancio dell’economia italiana dopo gli effetti perniciosi del corona virus.


 

Si tratta di 55 miliardi (una somma che rappresenta almeno due manovre finanziarie nomali), emessi a deficit, a favore di tutte le categorie colpite e soprattutto per aiutare le imprese nella loro ripresa economica.
 

Intanto in Europa si discute di nuovo del Recovery Fund, per la cui concessione si profilano limiti importanti, e cioè la garanzia degli Stati, e ulteriori forme di controllo da parte della Commissione.
 

È importante la notizia che Spagna, Grecia e Portogallo, affermano di avere una buona posizione nei riguardi dei mercati, e che non faranno riferimento al Mes.
 

In questo quadro appare più tosto evidente che lo sforzo prodotto dall’Italia, aumentando il proprio deficit, con ogni probabilità sarà insufficiente per raggiungere i fini proposti.
 

Altra notizia di rilievo è che l’Unione europea ha concesso, in data 12 maggio, una deroga al diniego degli aiuti di Stato, previsti dai trattati, per aiutare imprese e banche, con somme parametrate alla situazione di bilancio dei singoli Stati, per cui, mentre la Germania potrà indebitarsi per 1000 miliardi, l’Italia non potrà indebitarsi oltre i 300 miliardi.
 

Quello che stupisce nel descritto quadro è che in Europa impazza il pensiero neoliberista e non c’è nessun paese che pensi a stampare moneta. Fatto che evidentemente vede ostile la Germania e l’Olanda in particolare, oltre l’Austria e altri Paesi del Nord, che concepiscono l’economia liberista un sistema che li avvantaggia ai danni dei Paesi più deboli.
 

È sintomatico che la Svezia, che non fa parte della zona Euro, ha deciso di stampare 30 miliardi, come fanno del resto Usa, Giappone, Cina e gli altri Stati del mondo.
 

In questa situazione appare evidente che l’Italia è stata messa all’angolo e che sarà molto difficile per noi uscire indenni da questa impasse economico.
 

Sarebbe suicida per noi attingere al Mes e anche al Recovery Fund, che costituirebbero altri nodi scorsoi stretti al collo, peggiorando così la nostra situazione, ed appare evidente che l’unico rimedio che abbiamo è quello, reso necessario dalla situazione in cui ci troviamo, di stampare moneta.
 

Infatti se si pensa che tutto il nostro enorme deficit deve essere garantito dallo Stato, è evidente che le nostre garanzie si riducono all’intero territorio italiano con tutte le fonti di produzione di ricchezza che esso contiene.
 

La nostra salvezza, oggi più che mai, è affidata ai principi della nostra Costituzione, la quale, all’articolo 11, sancisce che l’Italia: “consente a limitazioni di sovranità”, “in condizioni di parità con gli altri Stati”, al fine di ottenere un ordinamento “che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni”, e non per far prevalere gli interessi di altri Stati, nonché l’articolo 117, comma 1, lettera e), che attribuisce alla legislazione esclusiva dello Stato la tutela della moneta e del risparmio. Dunque, non ci resta altra strada se non quella di immettere moneta a corso legale nel nostro territorio (fatto che, nella situazione in cui ci troviamo, non può ritenersi vietato dai Trattati) e provvedere nel modo più ampio possibile alle nazionalizzazioni dei servizi pubblici essenziali, delle fonti di energia e delle situazioni di monopolio, come prevede l’articolo 43 della Costituzione.


*Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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