Pechino fissa la sua linea per il dopoguerra a Gaza: sovranità palestinese

Il portavoce degli Esteri cinese Lin Jian è stato chiaro: qualsiasi accordo futuro deve rispettare la volontà del popolo palestinese

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Pechino fissa la sua linea per il dopoguerra a Gaza: sovranità palestinese

In vista della firma dell’atteso accordo di pace a Sharm el-Sheikh, la Repubblica Popolare Cinese ha chiarito la sua posizione sul futuro della Striscia di Gaza, riaffermando con forza il principio: "Palestinesi che governano la Palestina". Durante una conferenza stampa, il portavoce del Ministero degli Esteri, Lin Jian, ha delineato la visione di Pechino, che unisce l’urgenza di un cessate-il-fuoco alla necessità di una soluzione politica di lungo periodo.

Lin Jian ha dichiarato che Pechino "accoglie con soddisfazione e sostiene tutti gli sforzi che portano al ristabilimento della pace e all’alleggerimento della crisi umanitaria" a Gaza. Ha sottolineato come la massima priorità sia, nell’immediato, "raggiungere un cessate-il-fuoco completo e duraturo il prima possibile" e "garantire un sollievo efficace alla crisi umanitaria". Questo intervento pone l’accento sulla gravità di un contesto che, secondo i dati citati, ha visto quasi 68.000 palestinesi uccisi e oltre 170.000 feriti dall’ottobre 2023.

Il cuore della posizione cinese, tuttavia, riguarda l’assetto futuro del territorio. Il portavoce ha ribadito che "qualsiasi accordo sul futuro di Gaza deve rispettare la volontà del popolo palestinese ed essere coerente con la soluzione dei due Stati". Questa dichiarazione rappresenta un chiaro sostegno all’autorità palestinese e un implicito rifiuto di qualsiasi soluzione che veda una presenza israeliana o un controllo internazionale permanente sulla Striscia. Lin Jian ha aggiunto che la Cina, in quanto "potenza responsabile", continuerà a lavorare con la comunità internazionale per una soluzione "pronta, completa, giusta e duratura".

L’annuncio di Pechino arriva mentre i riflettori sono puntati sull’Egitto, dove l’accordo che mira a porre fine a due anni di conflitto verrà siglato con i rappresentanti di oltre 30 paesi, tra cui le maggiori potenze. Pechino si è consolidata come una delle voci più critiche verso i bombardamenti israeliani, definiti "una violazione del diritto internazionale umanitario", e ha intensificato la sua diplomazia con attori regionali chiave come Egitto, Iran e Turchia.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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