Petr Symonenko (PCU): "In Ucraina la decomunistizzazione è la via verso il fascismo"

Petr Symonenko (PCU): "In Ucraina la decomunistizzazione è la via verso il fascismo"

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di Petr Symonenko*

*Segretario Generale del Partito Comunista Ucraino. L'articolo, del 26 marzo 2021, è tratto dal sito del Partito Comunista Ucraino. Traduzione a cura del "Centro Culturale Cumpanis Genova"

 

Sono passati poco meno di 30 anni dagli eventi fatali del '91. La propaganda populista liberal borghese ha nettamente infranto i sogni socialisti.  Ci siamo tutti svegliati nel "paradiso capitalista" nel quale i benestanti non sono gli onesti lavoratori del popolo, ma quelli che hanno rubato e ammazzato...  Milioni di persone si sono ritrovati sull'orlo di un abisso sociale e spirituale. Un altro passo e l'umanità crollerà fino in fondo.

Senza pretendere di fare un analisi completa dei numerosi problemi attuali, vorrei soffermarmi su uno in particolare che caratterizza tutti i paesi post sovietici (fatta eccezione per la Bielorussia). 

Dopo la dissoluzione dell'URSS, considerata "l'impero del male" dai "falchi" degli USA e della NATO e la conseguente fine del sistema mondiale socialista, "l'alleanza fraterna" dei paesi capitalistici non ha portato all'umanità la calma e il benessere, ma bensì l'aggravamento delle tensioni internazionali. La lotta delle corporazioni transnazionali (TNC), dei gruppi finanziari e industriali (FIG), degli stati del "miliardo d'oro"  capeggiati dai militaristi USA/NATO per accaparrarsi le risorse di quei territori "liberati dall'oppressione di Mosca", si è intensificata.

E' iniziata una nuova fase mondiale di ripartizione delle risorse. La globalizzazione ha bruscamente aumentato sia le contraddizioni  tra gli interessi dei TNC e stati nazionali, sia le contraddizioni interne agli stati stessi collegate alle differenze razziali, etniche, linguistiche, confessionali, culturali ecc. Tramite le cosiddette "rivoluzioni colorate" il capitalismo transnazionale ha iniziato a "istruire" i nuovi stati "indipendenti" alla nuova percezione della " democrazia" odierna. I fuochi delle nuove guerre regionali hanno ricominciato a divampare.

L'Ucraina come Paese multietnico e policulturale, con le terre fertili, con l'industria multisettoriale sviluppata nei tempi sovietici, con un enorme potenziale scientifico, anche grazie alla splendida posizione geografica, si è trovata coinvolta nell'epicentro dello scontro imperialista. Così come secondo la teoria di Brzezinski,  per cui l'Ucraina non deve essere solo "il becchino" dell'Unione Sovietica, ma anche la principale testa di ponte della guerra contro la Russia per gli interessi americani.

Gli Usa manovrano la borghesia ucraina  per espandere l'influenza della NATO nel continente Euroasiatico in funzione anti russa. L'ucraina è diventata un serbatoio di manodopera a basso costo e carne da cannone. Inoltre la "Polizia mondiale", per destabilizzare la situazione nel continente, crea focolai di guerra di cui l'Ucraina rappresenta il più pericoloso.

Ancora nel 1996 dopo l'adozione della Costituzione ucraina il congresso americano ha approvato la risoluzione n°120 per supportare la nostra "indipendenza". Esattamente così, "indipendenza" tra virgolette, perchè in questa risoluzione erano comprese delle richieste: liquidare i settori economici statali di tipo sovietico rimasti, aprire il mercato ucraino a capitali stranieri, impedire la riunificazione delle repubbliche ex sovietiche, (in particolare Ucraina, Bielorussia e Russia). In altre parole distruggere le basi economiche, liquidare la sovranità politica dell'Ucraina, strappare le radici storiche, culturali e famigliari, privare le classi lavoratrici della loro punta ideologica in modo tale da impedire la loro lotta contro lo sfruttamento. Ovvero decomunistizzare l'Ucraina.

In Ucraina tutti i governi post sovietici che si sono succeduti hanno esaudito queste richieste. Il tempo ha dimostrato che il popolo ucraino sta pagando i voleri provenienti da oltreoceano con sudore, sangue, povertà e privazione dei diritti.

Attualmente questa gestione esterna dell'Ucraina si realizza attraverso una rete sviluppata di "sorveglianti": USA, TNC, FMI e UE. Questa rete si è infiltrata nel ufficio presidenziale, nel Consiglio dei Ministri, nelle amministrazioni locali, nei Consigli Governativi. Inoltre tramite dei "consulenti" e "mangiatori di sovvenzioni" appartenenti alle ONG (finanziate da Soros e da governi occidentali) si è anche infiltrata nel Servizio di Sicurezza, nel Ministero degli Interni, nelle Forze Armate ecc. 

Il FMI ha imposto categoricamente il suo stretto controllo sulle riforme antisociali in tutti i settori.

Le riforme della sanità, dell'istruzione, delle pensioni, la riforma agraria, la riforma dei servizi comunali, l'aumento delle bollette e altre riforme, hanno già portato al genocidio sociale in Ucraina. Ogni tentativo di fermare queste riforme senza il consenso dell'Ambasciata americana viene bruscamente troncato. Invece le pretese come ad esempio quelle  di liberalizzazione del mercato agrario oppure l'aumento illimitato della esportazione della legna boschiva con pesanti conseguenze ecologiche, devono essere eseguite tacitamente senza discussioni.

Appena i virologi specialisti, medici, e dopo di loro anche dei deputati parlamentari hanno dichiarato la possibilità di acquistare il vaccino russo per il coronavirus, subito il ministro della salute Stepanov è stato immediatamente convocato dalla Ambasciata americana. E nel Twitter ufficiale dell'Ambasciata, l'incaricato d'affari degli Stati Uniti in Ucraina, Chrisitina Queen, ha messo in guardia sull'inammissibilità di utilizzare il vaccino russo al posto di quello americano o europeo (che ancora non sono presenti in Ucraina). Di conseguenza ha autorizzato lo svolgimento di esperimenti clinici del vaccino occidentale sui cittadini ucraini.

Subito dopo che la Corte costituzionale dell’Ucraina (CCU) ha annullato la disposizione sulla dichiarazione elettronica e ha affrontato la questione della incostituzionalità  della legge sul mercato fondiario, le ambasciate degli Stati Uniti e dell’Unione Europea hanno gridato “all’indebolimento della democrazia”. Il Presidente Zelensky ha chiesto la destituzione di tutti i giudici della CCU e i Servizi di Sicurezza hanno aperto un procedimento penale contro di il Presidente della CCU con l’accusa di tradimento e di appartenenza ad una “banda criminale” all’interno della Corte Costituzionale stessa. Simili esempi come questi di servilismo del regime al potere possono essere citati all’infinito.

Le cosiddette riforme dettate dal FMI hanno portato solo al rafforzamento della classe parassitaria borghese nazionale, all’arricchimento dei pochi attraverso lo sfruttamento di milioni di lavoratori, alla distruzione del complesso economico nazionale costruito nei tempi sovietici e quindi all’eliminazione dei concorrenti delle multinazionali.

In Ucraina, centinaia di imprese strategiche sono state distrutte: la costruzione aeronautica, l’industria pesante, l'ingegneria automobilistica, la cantieristica navale, la produzione di macchine agricole, il settore radio elettronico, l’industria leggera ecc. Le compagnie del Mar Nero e del Mar di Azov sono state saccheggiate.

Tutto ciò ha portato ad una sotto-proletarizzazione delle classi lavoratrici e la privatizzazione totale ha sostanzialmente distrutto il movimento sindacale trasformandolo in un’appendice dei datori di lavoro/oligarchi.

Di colpo le entrate di bilancio si sono abbassate drasticamente, di conseguenza anche i fondi relativi al programma di sostegno alle componenti più svantaggiate hanno subito un forte calo. I finanziamenti per la scienza, per la sfera socio-culturale sono scesi ad un livello critico. I ritardi dei pagamenti degli stipendi sono diventati sistematici. I prezzi dei generi alimentari, i beni di prima necessità e il costo delle bollette sono in costante aumento. 

Nelle condizioni della barbara economia capitalista, le divisioni di classe si sono accentuate in modo irreversibile. Le garanzie sociali e le opportunità per lo sviluppo completo dell’individuo disponibili negli anni sovietici sono state eliminate. Ciò ha portato ad un impoverimento materiale e spirituale delle classi lavoratrici. Indirizzandole alla cultura piccolo borghese, al qualunquismo politico, al culto del denaro, al consumismo, a genuflettersi ai “valori europei” e all’onnipotente “Zio Sam”.

Questi elementi e la ricerca di mezzi di sussistenza fuori dall’Ucraina da parte dei lavoratori dell’industria hanno creato il terreno fertile per la sedimentazione del neofascismo il quale è stato elevato al rango di ideologia di Stato da parte degli oligarchi.

Di conseguenza, L’Ucraina non è diventata né indipendente né democratica (anche in senso borghese), ma si è trasformata in una semi-colonia borghese nazionalista di stampo fascista, perdendo la sua antica gloria e il potere ereditato dall’Ucraina sovietica. Negli anni della cosiddetta indipendenza, l’Ucraina è scesa al rango di territorio d'oltremare di terza categoria degli Stati Uniti, un territorio di discordia e di guerra civile nel Donbass, un avamposto della NATO ai confini orientali dell’Europa, un ardente testa di ponte contro la Russia, banco di prova per esperimenti biologici del pentagono e fossa per scorie nucleari.

Nella lotta per il potere e per la proprietà, nel tentativo di ingraziarsi i suoi padroni-datori di lavoro d'oltremare, il regime oligarchico nazionale  al potere in Ucraina, in virtù della sua essenza completamente antipopolare e collaborazionista, non si è rivelato capace di costruire neanche una democrazia borghese. Ecco perché non esita in alcun modo a stringere un’alleanza con le forze naziste più reazionarie, elevando al rango di stato l’ideologia del nazionalismo integrale ucraino- una miscela esplosiva di nazismo hitleriano e fascismo italiano; esso utilizza militanti di organizzazioni neonaziste e neofasciste  come sua arma per perpetuare terrore fisico e morale contro i dissidenti, principalmente comunisti e simpatizzanti.

Questo regime sta cercando in tutti i modi di decomunistizzare l’Ucraina, di screditare e distruggere il partito comunista come forza politica e come portatore dell'esperienza storica e pratica della costruzione socialista.

Infatti, fu durante il periodo sovietico, quello delle trasformazioni socialiste sotto la guida del Partito Comunista, che l'Ucraina si formò come uno Stato a pieno titolo, altamente sviluppato e riconosciuto dalla comunità mondiale, e gli ucraini come popolo indipendente con un altissimo indice di sviluppo umano.

Come la storia ha dimostrato, ne la Repubblica popolare ucraina borghese (UPR) ne la Repubblica popolare ucraina occidentale (ZUNR), ne il Skoropadskysmo e il Petljuralismo (nazionalisti ucraini anti-sovietici) , che si vendettero alternativamente alla Germania e all’Impero Austro-Ungarico, alla triplice Intesa, alla Polonia e ai Denikisti e ad altra feccia, non riuscirono attraverso l’ideologia nazionalista, anticomunista e russofobica a creare le condizioni per lo sviluppo della nazione ucraina, come comunità di persone storicamente consolidata e basata non solo su caratteristiche etniche, ma anche su un'unica lingua letteraria, un’economia comune, paradigmi culturali comuni, una integrità territoriale. Solo i comunisti bolscevichi sono riusciti a farlo.

Negli anni dell’esistenza sovietica, la Repubblica dell’Ucraina entrò nei primi paesi più sviluppati d’Europa. I successi scientifici e industriali nel campo dell’aviazione, della cosmonautica, della cibernetica, della cantieristica navale, della medicina, delle scienze agrarie, riecheggiarono in tutto il mondo e furono il risultato del lavoro dell’intero popolo sovietico. 

Su queste conquiste i nazionalisti di Rukh hanno speculato cercando di spingere il popolo a “liberarsi dal giogo di Mosca”, di rompere il trattato di  Unione del 1922 e di uscire dall’URSS. Dimenticando però la cosa principale: tutti i risultati di quella Ucraina- la SSR Ucraina- sono diventati possibili grazie ad un unico complesso economico nazionale, un modello economico socialista e al potere sovietico. 

I moderni falsificatori ucraini (e non solo) compiono tentativi disperati per giustificare la decomunistizzazione,  giustificare la distruzione della sovranità economica e politica, producendo attivamente varie teorie pseudoscientifiche nel campo dell’informazione, secondo cui l’intero periodo sovietico corrisponde al periodo dell’occupazione comunista della Russia sull’Ucraina, che avrebbe spogliato tutte le ricchezze della patria, creato carestie e genocidi. Essi affermano che la statualità dell’Ucraina è millenaria e che la sua etnia è una delle più antiche ( e secondo certi “storici” la più antica) del pianeta, a cui l’umanità deve le principali invenzioni: dalla ruota, ai risultati più avanzati della scienza e dell’arte.

Tuttavia, la realtà è ben altra. Queste fantasie per nulla innocue  hanno creato il  fanatismo nazionalista che ha travolto l’Ucraina di oggi. Fanatismo che si basa sull’odio per il periodo sovietico appartenente alla nostra storia, sull’intolleranza verso il dissenso, sulla russofobia, sulla presunta predestinazione divina della nazione ucraina e, allo stesso tempo sulla corruzione politica.

Una descrizione molto approfondita del nazionalismo ucraino fu data dal celebre regista sovietico Alexander Dovzhenko: “ Il fanatismo nazionalista ucraino si muove attorno al mondo come un folle sciame di api disperse, stupide e irritate per la loro frustrazione. La perdita della ragione e  della coscienza, l’odio antico verso il mondo intero; delusione, sensazione di inferiorità come se si fosse degli scarti dell’umanità; completa dipendenza verso le fluttuazioni delle congiunture internazionali mutevoli e insidiose come un miraggio. Tutti questi elementi hanno creato un unica immagine dell’avventuriero ucraino: fanatico e seguace dell'idea di una “Ucraina sovrana”.

Sfortunatamente, una parte  consistente della popolazione ucraina, intossicata “dall’aria di libertà” e dal perseguimento dei “valori europei”, non ha riconosciuto nei nazionalisti e in altre organizzazioni neofasciste radicali, il suo peggior nemico e fedele alleato degli oligarchi, il conduttore degli interessi del capitale mondiale diretto dagli Stati Uniti. Non ha riconosciuto l’offensiva del fascismo su tutto il fronte sociale.

I nazionalisti speculano sulle più intime aspirazioni di un semplice lavoratore, inveiscono sui diritti e sulle libertà, si appellano falsamente ai problemi attuali delle persone, fingono di combattere la corruzione, seminano discordia e odio su basi etniche, confessionali e linguistiche attraverso la demagogia sociale. Distorcendo la storia fino all'assurdo, i nazionalisti neonazisti si sono dichiarati combattenti per la giustizia e il loro colpo di stato armato con la presa del potere, nel febbraio 2014, è stata una “rivoluzione per la dignità”. Hanno dichiarato la guerra civile nel Donbass da loro scatenata- una guerra contro il loro stesso popolo- una lotta contro l'agressore.

Adottando lo slogan apertamente nazista: “l'Ucraina per gli ucraini”, i nazionalisti neonazisti dichiarano di essere ardenti avversari dei processi di integrazione nell'area post sovietica, in primis verso i “moscoviti”, formando così l'immagine di un nemico esterno. Mentre i comunisti e tutti che coloro che onorano orgogliosamente  l'era sovietica ed i risultati della SSR ucraina,  vengono relegati al ruolo di nemici interni.

In tutti gli anni della cosiddetta indipendenza, il Partito Comunista ha combattuto sistematicamente per la conservazione delle conquiste socialiste, per la conservazione del potenziale industriale, per l'integrità territoriale dell'Ucraina, per lo sviluppo pacifico di tutte le culture nazionali, per il diritto dei cittadini del nostro Paese a risolvere autonomamente, senza dettami provenienti dall'estero, i problemi urgenti, stabilendo relazioni amichevoli ed economicamente redditizie nello spazio post-sovietico, contro la svendita delle nostre terre fertili nelle mani di latifondisti autoctoni e stranieri. Pertanto i comunisti come forza politica e ideologica rappresentavano e rappresentano ancora una minaccia mortale all' onnipotenza  della borghesia. Quindi possiamo giustamente affermare che la politica di decomunistizzazione  perseguita dalla borghesia era ed è una condizione necessaria per la conservazione del regime degli oligarchi nazisti e dei criminali al potere privando così i lavoratori della loro avanguardia ed erodendo i loro orientamenti di classe.

 

La prima ondata di decomunistizzazione

 L'isteria anticomunista creatasi sullo sfondo delle riforme di Gorbaciov, dai circoli reazionari, dall'Occidente e dalla sua “quinta colonna”, dopo il colpo di stato antisocialista del 1991 , il ripristino del sistema politico economico e giuridico borghese nel contesto dell'accumulazione iniziale del capitale, la legalizzazione del denaro criminale attraverso la privatizzazione dei buoni del tesoro, le cooperative private, le società miste, ecc, portarono ai divieti anticostituzionali dell'esistenza di partiti comunisti nell'area post sovietica.

In Ucraina, gli istigatori dell'isteria anticomunista e gli organizzatori dell'attacco al Partito Comunista a cavallo degli anni '90 del secolo scorso erano nazionalisti ucraini, sostenuti attivamente dall'occidente. Prima di tutto si trattava di persone provenienti dalle famiglie e discendenti ideologici dei complici di Hitler: I guerrieri dell'Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), le unità delle SS e la polizia ausiliaria tedesca coinvolti nei massacri di civili, nei pogrom ebraici nei territori occupati dai nazisti, ministri della Chiesa Greco-Cattolica, che durante la Grande Guerra Patriottica, guidata dal metropolita Sheptytsky, si schierò apertamente con Hitler e successivamente collaborò attivamente con i servizi segreti occidentali.

Non a caso, dopo la sconfitta della Germania nazista, l'Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) trovò nei servizi di intelligence di Stati Uniti e Gran Bretagna i suoi nuovi padroni, decidendo di collaborare con essi. Quest'ultimi fornirono ai militanti dell'OUN-UPA sostegno militare e politico, il che significa che condivisero con loro la responsabilità per le atrocità dei nazionalisti ucraini, per le torture e gli omicidi di civili dellla SSR ucraina. Fu grazie al sostegno esterno che la lotta contro le bande OUN-UPA sul territorio dell'Ucraina sovietica si protrasse per un intero decennio e durò fino al 1956.

Il compito della decomunistizzazione per la nuova borghesia ed I nazionalisti ucraini fu la distruzione del Partito Comunista ucraino (KPU), in quanto portatore di alti valori morali ed etici, valori comuni ai popoli sovietici. Rappresentante di  una vera opposizione  all'imminente privatizzazione su larga scala di imprese strategiche, fabbriche e industrie da parte della borghesia “compradora” nazionale e di quella internazionale che portò alla successiva distruzione dell'integrazione e dei legami cooperativi nello spazio post-sovietico, principalmente con la Russia. Partito politico delle classi lavoratrici ucraine, che al referendum di tutta l'unione il 17 marzo 1991 si espressero in maggioranza schiacciante per la conservazione dell'URSS: alla domanda “Ritiene necessario preservare l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche come rinnovata federazione di repubbliche sovrane paritarie, in cui saranno pienamente garantiti i diritti e le libertà personali dei cittadini di qualsiasi nazionalità?”, il 70,2 % degli elettori  rispose affermativamente. Alla seconda domanda inclusa nella scheda elettorale proveniente dalla decisione del Presidium del Soviet Supremo della SSR ucraina “ E' d'accordo che l'Ucraina dovrebbe far parte dell'Unione degli Stati Sovietici sovrani sulla base della Dichiarazione sulla sovranità statale dell'Ucraina? “SI” o “No”. L'80,2% degli elettori rispose affermativamente.

Poi, nell'agosto del 1991, con un decreto del Presidium della Verkhovna Rada dell'Ucraina (VRU) promosso dal criminale Kravchuk (che fece successivamente parte della cospirazione conosciuta con il nome di “Accordo di Belaveza”) in alleanza con le organizzazioni nazionaliste che stavano emergendo fuori da tutte le crepe, le attività del Partito Comunista furono prima sospese e poi bandite. Nonostante le forti pressioni psicologiche e politiche, fino all'azione penale e all'apertura di casi giudiziari da parte della procura generale contro i leader del Partito Comunista richiamandosi alla legge sull'alto tradimento. Noi comunisti riuscimmo, nella dura lotta lunga 10 anni, ad ottenere una decisione della Corte Costituzionale dell'Ucraina che riconobbe come incostituzionale la messa al bando del KPU.

Allo stesso tempo, durante la presidenza di Kravchuk, così come quella di Kuchma (suo successore), iniziò l'appoggio attivo verso il potere ai nazionalisti neofascisti. I nazionalisti borghesi ricevettero un aperto sostegno durante la campagna presidenziale del 1999, quando agirono come alleati attivi di Kuchma e, attraverso la frode elettorale, gli assicurarono un secondo mandato presidenziale con  la vittoria sul candidato del Partito Comunista.

 

Seconda ondata di decomunistizzazione

Dopo la “rivoluzione arancione” del 2004, promossa dagli Stati uniti, e l'elezione incostituzionale nel terzo turno di un protetto del Dipartimento di Stato, Yushchenko (a seguito della collusione dei gruppi oligarchici “nazionali” con gruppi compradori), i tentativi di mettere al bando il Partito Comunista ripresero con rinnovato vigore, mentre i nazionalisti e russofobi furono massicciamente nominati a vari incarichi. Essi infatti trovarono lavoro nelle scuole, nelle università, diffondendo “l'infezione” del neonazismo in tutto il paese.

La residenza del capo della Chiesa Greco-Cattolica fu trasferita a Kiev, che come precedentemente accennato incoraggiò apertamente l'Olocausto e si moltiplicarono gli “attentati”, ovvero l'assassinio dei dissidenti, dei comunisti e dei loro simpatizzanti. Iniziò così il processo di glorificazione dei complici nazisti a livello statale. I titoli di Eroi dell'Ucraina furono conferiti agli agenti di Hitler, Bandera e Shukhevych. Allo stesso tempo, è stato l'Istituto di memoria nazionale, il cui compito fu la falsificazione e la decomunistizzazione della storia dell' Ucraina. Si diede inizio al processo di ridenominazione delle strade in onore dei guerrieri OUN-UPA, la demolizione dei monumenti dell'era sovietica, inclusi gli eroi della Grande Guerra Patriottica.

Durante la presidenza di Yanukovich, la decomunistizzazione dell'Ucraina non si è fermò. Le sue forme e metodi cambiarono semplicemente. Nei 5 anni successivi l'Ucraina fu scossa da guerre oligarchiche per il potere e per spartirsi la proprietà pubblica. In queste guerre, sia gli oligarchi già al potere che quelli che al potere aspiravano, erano soliti utilizzare i nazionalisti come alleati. Con i soldi degli oligarchi, i nazionalisti condussero campagne elettorali per i consigli locali e alla Verkhovna Rada (VR). Ebbero spazio sui canali televisivi e radiofonici privati maggiormente conosciuti e ne crearono dei propri. Unendo le forze, l'oligarchia locale portò il partito neonazista “Svoboda” (ribattezzato Partito social-nazionalista) nella grande arena politica, assicurando il passaggio dei suoi rappresentanti nella VR e la formazione della fazione parlamentare omonima. Furono stanziati fondi del bilancio statale per “l'addestramento al combattimento” dei nazionalisti presso le basi del Ministero della Difesa, del Ministero degli Affari Interni e del Servizio di Sicurezza dell'Ucraina. Nelle file degli ultras del calcio vennero attivamente allevati i futuri settori di destra filo nazisti  (“Settore Destro”), ovvero  le truppe d'assalto del colpo di Stato armato del Maidan, coinvolti nell'incendio di persone vive a Odessa il 2 maggio, nell'omicidio, nelle torture dei civili in Donbass e non solo.

 

La terza ondata di decomunistizzazione

Gli eventi successivi hanno dimostrato quello che noi comunisti avevamo giàdeninciato, ovvero il rovesciamento del regime di Yanukovich nel 2014 e la sua sostituzione con il regime di Poroshenko-Zelensky non ha rappresentato solamente il cambio di un clan oligarchico al potere con un altro. Questo  ha rappresentato un cambiamento nella forma del dominio della classe borghese. Dalla forma repubblicana democratica borghese ad una chiara dittatura terroristica degli oligarchi nazisti.

Dopo il colpo di stato armato del febbraio 2014 e l'istituzione di una dittatura oligarchica nazista, di tipo filofascista, la “decomunistizzazione” aggressiva è stata incorporata nell'algoritmo politico del regime al potere, elevata al rango di legge e dotata del sostegno dei neocolonialisti di fronte alle multinazionali, al capitale internazionale e ai circoli militaristi guidati dagli Stati Uniti e dalla NATO.

A causa dell'impossibilità di sconfiggerci nella lotto ideologica e teorica, il triumvirato di oligarchi al potere, neonazisti e criminali, nelle “migliori” tradizioni della diffamazione verso i  dissidenti di Goebbels, ha creato una “caccia alle streghe”, principalmente verso i comunisti.

Violando gravemente la Costituzione, i principi fondamentali della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo adottata dall'ONU nel 1948, nonché altri documenti internazionali che sono parte integrante della legislazione dell'Ucraina, il Partito Comunista e l'intero periodo sovietico, a partire dal 1917 sono stati dichiarati criminali, legalizzando il procedimento penale per qualsiasi menzione dei risultati dell'Ucraina sovietica e dei suoi leader.

Ai sensi dell'articolo 2 della suddetta legge sulla “decomunistizzazione” vengono dichiarati criminali tutti coloro che erano membri del Partito Comunista, anche i non iscritti che hanno ricoperto ruoli economici, statali e pubblici a tutti i livelli.

L'attuale fase di decomunistizzazione  è composta da 2 componenti distinte, che sono strettamente interconnesse tra loro: statale-legale e politico-ideologico.

Dal punto di vista delle conseguenze statali e legali, il riconoscimento della legge sulla “decomunistizzazione” del periodo del “potere sovietico” e della “sanguinosa dittatura comunista”, come la chiamano i nazionalisti, conduce automaticamente al non riconoscimento  di tutti gli accordi internazionali del 1991 che hanno determinato i confini di stato dell'Ucraina post -sovietica.

L'annessione della Repubblica di Donetsk-Kryvy Rih all'Ucraina nel 1919 è dichiarata illegale e criminale. Allo stesso tempo i trattati conclusi dalla Repubblica popolare ucraina borghese (UPR), compreso il Trattato di Varsavia di Petliura-Pilsudski nel 1920, secondo il quale la Galizia e la Volinia occidentale, dove vivevano a quei tempi 7 milioni di ucraini, passati per sempre alla Polonia, stanno riprendendo campo.

La riunificazione del 1939 dell'Ucraina occidentale con la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina (SSR ucraina) è dichiarata illegale.

I risultati della vittoria sulla Germania nazista e il contributo degli abitanti della SSR ucraina a questa vittoria sono dichiarati criminali.

Il ricongiungimento con la SSR ucraina di parti della Bessarabia e della Bucovina, Ucraina Transcarpazia nel 1940/45 è dichiarato criminale.

Anche il passaggio della giurisdizione della Crimea dalla SSR ucraina nel 1954 è stata dichiarata criminale.

La legge sulla “decomunistizzazione” e il consolidamento legislativo dell'Ucraina moderna come successore dell'UPR, e non della SSR ucraina, de facto e de jure crea le condizioni preliminari per rivendicazioni territoriali da parte di Ungheria, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Russia, che ricevono il diritto legale di rivendicare quei territori che sono stati alienati a favore della SSR ucraina dal 1917 al 1991. Inoltre, l'Ucraina ha denunciato il trattato di amicizia con la Federazione Russa sulla base del quale è stato determinato il confine di Stato tra Ucraina e Russia.

In Polonia, Ungheria, Romania, gli studi legali da tempo stanno attivamente preparando documenti sulla restituzione dei territori. La loro appartenenza alla Unione Europea crea condizioni favorevoli per il sequestro di proprietà nazionalizzate a favore dell'Ucraina sovietica sul territorio delle terre della Ucraina occidentale, Ucraina Transcarpazia, parte della Bucovina e della Bessarabia dalla SSR Ucraina dal 1939 al 1945 e come risultato dell'URSS sulla Germania nazista.

Recentemente, il canale televisivo centrale turco ha mostrato una mappa secondo la quale parte del sud e dell'est Ucraina entreranno a far parte della Turchia entro il 2050.

Seguendo la logica dei “decomunistizzatori”,la Dichiarazione di sovranità statale, l'Atto della Dichiarazione di Indipendenza dell'Ucraina, adottati rispettivamente nel 1990 e nel 1991, e i risultati del referendum ucraino del 1° Dicembre 1991 per confermare l'Atto sulle dichiarazioni di indipendenza sono considerate criminali, il che pone una pesante croce sulla legittimità della statualità ucraina in quanto tale!

Nonostante il fatto che dei politici schizofrenici e furfanti che  hanno registrato nella Verkhovna Rada dell'Ucraina (VRU) un disegno di legge sulla de-sovietizzazione della legislazione ucraina, escludano la Dichiarazione di sovranità statale e la Dichiarazione di indipendenza dai documenti “criminali”, non cambia nulla a livello sostanziale.

In termini politici e ideologici, attraverso la decomunistizzazione in Ucraina viene introdotto un divieto allo studio e alla comprensione critica dell'esperienza della costruzione comunista, all'analisi delle conquiste e degli errori del passato.

Attraverso la decomunistizzazione, esiste una denigrazione indiscriminata dello intero periodo socialista sovietico della nostra storia con l'obiettivo di formare tra le generazioni post-sovietiche di ucraini un idea basata sull'impossibilità di un percorso di sviluppo umano alternativo al sistema borghese e al sistema capitalista.

La decomunistizzazione è una distorsione della storia, è repressione sotto la minaccia del perseguimento penale delle imprese del popolo sovietico – coloro che hanno difeso la rivoluzione, che hanno schiacciato gli interventisti e le guardie bianche, coloro che hanno ricostruito il paese dopo la guerra civile del 1918-1920. Questa è un' umiliazione e un insulto ai soldati dell'Armata Rossa e alla Marina Sovietica, ai Partigiani e ai lavoratori clandestini del fronte interno, ai comunisti e alle persone non iscritte al partito che  non hanno risparmiato i loro sforzi e le loro vite per il bene della vittoria contro le orde naziste. Coloro che hanno ricostruito le città e la economia dell'Ucraina e delle repubbliche sorelle dell'URSS dopo la vittoria sugli invasori fascisti tedeschi.

La decomunistizzazione è una strategia chiave nella lotta che la borghesia ucraina e mondiale conduce contro l'ideologia comunista, ideologia che assicura la conquista del potete politico da parte della classe operaia. Si tenta così di distruggere il Partito Comunista per proteggere gli interessi del “capitale”, in modo da rafforzare i metodi di schiavitù del “lavoro”. Vengono colpiti sia i classici proletari (operai industriali), sia i lavoratori salariati nell'ambito non industriale (proletariato dei servizi), nonché i lavoratori autonomi e le piccole e medie imprese- anche se quest'ultimi non sempre se ne rendono conto.

La decomunistizzazione è una strategia utilizzata dalla borghesia per giustificare la sottrazione delle proprietà al popolo, i diritti e le libertà rubate.

La decomunistizzazione è la deindustrializzazione  dell'Ucraina nell'interesse dei paesi terzi e la sua trasformazione in un appendice di materie prime di multinazionali e gruppi finanziari stranieri dove, insieme alle risorse naturali, la manodopera a basso costo anch' essa viene utilizzata come materia prima. Non è un caso che milioni di immigrati ucraini privi di diritti di voto lavorino duramente nei campi e nei cantieri dell' UE, guadagnando lo stretto necessario per sopperire ai bisogni primari, quali il costo per l'istruzione dei figli, il pagamento delle bollette ecc.

La decomunistizzazione è una scusa dello stato al fine di sottrarsi alle sue funzioni sociali maggiormente importanti e agli obblighi verso i cittadini, tutti elementi garantiti dall'Ucraina sovietica: un sistema sanitario libero e sviluppato; istruzione gratuita e di qualità; previdenza decente; garanzie del diritto al lavoro (assenza di disoccupazione) e al riposo; ottenimento del primo impiego al termine degli studi in base al loro titolo; rapporti di partenariato tra Stato e sindacati.

La decomunistizzazione è la segregazione dei cittadini sulla base delle proprietà materiali e delle caratteristiche sociali, della lingua, della religione; è la privazione dei cittadini di un equa protezione giudiziaria (chi è più ottiene la ragione), seguita dallo sterminio fisico di chi non è d'accordo. Permettetemi di ricordare che  anche nella Germania nazista l'Olocausto iniziò gradualmente. Infatti nel 1934, fu creato un dipartimento speciale per lo studio della parentela e nel 1935 furono adottate le leggi razziali di Norimberga che regolavano le questioni di cittadinanza, diritti personali e vita famigliare: la legge sul cittadino del Reich ,la legge sulla protezione del sangue tedesco e l'onore tedesco. Di conseguenza i nazisti, iniziando con il boicottaggio dei negozi e merci ebraiche, espellendo gli ebrei dalla vita culturale, sociale e politica, finirono per mandarli nei campi di concentramento e nelle camere a gas. Come nella Germania nazista, i moderni stati neo nazisti hanno creato speciali organi statali o controllati dallo stato che verificano la “purezza della razza”, creano elenco di “cittadini sbagliati” e rintracciano le loro parentele con i cittadini del “paese aggressore”.

Le autorità ed i nazionalisti-neonazisti agiscono in modo simile nel nostro Paese, organizzando la persecuzione di cittadini russi e di lingua russa, comunisti e antifascisti tutti dissidenti, privandoli del diritto alla propria visione del mondo, proibendo lingua, fede, cultura, storia. A proposito, gli hitleriani ariani si consideravano la razza più alta e gli slavi - la più bassa. Non è un  caso che le teorie “genetiche” sull'appartenenza degli “ucraini etnici” alla più alta razza ariana siano oggi in voga in Ucraina.

Decomunistizzazione significa l'affermazione del terrorismo e  dell'abuso di potere da parte della polizia, sia a livello statale che nella risoluzione delle contraddizioni sociali. Questo è quello che rappresentano gli omicidi di giornalisti e attivisti pubblici. Questo è quello che rappresentano l'incoraggiamento e il finanziamento dal bilancio statale delle organizzazioni neonaziste e neofasciste. La creazione di strutture punitive naziste sotto il tetto del Ministero degli affari interni, del Servizio di Sicurezza dell'Ucraina, delle Forze armate dell'Ucraina. La chiusura da parte del regime al potere di canali televisivi di opposizione quali: “Gamma”, “112.Ucraina”, “ZIK”, “NewsOne”; il tentativo di chiudere la rivista “Rabochaya Gazeta”; un attacco all'agenzia di stampa “Golos.ua”. L'intimidazione di giornalisti e politici da parte di dichiarati neonazisti, che con orgoglio denominano se stessi e le loro organizzazioni neonaziste: “Unità nere di Zelensky” mentre citano in tedesco la canzone ufficiale delle SS “Noi siamo la compagnia nera di Guyer”

La mancata reazione del presidente Zelensky a tali dichiarazioni è un silenzio eloquente.

La decomunistizzazione è la lobotomizzazione della società, principalmente dei giovani d'oggi e delle generazioni future. E' gravissima la riforma dell'istruzione che ha portato ad una massiccia riduzione delle scuole, soprattutto nelle zone rurali. L'abolizione dell'istruzione secondaria obbligatoria attraverso l'eliminazione dell'ultimo biennio in un terzo delle scuole ucraine e, quindi, il passaggio all'istruzione secondaria a pagamento per centinaia di migliaia di studenti. Inoltre questo si verifica in un momento in cui la maggioranza degli Ucraini riesce a malapena a sbarcare il lunario, percependo salari esigui senza essere in grado di pagare nemmeno le bollette. La decomunizzazione dell'educazione è direttamente correlata alla  glorificazione e alla propaganda del nazismo nelle istituzioni educative, a cominciare dagli asili.

La decomunistizzazione conduce al degrado sociale dell'individuo, alla disumanizzazione (militarizzazione e criminalizzazione) della società ucraina nel suo insieme.

La decomunistizzazione è la sottoproletarizzazione delle classi lavoratrici al fine di impedire la loro unione rivoluzionaria nella lotta per i diritti e le libertà economiche fondamentali, nella lotta per il potere politico dei lavoratori e il ritorno di quello che è stato rubato alla proprietà del popolo.

Parlano della decomunizzazione in Ucraina è necessario capire chiaramente che questo è il nostro problema comune. Anche se alcuni stati della CSI non hanno ancora adottato leggi simili a quelle ucraine sulla decomunizzazione, ciò significa che solamente che al momento sono di natura latente. I processi di decomunizzazione sono portati avanti dai regimi borghesi in modo sistematico.

In conclusione, vorrei sottolineare che i processi elencati in atto in Ucraina, la politica aggressiva degli Stati Uniti, e dei suoi satelliti, gli appetiti dei gruppi finanziari e industriali non sono limitati al nostro paese. Attraverso la decomunizzazione, il fascismo è rifiorito nelle ex repubbliche baltiche, dove, come in Ucraina, collaboratori e complici di Hitler sono diventati eroi, e la memoria dei soldati-liberatori sovietici viene calpestata duramente.

Una situazione simile si osserva in altre repubbliche ex sovietiche dove i “discepoli di Soros” ed il Dipartimento di Stato rappresentati dalle cosiddette ONG “mangia sovvenzioni” stanno attivamente destabilizzando la situazione incitando i conflitti interni civili inclusi i motivi etnici e religiosi.

Attraverso la privazione della libertà dell'opposizione, come è avvenuto in Transnistria, dove è stato imprigionato il primo segretario del Partito Comunista transnistriano Oleg Khorjan, per aver difeso i diritti  dei semplici lavoratori per aver combattuto attivamente i criminali al potere. Attraverso la messa in scena di servizi speciali stranieri e con la partecipazione di “attivisti civili”; attraverso avvelenamenti, rapimenti e uccisioni a contratto, al fine di portare al potere i regimi fantoccio; stabilire un completo controllo politico ed economico esterno.

Nel contesto dell'unità storica dei popoli ucraino, russo e bielorusso, l'Ucraina funge da banco di prova per lo sviluppo di tecniche per la distruzione della civiltà slava-orientale, per la trasformazione dell'Homo sapiens in Homo demens. Tecniche di “lavaggio del cervello”:lobotomizzazione della gioventù e cambiamento della coscienza pubblica; sostituzione della storia reale con miti deliranti; coltivazione dell'aggressività e riabilitazione dell'ideologia nazista testate durante le “rivoluzioni colorate” in diversi paesi all'inizio degli anni 2000 e affinate nella cosiddetta “rivoluzione della dignità” 2013-2014 in Ucraina, con la successiva istituzione di uno stretto controllo esterno, oggi sono attivamente utilizzati in Bielorussia e Russia. Se verso la Bielorussia si pone come obiettivo quello di cambiare il regime per strapparlo alla Russia e di distruggere un economia competitiva, per quanto riguarda la Russia, l'obiettivo è smembrarla e impossessarsi delle più ricche risorse naturali.

E' ovvio che “l'unione fraterna” degli stati capitalisti nel contesto della globalizzazione e della necessità di un'altra grande ridivisione economica e politica del mondo, ha fatto porgere lo sguardo sulle ricchezze naturali e sulle risorse umane della Russia, che possono essere ottenute solamente smembrandola, privando così il popolo russo multietnico della memoria storica, dissacrando il periodo sovietico e distruggendo le coscienze. Come dimostra l'amara esperienza dell'Ucraina, questo rappresenta una vera minaccia.

Purtroppo, dobbiamo constatare che questa minaccia non trova una copertura adeguata nei programmi politici sui principali canali televisivi russi, maggiormente propensi a fare spettacolo. Nonostante il livello e la serietà degli ospiti che vengono invitati in questi programmi e, le accese discussioni, esse si svolgono nel quadro del modello borghese di struttura sociale stabilito negli ultimi decenni; nel quadro dei valori borghesi che giustificano i principi di sfruttamento del capitale nei confronti del lavoro e del furto della proprietà pubblica.

Il sistema che ha generato queste minacce è impossibile eliminarlo nel quadro delle relazioni capitaliste e del sistema politico al servizio degli interessi del capitale. Dopotutto come affermava V.I. Lenin: “qualsiasi nazionalismo borghese e liberale porta la più grande corruzione negli ambienti di lavoro infliggendo il maggiore dei danni alla causa della libertà e alla causa della lotta di classe proletaria. Questo è tanto più pericoloso perché la tendenza borghese (borghese -feudale) è coperta dallo slogan della “cultura nazionale”. In nome della cultura nazionale gran russo, polacca, ebraica, ucraina, i centoneri e gli ecclesiastici, e poi i borghesi di tutte le nazioni, stanno compiendo azioni sporche e reazionarie”.

L'amara esperienza dell'Ucraina ci conferisce tutte le ragioni per dichiarare che il fascismo è il “cane a catena” dell'imperialismo. I circoli imperialistici per nutrire “il cane a catena” utilizzano regimi fantoccio. Con l'aiuto di tali regimi, il potenziale industriale e scientifico degli stati designati come vittime viene distrutto, trasformandosi successivamente in colonie agrarie e fornitori di manodopera a basso costo. Con l'aiuto di regimi fantoccio si crea l'immagine di un nemico interno ed esterno; si finanziano militanti neonazisti e neofascisti che vengono utilizzati per infondere terrore e per sopprimere ogni tipo di protesta.

Pertanto dichiariamo con pieno diritto che la decomunistizzazione è una via diretta al fascismo. E l'Ucraina è in prima linea nella corsa al potere dell'eurofascismo!

E' necessario affrontare a livello sistemico questa minaccia incombente, ripeto ancora una volta, una minaccia assolutamente reale. Dobbiamo ripristinare la responsabilità dello stato riguardo l'educazione delle giovani generazioni, fermare la feroce propaganda dell'anticomunismo e dell' antisovietismo, che ha portato a una colossale trasformazione dei fondamenti morali della società. Restaurare la verità storica, organizzare l'educazione dei giovani su alti valori morali attraverso l'educazione all'orgoglio per le gloriose gesta dei padri, nonni, e bisnonni. A livello statale, ristabilire la giustizia e restituire alla proprietà popolare le imprese e le industrie strategiche rubate durante la privatizzazione predatoria. Ma la condizione principale rimane solo e soltanto il ripristino della vera democrazia sotto forma di dittatura dei lavoratori.

Il nostro compito, il compito dei nostri compagni dei partiti comunisti, è quello di opporsi nel modo più rigido alla strategia della “decomunistizzazione” in qualsiasi forma. Valutare determinati eventi approcciandosi alle posizioni di classe intensificando il lavoro storico ed educativo, non solo tra gli studenti ed i giovani lavoratori, ma anche tra le persone della vecchia generazione che sono cadute nella trappola di una coscienza alterata.

Dobbiamo formare un “Fronte Antifascista” internazionale combattente, non solo sulla carta!

Se riusciremo a preservare l'unità intra-partitica e interpartitica facendo affidamento sul proletariato moderno, organizzandolo alla lotta per il potere politico, in questo caso i nostri paesi e popoli avrebbero un FUTURO.

 

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