Pino Arlacchi - Cosa farà Biden con il Venezuela

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Pino Arlacchi - Cosa farà Biden con il Venezuela

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Conosco Joe Biden da 37 anni. Ci siamo conosciuti a Washington nel 1983 e ci siamo poi visti e sentiti negli anni successivi. Ritengo perciò di poter avere un’opinione non approssimativa sul personaggio, e su come si comporterà nei confronti del Venezuela.
     

Iniziamo dal personaggio. Joe Biden è un realista che non vive nel pallone di prepotenza e di paranoia che ha trasformato l’America da Bush in poi nel maggior pericolo per il resto del mondo e per se stessa. La presidenza Biden potrebbe segnare l’inizio di una riconnessione con la realtà da parte dell’ elite del potere americana. Biden sa che gli USA non possono più governare il mondo come un tempo, e sa anche che non possono più trattare l’America latina come se fosse il loro cortile di casa.
     

Ciononostante, sul Venezuela non credo che Biden effettuerà alcuna svolta radicale rispetto alla posizione di Trump. Nel senso che non abolirà subito le sanzioni devastanti contro la popolazione di quella nazione. Penso che Biden procederà piuttosto ad una graduale de-escalation dell' ostilità statunitense  spalmata lungo l’intero arco del suo mandato.
     

Lo scopo di Trump era predatorio: far cadere il governo Maduro e impadronirsi dei beni di quel paese collocati al suo interno e all’ estero: petrolio, oro, industrie e denaro contante.
     

A differenza di Trump, Biden non ha interessi personali in gioco. Non fa parte del racket para-mafioso che ha tentato di saccheggiare la ricchezza del Venezuela. Parlo dei burattinai di Guaidò, cioè un pugno di grassatori di Wall Street associati a membri dell’oligarchia venezuelana in esilio installati tra Harvard e Washington. 
     

Mi riferisco ai beneficiari delle sanzioni e del blocco finanziario del Venezuela (200 miliardi di dollari di danni al popolo venezuelano). Gli architetti del sequestro del pezzo più pregiato dell’industria petrolifera venezuelana, la mega-raffineria CITGO, localizzata negli Stati Uniti (30 miliardi di dollari che potrebbero finire in mani private). Parlo della stessa gang che ha distrutto la moneta nazionale del Venezuela (300 miliardi di dollari di danni) tramite siti web che pubblicano false quotazioni del tasso di cambio e incendiano l’iperinflazione.
     

Parlo di una cupola affaristica che  ha spinto il Tesoro USA a congelare i fondi del Venezuela depositati nelle banche di 15 nazioni (5 miliardi di dollari, sufficienti da soli a soddisfare i bisogni alimentari del paese per un paio di anni).
     

Biden non c’entra nulla con tutto questo, ed è consapevole che il governo del Venezuela non rappresenta alcuna minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti. E che potrebbe perciò essere lasciato in pace, concentrandosi su altri bersagli.  
     

La politica più probabile che Biden intraprenderà verso il Venezuela sarà, a mio avviso, quella di far rientrare gli Stati Uniti nei binari della legalità internazionale. Questa proibisce di emettere sanzioni che privino una popolazione dei mezzi essenziali per la propria sopravvivenza. È possibile perciò che vengano tolte le sanzioni sulle importazioni di cibo, medicine e beni vitali per la produzione agricola e industriale. 
     

Mi riferisco più alle sanzioni di fatto che a quelle formali. Cioè allo strangolamento finanziario ordinato dal Tesoro americano che si esprime nel rifiuto delle banche estere di processare qualunque tipo di transazione che si riferisca al Venezuela.
     

Sotto Biden, potrebbe cessare l’assedio medievale che sta soffocando quasi 30 milioni di venezuelani. E che è disapprovato dalla maggioranza dei paesi del mondo, e cioè dai 137 paesi su 193 membri dell’ONU che si sono rifiutati di riconoscere Guaidò.

Pino  Arlacchi

Pino Arlacchi

Ex vice-segretario dell'Onu. Il suo ultimo libro è "Contro la paura" (Chiarelettere, 2020)

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