Iran, parla il presidente: "I terroristi legati a potenze straniere stanno uccidendo persone innocenti"

Masoud Pezeshkian, in un'intervista televisiva, accusa esplicitamente Stati Uniti e Israele di addestrare e finanziare i rivoltosi

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In un deciso intervento televisivo, il Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Masoud Pezeshkian, ha tracciato una netta linea di demarcazione tra il legittimo diritto di protesta del popolo e le azioni violente di quelli che ha definito "rivoltosi y terroristi" addestrati e guidati da potenze straniere. Rivolgendosi alla nazione, Pezeshkian ha sottolineato il dovere del governo di ascoltare e risolvere le preoccupazioni dei cittadini, ma ha avvertito con forza che non sarà permesso a gruppi di sovversivi di gettare il paese nell’insicurezza.

"Se la gente ha preoccupazioni, è nostro dovere risolverle, ma il dovere più alto è non permettere che un gruppo di facinorosi arrivi e sconvolga l'intera società", ha dichiarato il Presidente, evidenziando la duplice responsabilità della sua amministrazione: affrontare i problemi economici e sociali che alimentano il malcontento, e al contempo proteggere l'integrità nazionale da attacchi esterni. Il suo messaggio si è rivolto in particolare alle giovani generazioni e alle famiglie, esortandole a non farsi ingannare: "Queste persone sono addestrate. Famiglie, vi supplico, non permettete che i vostri giovani si mescolino con rivoltosi e terroristi che vengono a decapitare e uccidere gente".

Pezeshkian ha puntato il dito direttamente contro gli Stati Uniti e Israele, accusandoli di essere i mandanti e gli istruttori di una campagna di violenza volta a destabilizzare il paese. Secondo il Presidente, i nemici dell’Iran hanno infiltrato nel paese terroristi addestrati, con l'obiettivo specifico di distruggere proprietà pubbliche e private, attaccare luoghi di culto come le moschee e uccidere cittadini innocenti. "Gli Stati Uniti e Israele sono lì, incitandoli: 'Avanti, anche noi siamo qui'. Gli stessi che hanno attaccato questo paese e ucciso i nostri giovani e bambini, ora ordinano a queste persone di fare questo lavoro", ha affermato, in un chiaro riferimento all'aggressione militare subita dal paese nel mese di giugno. Ha ribadito con forza che l'uccisione di civili "non è per niente accettabile" e che Washington e Tel Aviv stanno fornendo addestramento e supporto ai rivoltosi.

Queste dichiarazioni si inseriscono in un contesto di proteste diffuse, attive dalla fine di dicembre, nate dal profondo malessere per la crisi economica, l’inflazione in rialzo, la svalutazione della moneta nazionale e il deterioramento delle condizioni di vita. Pezeshkian ha riconosciuto la natura di queste manifestazioni, distinguendole nettamente dalla violenza sovversiva: "Se qualcuno appartiene a questo paese, che protesti, e ascolteremo la sua protesta, la affronteremo e la risolveremo". Tuttavia, ha lanciato un duro monito alle potenze straniere, accusandole di sfruttare il disagio interno come parte di una "guerra morbida" per indebolire il paese.

La risposta iraniana arriva mentre da Washington e Gerusalemme giungono segnali minacciosi. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha apertamente minacciato di intervenire in Iran in caso di morti tra i manifestanti, mentre fonti giornalistiche israeliane riportano che gli USA starebbero valutando un intervento mirato a supportare i dimostranti. Ancora più grave, da Israele si studierebbe se il recente sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro possa costituire un esempio applicabile anche al governo iraniano.

Pezeshkian ha respinto con fermezza queste ipotesi, sostenendo che gli Stati Uniti commettono un grave errore nel credere che le tattiche applicate contro altri avversari possano funzionare con l’Iran. Il popolo iraniano, ha assicurato, "sosterrà il paese e il sistema con più forza di prima" di fronte a qualsiasi tentativo di destabilizzazione. In conclusione, il Presidente ha lanciato un appello all'unità e alla vigilanza, invitando la popolazione a radunarsi nei quartieri per prevenire disordini, mentre ha ribadito la disponibilità al dialogo per risolvere le legittime istanze sociali: "Sediamoci insieme, mano nella mano, e risolviamole". Una posizione che difende la sovranità nazionale mentre denuncia un palese tentativo di cambio di regime orchestrato dall'estero.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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