Referendum contro le armi. Siamo chiamati tutti all'ultimo sforzo

Referendum contro le armi. Siamo chiamati tutti all'ultimo sforzo

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di Alberto Fazolo

Sta per esaurirsi il tempo utile per la raccolta firme per i referendum, come noto, sono due contro la guerra e uno sulla sanità. L’obiettivo minimo (mezzo milione di firme cadauno) è ancora lontano, ma non irraggiungibile, quindi si è chiamati ad uno sforzo ulteriore.

In tanti hanno profuso un grande impegno per le campagne d’informazione e per fare i banchetti di raccolta firme per strada e negli eventi. A loro vanno i complimenti per quanto fatto e un sentito ringraziamento.

La campagna raccolta firme è stata sostanzialmente ignorata dai media mainstream e uno degli aspetti più trascurati è il fatto che ora sia possibile firmare online. Non si tratta della solita procedura delle petizioni online in cui si mette nome, cognome ed email con l’unico risultato concreto di essere sommersi di pubblicità inerente il tema della petizione. Qui si tratta invece della possibilità di firmare formalmente per la proposta di referendum, con lo stesso valore di una firma apposta di fronte ad un notaio.

Io non sono un gran tifoso dei mezzi di controllo e tracciamento elettronico, cerco di assoggettarmi il meno possibile a quella logica. Tuttavia, la raccolta firme online è uno dei pochi strumenti messi in campo dallo Stato che può rappresentare un concreto vantaggio per i cittadini, le organizzazioni politiche e quelle sociali. Proprio per questo lo Stato cerca di limitarne l’uso e alle scorse elezioni non ha consentito di sfruttare questa opportunità costringendo la raccolta firme in tempi estremamente risicati a ridosso del periodo di ferie.

Oltretutto, con la raccolta firme online si può consentire la partecipazione anche a chi non ha possibilità di andare a firmare fisicamente (pensiamo agli infermi) o a chi viva in luoghi remoti, tanto nei territori del nostro Paese che all’estero. La raccolta firme online è più rapida, perché ognuno potrebbe firmare in ogni momento e non solo quando sono allestiti i banchetti. La firma online, consente anche di poter sottoscrivere il referendum con maggiore discrezione, cosa che in determinati frangenti può essere determinante: pensate ad una persona che volesse firmare per un referendum osteggiato dalla mafia e che viva in un territorio sotto il suo controllo, recandosi ad un banchetto per la raccolta firme rischierebbe, mentre in remoto le possibilità di essere individuati sarebbero meno. Discorso analogo vale per chi ha condizionamenti sul luogo di lavoro o in famiglia.

Con la raccolta firme online non ci dovrebbe essere il problema delle firme annullate: quelle delle persone che non godono dei diritti politici, quelle di chi firma più di una volta (caso purtroppo non raro) e quelle con i dati registrati male.

Tuttavia la firma online ha anche degli evidenti limiti e il principale è quello già detto relativo al controllo. Non bisogna trascurare nemmeno il problema economico: ogni persona per firmare online deve pagare 1,5 euro (soldi che vanno al gestore della piattaforma e non ai promotori). Ciò significa che per fare una raccolta firme esclusivamente online si spenderebbero 750 mila euro per ogni referendum. Cifra che sarebbe molto più utile impiegare differentemente.

Detto ciò invito chi non avesse ancora firmato, a provare a farlo online sia per poter accelerare la raccolta, sia per esercitarsi e prendere confidenza con questo strumento.

Per poter firmare online servono una casella email, lo SPID e un sistema di pagamento elettronico (il più comodo è sicuramente la carta prepagata). Ci si deve collegare alla pagina del Comitato Ripudia la Guerra o quella di Generazioni Future, da quest’ultima si possono firmare tutti e tre i referendum, dall’altra solo uno. I due siti si poggiano sulla stessa piattaforma, quindi la procedura non cambia. Si immettono i propri dati con un menù a tendina e riempiendo dei campi. Dopodiché si riceva una email contenente un link, lo si apre, si effettua il pagamento (1,5 euro a referendum, se si firma per tutti e tre, sono 4,5 euro). L’ultima fase è quella di inserire le credenziali SPID. Se si firma da computer si può usare lo smartphone con il QR Code senza inserire le credenziali. A quel punto il gioco è fatto, arriva la conferma del buon esito con una email.

Prendiamo confidenza con questo strumento e pretendiamo di poterlo usare sempre.

Alberto Fazolo

Alberto Fazolo

Alberto Fazolo. Laureato in Economia, esperto di Terzo Settore e sviluppo locale. Giornalista. Inizia l'attività giornalistica testimoniando la crisi del Kosovo e la dissoluzione della Jugoslavia. Ha trascorso due anni in Donbass, profondo conoscitore delle vicende ucraine. Attivo nei movimenti di solidarietà internazionalista, soprattutto in contrasto con le operazioni di "Regime change".

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