SANZIONI CONTRO LA SIRIA, UNA FARSA CHE UCCIDE LA POPOLAZIONE

Colpiscono solo gli innocenti. Come già a Cuba, in Iraq, Iran, NordCorea.

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SANZIONI CONTRO LA SIRIA, UNA FARSA CHE UCCIDE LA POPOLAZIONE

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di Fulvio Scaglione

Sta completando il percorso alla Camera dei rappresentanti, negli Usa, il Caesar Syrian Civil Protection Act, ovvero il nuovo progetto di legge per imporre ulteriori sanzioni economiche contro la Siria di Bashar al-Assad. Il progetto di legge prende il nome da Caesar, pseudonimo di un fotografo dell’esercito siriano che, fuggito in Occidente, avrebbe portato con sé migliaia di fotografie che documentano le esecuzioni sommarie nelle carceri del regime, mostra di cui ha dato notizia anche Terrasanta.net.

Le nuove sanzioni, se passeranno intatte l’esame in seconda lettura del Senato, andranno a colpire “beni” essenziali come petrolio, pezzi di ricambio, parti di armamenti e transazioni finanziarie, e saranno estese anche ai Paesi “colpevoli” di aiutare Assad come la Russia e l’Iran. L’intento della legge, ha spiegato Eliot Engel, deputato di New York, è smuovere la situazione in Siria dopo sei anni di brutalità, punire Assad, proteggere i civili e incentivare le trattative di pace.
 

Ora, si può pensare ciò che si vuole di Assad e analizzare la situazione in Siria secondo qualunque punto di vista. Una cosa però è certa: l’embargo non servirà a cambiare la situazione, non punirà Assad, non avrà alcun benefico effetto sui civili e certo non aiuterà le trattative di pace. Otterrà, probabilmente, l’effetto inverso.


Di embarghi, nella storia recente del pianeta, ne sono stati varati molti. Tra i più recenti e famosi ci sono quelli contro la Corea del Nord (decretato nel 2006 da Onu, Usa e Ue e tuttora in vigore), contro l’Iraq (decretato dall’Onu e rimasto in vigore tra il 1990 e il 2013), contro Cuba (decretato dagli Usa nel 1960 e tuttora in vigore) e contro l’Iran (durato quasi quattro decenni e parzialmente revocato nel 2015). Chiunque può giudicare se tali sanzioni abbiano positivamente (ovvero, secondo le intenzioni dei promotori) influito sulle vicende di tali Paesi.


La Corea del Nord ha proseguito senza tentennamenti sulla strada della bomba atomica ed è oggi a un passo dall’avere quel missile balistico intercontinentale che le consentirebbe di colpire gli Usa. In Iraq le lunghissime sanzioni economiche non fecero alcun danno a Saddam Hussein e al suo regime mentre provocarono un mezzo sterminio, comprese molte migliaia di bambini, tra i civili. A Cuba il regime dei Castro non ha fatto una piega. L’Iran ha resistito finché, nel 2015, ha stipulato un trattato internazionale che gli ha (quasi) restituito la piena dignità. E certo non abbiamo visto gli ayatollah o i pasdaran vacillare.


In tutti questi Paesi l’embargo si è scaricato esclusivamente sui civili, che hanno patito e continuano a patirne, da soli, le conseguenze. In nessuno di questi Paesi il quadro politico è mutato o, laddove necessario, migliorato: le sanzioni non hanno aperto la strada alla democrazia ma, al contrario, hanno inasprito regimi già duri e autoritari.


Per cui, comunque la si pensi su Assad, vorremmo che qualcuno ci spiegasse perché lo strumento dell’embargo, che non ha funzionato da nessuna parte, dovrebbe funzionare proprio in Siria. Anche lì si ripeterà ciò che è successo ovunque: chi è al potere resterà al potere e i civili patiranno più di quanto già patiscano. Le sanzioni non smuoveranno la situazione del lunghissimo e tragico conflitto siriano ma, al contrario, renderanno sempre più inevitabile una soluzione militare, con più sangue e più sofferenze per tutti. Non puniranno Assad proprio come non punirono Saddam, gli ayatollah o i Castro, per non parlare dei despoti nordcoreani che si passano il potere di padre in figlio. E non daranno alcun impulso alle trattative di pace, perché l’inasprirsi e il prolungarsi del conflitto al contrario complicherà tutto. Con buona pace del deputato Engel e di tutti coloro che, facendosi paladini di sanzioni ed embarghi, affrontano non i problemi, ma il desiderio personale di sembrare una brava persona.


Pubblicato in Babylon, il blog di Terrasanta.net

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