Sarah o non sarà: il mio papa nero

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Sarah o non sarà: il mio papa nero

 

di Michelangelo Severgnini per l'AntiDiplomatico


Se il cardinale mons. Robert Sarah verrà eletto prossimo papa, il libro "L'Urlo" nei prossimi anni verrà insegnato al catechismo. 

Battuta a parte. Come già raccontato nell’articolo di qualche giorno fa “Fu Bergoglio il primo a censurare L’Urlo” (https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fu_bergoglio_il_primo_a_censurare_lurlo/41939_60352/), papa Bergoglio e il cardinale Sarah sulla migrazione hanno avuto proprio due concezioni diverse.

Abbiamo già riportato alcuni passi significativi del cardinal Sarah che danno conto di quanto la migrazione, per il prelato africano della Guinea, sia piuttosto una nuova forma di schiavitù e non una forma di salvezza.

Ma c’è una passo tratto dal suo libro “Si fa sera e il giorno ormai volge al declino” (Cantagalli, 2019) che pare essere una pagina tratta dal libro “L’Urlo - schiavi in cambio di petrolio” ((https://www.ladedizioni.it/prodotto/lurloschiaviincambiodipetrolio/):

“C’è una grande illusione che consiste nel far credere ai popoli che le frontiere saranno tutte abolite. (…) Il prezzo da pagare è grave. Si presenta l’Occidente a degli Africani come il paradiso terrestre. La fame, la violenza e la guerra possono spingere questi uomini a rischiare la loro vita per raggiungere l’Europa. (…) 

Che strane organizzazioni umanitarie sono queste che vangano e rivangano l’Africa per spingere giovani uomini alla fuga promettendo loro vite migliori in Europa? Perché la morte, la schiavitù e lo sfruttamento sono così spesso il vero esito dei viaggi dei miei fratelli africani verso un eldorado sognato? Certe storie mi rivoltano. 

Le filiere mafiose dei trafficanti devono essere sradicate con la massima fermezza. Curiosamente, esse restano sempre impunite. Da questo punto di vista, la situazione in Libia è catastrofica. Un paese cinicamente distrutto per spillargli il suo petrolio”.

Le medesime tesi sono state sostenute dalla stragrande maggioranza dei migranti-schiavi che compongono la ricerca dell’Urlo e che si sono espressi via internet da suolo libico.

La stessa opinione è stata motivata in profondità da Hervé N’Dri, autore del romanzo autobiografico “Come Drogba mi ha salvato - migrante divenuto schiavo”, recentemente pubblicato da LAD edizioni (https://www.ladedizioni.it/prodotto/come-drogba-mi-ha-salvato/).

Tuttavia per Bergoglio, che chissà forse per questioni biografiche aveva della migrazione una visione più romantica, (e)migrare era qualcosa di luminoso, fondativo, per la visione di un figlio di terza generazione con origini italiane ma radici ormai argentine. 

Tutti (e)migranti che ce l’hanno fatta gli “argentini”. Almeno ce l’hanno fatta ad arrivare. Sono partiti dall’Italia e sono arrivati in Argentina. Una volta lì, se la sono giocata.

I migranti africani oggi però fanno un altro giro. Non partono e arrivano. Partono e quasi mai arrivano. Nel frattempo però stazionano per un numero esponenziale di situazioni, esposti al taglieggio, all’estorsione, alla tortura, alla schiavitù.

 

Proprio in quel “durante”. Tra il punto A di partenza e il punto ipotetico B di arrivo. 

Ecco perché oggi vengono chiamati “migranti” e non “emigrati”. Perché quel participio presente li condanna ad uno stato perenne di “minus habens”, a disposizione di chi abbia fegato sufficiente per approfittarsene, per scopi manuali o di rappresentanza.

Per gli emigrati argentini il participio presente durava tutt’al più qualche settimana di navigazione: gli “emigranti”. Una volta sbarcati nel Rio de la Plata, visti dall’Italia, erano già “emigrati”. Quella “e” davanti denotava poi un punto di partenza definito. Il participio passato che l’arrivo si era già compiuto.

Una volta tolta la “e” e messa la parola al presente, alla condizione di eterna schiavitù, si aggiunge una condizione di sradicamento che rende meglio l’essere umano una merce pronta per ogni destinazione.

Tutto questo Bergoglio non lo sapeva. O ha fatto finta di non saperlo.

Dei 18 cardinali africani che saranno presenti al concave, certamente Robert Sarah è tra i più carismatici e rispettati.

Ma le posizioni sulla migrazione di Sarah, eretiche durante il pontificato di papa Francesco, sono solo uno dei tanti aspetti della visione africana che non hanno trovato ascolto. 

La discussione intorno al gender, alla pandemia, per esempio. Questioni viste dall’Africa in maniera capovolta rispetto al pontificato appena concluso.

Ma, a giudicare da alcuni numeri, questa spaccatura è destinata a consolidarsi con l’imminente elezione ed aprirà chissà faglie di rottura in futuro.

Secondo l’“Annuarium Statisticum Ecclesiae” della Libreria Editrice Vaticana 2025 sarebbero oltre 1,4 miliardi i cristiani cattolici nel mondo. 

282 milioni sono africani, pari al 20% dei fedeli, 1 su 5 nel mondo.

Ma i 18 cardinali africani presenti al conclave rappresentano soltanto il 13% del totale.

L’Africa per la Chiesa di Roma, da terra di missione è diventata terra di protesta.

Forse con questi africani occorre andarci cauti, meglio limitare.

Interessanti anche le altre percentuali.

53 sono i cardinali europei che entreranno in conclave, il 40%, contro il 20,4% dei fedeli europei sul totale dei cattolici nel mondo. E fin qui si può immaginare.

Di questi 53 cardinali poi, 17 sono italiani, più di 1 su 10.

Ma un altro dato stupisce: l’Asia presenta ben 23 cardinali in conclave, il 17,2%, contro il solo 11% di fedeli asiatici cristiano-cattolici.

 

Roma guarda a Oriente, molto a Oriente. E si sta dimenticando l’Africa.

Questo è il motivo per cui la miopia di Bergoglio in questi anni di pontificato ha mortificato il punto di vista africano, sostenendo le “narrazioni fiabesche” che così bene hanno attecchito sulle pagine padronali e sulle pagine di chi ha giocato a difendere gli oppressi con i soldi degli oppressori.

L’Africa per la Chiesa è ancora terra di conquista a basso prezzo, altro che gli ossequi che la stessa Chiesa tributa oggi ai colossi dell’Estremo Oriente.

Non c’è nessuna verità storica nelle parole pronunciate da Bergoglio in questi anni sulla migrazione. Solo un depistaggio papale.

E dunque Sarah o non sarà?

Anche Amleto, ahimè, questa volta avrebbe pochi dubbi.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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