La "contesa diplomatica è in corso", mentre a Gaza si muore di freddo allagati
di Michelangelo Severgnini
Lo scorso sabato 6 dicembre abbiamo trasmesso in premiere sul canale YouTube dell’AntiDiplomatico, il quinto e nuovo episodio del film in progress, con il titolo “Gaza ha vinto”.
48 minuti di video e audio originali registrati con i telefonini dei nostri ragazzi a Gaza. Una narrazione dal basso, un’auto narrazione, un laboratorio orizzontale tanto unico da sfuggire ai radar di qualsiasi canale, agenzia o redazione in Italia.
Beh, per chi se lo fosse perso, noi consigliamo la visione, anche perché in coda, al termine del documentario, ci sono gli interventi di alcuni graditissimi ospiti, come Loretta Napoleoni, Diana Carminati e Wasim Dahmash, oltre a quelli degli autori, che intervengono sul tema dell’evento: “Dal restiamo umani al restiamo utili”.
Crediamo di aver dato vita ad una discussione coraggiosa, franca, senza filtri e, possibilmente, senza propaganda. Uno stile che ci piacerebbe sperimentare anche altrove.
RIVEDI: "Gaza ha vinto". Dal restiamo umani al restiamo utili
Ma veniamo a Gaza. Si è parlato ancora molto di fase 2 in questi giorni, con alcune sparate e colpi ad effetto che dimostrano quanto il tiro alla fune sia in corso e la battaglia diplomatica all’interno delle larghe maglie del piano Trump stia cominciando ad infuriare.
Come sappiamo da tempo, il piano si regge su una grossa sfida, che molti vedono, appunto, come un bluff: il ritiro di Israele da Gaza e il disarmo di Hamas insieme come premesse alla ricostruzione. Ma entrambe le parti contano di ottenere la resa dell’altro senza recedere dalle proprie posizioni. Comunque, essere arrivati a questo punto, è una vittoria per Gaza. Ma non è ancora garanzia di nulla.
Il capo di Stato Maggiore israeliano, Eyal Zamir, durante una visita per incontrare i riservisti israeliani nel nord di Gaza, ha affermato in questi giorni che “la ‘linea gialla’ è una nuova linea di confine, che funge da linea difensiva avanzata per le nostre comunità e da linea di attività operativa”. Il governo israeliano ha rifiutato di commentare.
Il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, sull’uscita del generale israeliano ha commentato: “mi sembra contraria allo spirito e alla lettera del piano di pace di Trump. Siamo fermamente contrari a qualsiasi modifica dei confini tra Gaza e Israele”.
In effetti al momento Israele controlla il 58% della Striscia, ha costruito nuovi avamposti di cemento lungo la “linea gialla” per fortificare le proprie posizioni e l'ha dichiarata confine letale, anche se non è sempre chiaramente segnalata e sarebbe in vigore un cessate il fuoco. I soldati hanno ripetutamente ucciso palestinesi accusati di averla attraversata, compresi bambini piccoli. Nel corso della puntata sentiremo una testimonianza di un eccidio israeliano sul confine con la zona gialla.
I dissuasori in cemento posizionati per segnare alcuni tratti della linea sono stati utilizzati anche per espandere l'occupazione militare israeliana di Gaza. Le immagini satellitari mostrano che alcuni indicatori sono stati posizionati centinaia di metri oltre il confine concordato sulle mappe del cessate il fuoco.
I sogni proibiti di Israele dunque al momento sono questi: mantenere il controllo del 58% di Gaza o chissà lentamente espanderlo.
La pulizia etnica di Gaza è tuttora in corso, sostengono molti. Tra questi Francesca Albanese, special rapporteur delle Nazioni Unite sulla Palestina, che in questi termini si è espressa durante il “Doha Forum” in Qatar, nei giorni scorsi.
Alla stessa conferenza internazionale si è espresso il padrone di casa, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman, primo ministro del Qatar, il quale ha affermato: “Il cessate il fuoco a Gaza è arrivato a un momento critico”.
Da quando è in vigore la tregua, oltre 360 palestinesi sono rimasti uccisi.
Trump ha annunciato che il “Board of Peace”, il Consiglio di Gaza che dovrà supervisionare la fase 2, sarà operativo entro la fine dell’anno.
Per ora si sa solo che Turchia ed Egitto hanno messo il veto su Tony Blair e quindi gli daranno forse solo un strapuntino come consulente. Qualcuno a porre le condizioni c’è.
Nel frattempo Bassem Naim, membro dell’ufficio politico di Hamas, ha fatto sapere che il movimento è pronto a prendere in considerazione l’ipotesi di congelare e depositare le armi da qualche parte sotto la supervisione delle forze internazionali.
Queste forze internazionali però, secondo indiscrezioni, avranno solo il compito di presidiare il confine tra Gaza e Israele.
Quindi non di controllare l’interno della Striscia.
Quindi non di disarmare Hamas.
Quindi di far indietreggiare Israele al di fuori dei confini reali della Striscia.
Come si può vedere, gli estremi di questa curva di possibilità sono lontanissimi. La contesa diplomatica è in corso, mentre a Gaza si muore di freddo allagati sotto la pioggia.
Ma i termini del tiro alla fune sono questi. Noi dobbiamo restare vigili. E restare utili.
VEDI LA PUNTATA QUI:
“Radio Gaza - cronache dalla Resistenza”, ogni giovedì alle 18, sul canale YouTube dell’AntiDiplomatico, è un programma a cura di Michelangelo Severgnini e Rabi Bouallegue.
La campagna “Apocalisse Gaza” arriva oggi al suo 175° giorno, avendo raccolto 122.004 euro da 1.553 donazioni e avendo già inviato a Gaza valuta pari a 121.465 euro.
Per donazioni: https://paypal.me/
C/C Kairos aps IBAN: IT15H0538723300000003654391 - Causale: Apocalisse Gaza
FB: RadioGazaAD

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