Sbarchi in Italia, la "pista ucraina" confermata anche dal regime di Kiev

Solo tra il 2014 ed il 2016 sono stati arrestati oltre 40 scafisti ucraini. Numerosi i trafficanti bloccati negli ultimi mesi

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Sbarchi in Italia, la "pista ucraina" confermata anche dal regime di Kiev

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di Omar Minniti


Dalle barricate neonaziste di EuroMaidan alla compravendita e il trasporto di esseri umani. In Italia, le forze dell'ordine in due anni hanno arrestato circa 40 cittadini ucraini sospettati di traffico di migranti nel Mediterraneo. A fornire questa cifra è lo stesso regime di Kiev. È quanto ha dichiarato all'agenzia stampa Unian il rappresentante del Dipartimento di servizio consolare del Ministero degli Affari Esteri d'Ucraina, Vasyl Kirilich.
Una cifra parziale, che non tiene conto dei numerosi arresti effettuati negli ultimi mesi in diverse città del Meridione, soprattutto in Calabria, Sicilia e Puglia, in seguito agli sbarchi. "Secondo le istituzioni diplomatiche ucraine in Italia, negli anni 2014-2016 sul territorio italiano sono stati bloccati e detenuti circa 40 nostri connazionali con l'accusa di trasporto illegale di migranti", ha dichiarato Kirilich. "Tutti gli arrestati hanno ammesso di essere stati ingaggiati con la stessa modalità: in diverse città ucraine, degli ignoti hanno pubblicato su internet delle offerte di lavoro nel settore turistico, per il trasporto in barca di passeggeri", prosegue il diplomatico. "Quando gli interessati si presentavano al colloquio, venivano avvicinati da persone che proponevano loro di entrare a far parte degli equipaggi. Successivamente sono stati indotti ad imbarcare migranti spacciati per turisti ed a portarli verso determinate destinazioni", ha aggiunto il rappresentante del servizio consolare ucraino.
Non è la prima volta che si parla di una sorta di "Ukrainian connection", come una delle chiavi di lettura per comprendere cosa si cela dietro l'impennata di sbarchi in Italia.  A maggio, perfino il The Sunday Times ha scritto di un business milionario che vede coinvolti numerosi moderni negrieri ucraini, specializzati nel trasporto di migranti su yacht di lusso, per dare meno nell'occhio. Con questo metodo, secondo i giornalisti inglesi, sarebbero giunti oltre 2 mila migranti. Provenienti soprattutto dal Medio Oriente e dall'Asia meridionale, dopo aver pagato  più di 5.500 sterline a testa, attraverso la rotta che dalla Turchia porta alle coste italiane. 



Gli scafisti ucraini non opererebbero soltanto sui mari Adriatico e Ionio, ma sarebbero attivi anche sul tragitto che parte dalla Libia. Quello maggiormente battuto dagli equipaggi delle Ong. Ne ha parlato il Corriere della Calabria. "Veniamo alle 14 navi (delle organizzazioni non governative, n.d.r) monitorate. Di queste solo una batte bandiera italiana, mentre tre operano sotto l’egida di Panama e delle Isole Marshall, quanto di meno trasparente possa capitare di dover incontrare nell'ambito di una indagine giudiziaria di qualsivoglia natura. Molte di queste sono quasi totalmente in mano ad equipaggi ucraini, dal comandante al mozzo di bordo", così come "ucraini sono anche molti degli “operativi” reclutati dagli scafisti in Libia".  Scafisti che - secondo il Corriere della Calabria - scambierebbero informazioni preziose, comprese le coordinate dei luoghi in cui "recuperare in mare" i migranti, con i loro connazionali ucraini imbarcati sulle navi dei soccorritori. Finanziate, guarda caso, dagli stessi miliardari "filantropi" alla Soros che hanno appoggiato il golpe di EuroMaidan a Kiev ed i battaglioni paramilitari neonazisti.

 

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