Tsipras: cosa non si deve fare, chi non si deve diventare

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Tsipras: cosa non si deve fare, chi non si deve diventare

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di Giorgio Cremaschi

Tsipras ha perso le elezioni greche come era ovvio e scontato. Quando la sinistra fa la politica della destra presentandosi come il meno peggio, la destra vince perché presenta le idee originali che la sinistra adotta in fotocopia. 
È una regola generale alla quale siamo oramai abituati in Italia ed in Europa, eppure sino a poco tempo fa sembrava valere la regola contraria. Negli anni ottanta e novanta del secolo scorso la sinistra che faceva politiche economiche e sociali di destra si era affermata come la sola sinistra vincente. Anche il centro sinistra italiano era nato e aveva governato sotto lo stesso segno. La sinistra cosiddetta riformista, in realtà liberista, poteva non piacere come il suo esponente più conosciuto Tony Blair, ma vinceva. Poi con l’avvio della grande crisi cominciò a perdere. La promessa liberista - ciò che perdete in diritti sociali vi verrà restituito come profitti della globalizzazione - si rivelò fasulla. Syriza nacque proprio come alternativa di sinistra al PASOK, il partito che per anni aveva governato la Grecia nel nome della sinistra riformista. E di fronte ad un paese devastato dalle politiche di austerità imposte dalla UE, Syriza e e Tsipras vinsero le elezioni proprio chiedendo e ottenendo un mandato per rifiutare e combattere quelle politiche. 

Il resto è purtroppo storia di oggi. 

Di fronte alle vergognose minacce della TROIKA composta da UE, Fondo Monetario Internazionale - la cui direttrice Lagarde dirigerà ora la BCE - e dalla stessa Banca Centrale Europea. Di fronte al blocco dei Bancomat, misura feroce e stupida decisa da Draghi. Di fronte a quella che era l’aggressione guidata dalla Germania ai fondamenti di uno stato sovrano, nel 2015 il governo Tsipras convocò un referendum sul micidiale Memorandum di sacrifici che la TROIKA voleva imporre. 

Il 62% votò NO. Avrebbe potuto aprirsi una nuova stagione politica e sociale in Europa, con il popolo greco stavano milioni di persone in tutto il continente che avevano fatto proprio l’OXI il NO. E la destra reazionaria ancora non aveva preso piede. Invece Tsipras, pochi giorni dopo aver chiesto e ottenuto dal suo popolo di non essere abbandonato, abbandonò il suo popolo ai colpi del Memorandum, che sottoscrisse. Vinse così su tutta la linea il ministro delle finanze tedesco Schauble, che aveva irriso ad ogni voto popolare che contraddicesse i vincoli imposti dalla UE. Così la Grecia è diventato il paese europeo con il governo più di sinistra e con le politiche più di destra. Sul terreno economico sociale innanzitutto, con la distruzione dello stato sociale, le privatizzazioni, il taglio delle pensioni e dei salari, un massacro sociale che ha ridotto in miseria estrema il 40% della popolazione, impoverito la grande maggioranza, arricchito un pugno di magnati e le banche tedesche, che hanno realizzato lauti profitti con i prestiti a usura al governo greco. Che poi ha praticato una politica di destra anche sul piano internazionale e militare, rafforzando l’adesione alla NATO e schierandosi tra i più stretti alleati di Israele. Il governo greco è così diventato emblema della subordinazione e persino dell’inutilità della politica rispetto al mercato. Guai a ribellarsi. 

La Borsa di Atene dall’inizio dell’anno ha registrato una crescita del 45%, unica al mondo. Il capitalismo greco ha festeggiato il ‘successo’ delle politiche economiche di Tsipras e con qualche anticipo la sua sconfitta elettorale. Il governo di sinistra ha esaurito il suo compito facendo il lavoro sporco sul quale erano falliti i governi precedenti. Ora tocca alla destra riscuotere i profitti dell’austerità. 

La Grecia è stata una cavia del capitalismo internazionale, è servita a sperimentare, con una ferocia ritenuta spropositata persino da Juncker, politiche di austerità e privatizzazioni senza precedenti in Europa. Politiche simili a quelle attuate in un’altra paese cavia, il Cile di Pinochet. Solo che allora fu un golpe sanguinario a liquidare il governo socialista di Allende . Tsipras invece ha liquidato lui stesso il suo governo socialista, trasformandolo in un passacarte della Troïka. 

Pare che ora il leader greco sia atteso a Bruxelles per un incarico di prestigio, sostenuto in particolare dalla Germania. Tsipras verrà così esibito come trofeo vivente del potere economico europeo ed internazionale. Egli ha colpito non solo la speranza del suo popolo, ma quella più generale che sia possibile una vera alternativa al capitalismo liberista. Tuttavia quando la rabbia contro il ritorno dei vecchi padroni avrà travolto la delusione verso chi ha finto di combatterli, quella speranza riprenderà a crescere. Allora sarà utile avere a mente l’esperienza di Alexis Tsipras. Per sapere cosa non si deve fare, chi non si deve diventare.

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