Venezuela. Diosdado Cabello al G20: “Appoggiamo l’unità dei popoli contro la farsa dei potenti”

Venezuela. Diosdado Cabello al G20: “Appoggiamo l’unità dei popoli contro la farsa dei potenti”

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È cominciata con un omaggio a David Nieves la conferenza stampa internazionale del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv) sull’apertura della campagna elettorale. Nieves, morto all’età di 81 anni, era un ex guerrigliero, prigioniero politico durante le democrazie consociative della IV Repubblica, deputato della Lega Socialista (organizzazione marxista-leninista da cui proviene anche il presidente Maduro), e poi esponente del Consiglio Politico del Psuv. L’ex guerrigliero ha ricevuto funerali di Stato. Lo ha ricordato anche il Parlamento, il cui presidente è Jorge Rodriguez, uno dei figli del rivoluzionario di cui porta il nome, fondatore della Lega Socialista, morto sotto tortura nel 1976.

Una cosa impensabile in Italia e in Europa, dove la memoria del conflitto di classe degli anni Settanta resta ostaggio dei tribunali. In Venezuela, invece, la storia conta: sia quella della lotta anticoloniale, sia quella dei tentativi rivoluzionari incompiuti, sia quella attuale, che ha portato a sintesi, per approssimazioni dialettiche non prive di spigoli, le varie ipotesi di cambiamento.

“Per capire come procedere, dobbiamo sapere da dove veniamo e dove ci troviamo”, ha detto il vicepresidente del Psuv, Diosdado Cabello aprendo l’incontro con la stampa. Per questo, ha riassunto il percorso organizzativo con cui il partito di governo (il più grande dell’America Latina, con quasi 8 milioni di iscritti) si è preparato all’appuntamento elettorale del 21 novembre. Una “mega-elezione” che accorpa, su richiesta dell’opposizione che ha accettato il dialogo con il governo, sia le regionali che le comunali. Sarà l’elezione numero 29 dalla vittoria alle presidenziali di Chavez, il 6 dicembre del 1998.

Un’occasione per testare, una volta ancora, il livello di consenso della “democrazia partecipata e protagonista” su cui si fonda la rivoluzione bolivariana, messa alla prova dal blocco economico-finanziario imposto dall’imperialismo che ha colpito la società intera. Il Psuv ha messo i suoi candidati alla prova delle primarie, che – ha ricordato Cabello – sono stati rinnovati al 90%: “Oltre il 90% dei candidati a sindaco si propone per la prima volta – ha detto l’ex capitano -, solo il 10% di quelli precedenti torna a candidarsi e con il fermo mandato di rispondere ai problemi delle comunità”.

Candidature che, dopo un vivace dibattito interno, comunque si presentano unitariamente, con l’approvazione degli alleati del Gran Polo Patriottico, l’ombrello di unione nella diversità voluto da Chávez e ancora consistente, nonostante le defezioni di alcuni suoi pezzi che, come il Partito Comunista, hanno deciso di correre da soli. Defezioni che, comunque, non si possono paragonare con il livello di frammentazione e litigiosità della destra. Su 70.000 candidati – ha detto Cabello – solo 3.082 appartengono al chavismo, che presenta un solo candidato o candidata per ogni incarico, al massimo con il supplente quando viene richiesto, il resto sono partiti, formazioni e micro formazioni di opposizione.

E di chi è la colpa? Ha chiesto ironicamente Cabello. “Dell’imperialismo che gli ha messo in testa che potessero autoproclamare un presidente che nessuno ha eletto. E quindi chiunque si è detto: mi posso autoproclamare anche io. E per far cosa? Per continuare a rubare denaro pubblico, auto-esiliarsi per vivere nel lusso all’estero e poi tornare qui a chiedere il voto. Non c’è da stupirsi – ha aggiunto – che vengano cacciati dalle case e i loro comizi siano vuoti”.

E poi, ha denunciato Cabello, “c’è un rettore del Cne, molto oppositore, Roberto Picón, che non si fa scrupolo di agire come un esponente politico della destra, come voce dei padroni che lo hanno messo lì. E fa dichiarazioni preannunciando un referendum revocatorio, dice che proibirà la propaganda chavista. Se questo è l’esempio, figuriamoci gli altri candidati. Bisogna denunciarlo in tutte le istanze perché ha una posizione partitica che non si addice all’istituzione. Gli osservatori internazionali dovrebbero tenere d’occhio il suo comportamento. E occorre vigilare perché, se il voto del 21 è fondamentale, lo è anche il giorno dopo”.

Il Psuv si è subito messo in moto, organizzandosi nel Comando di Campagna dedicato al dirigente “cimarron” scomparso quest’anno, Aristobulo Isturiz, che Cabello ha ricordato con affetto. Il paese è stato diviso in fronti, affidati ad alcuni dirigenti del partito, come Tania Diaz, Francisco Ameliach, Erika Faria, Diva Guzman, Nicolas Maduro Guerra, e della gioventù, come Rodbetxa Poleo. Una campagna condotta casa per strada, strada per strada, mediante l’attivazione della capillare struttura territoriale del Partito, come sempre basata sull’”uno per dieci”. Un metodo che, previa catalogazione del voto in voto duro o fluttuante, chiede a ogni militante di indicare almeno dieci potenziali elettori da raggiungere e da convincere, i quali a loro volta dovranno fare altrettanto in una moltiplicazione permanente.

Una procedura aperta e pubblica, che serve anche per raccogliere indicazioni per il programma che ogni candidato e candidata dovrà presentare come primo atto pubblico di campagna. Durante la conferenza stampa internazionale, abbiamo avuto modo di rivolgere da remoto alcune domande al vicepresidente del Psuv.

Qual è l’umore del popolo chavista, quali sono le proposte, i dubbi, le inquietudini? Non temete che, data la difficile situazione creatasi a causa del blocco economico-finanziario possa determinarsi una situazione simile a quella che, nelle parlamentari del 2015, ha dato la vittoria alla destra, la quale ha fatto politica con la guerra economica che aveva innescato?

Percorro il paese per fare campagna elettorale dal 1998, dalle presidenziali del comandante Chávez. Ho avuto l’opportunità di andare dappertutto non so quante volte. Anche ora, e seppur in modalità diverse per via del Covid, in 10 giorni o poco più abbiamo visitato 23 Stati più la capitale. Ci piace guardare in faccia le persone perché così possiamo leggervi aspettative e speranze, ascoltare proposte. Il contatto fisico è importante. Ascoltiamo. Non vogliamo nasconderci dietro il bloqueo, ma è purtroppo una realtà che pesa. Mantenere i servizi pubblici è molto complicato, stiamo cercando di fare di più con molto meno. E stiamo andando avanti, con la forza che i lavoratori e le lavoratrici stanno mettendo a disposizione, con l’intesa e la coscienza del nostro popolo che ha dato battaglia in questi ultimi 4-5 anni, tenendo vive le piazze. E avremo una grande vittoria. Ai dubbi, rispondiamo sempre con la verità. Stiamo allerta, non possiamo aspettarci niente perché l’imperialismo non demorde. Quelli che partecipano alle elezioni, sono gli stessi che hanno organizzato i tentativi di colpo di stato, l’attentato con i droni al presidente Maduro, quelli che sono corsi a farsi fotografare al distributore di Piazza Altamira il 30 di aprile durante il tentativo di golpe. Non c’era solo Guanito Alimaña (Guaidó, ndr), ma anche tutti gli altri. Sappiamo che la destra non mantiene la parola e neanche gli impegni che firma, il giorno dopo se ne dimentica e afferma il contrario. Meglio prepararci al peggio. Quel che ho percepito è però che il nostro popolo ha il morale a mille e non si lascia manipolare dalla vecchia politica. Pensa che l’altro giorno il presidente è andato a trovare gli studenti dell’Università centrale, e un manipolo di giovani di opposizione, saranno stati 14, anzi meno perché c’erano anche i nostri mischiati, ha detto che non accetta che il governo ripari l’università, che deve restare così. Forse rimpiangono i tempi in cui la polizia irrompeva nelle università, sparava agli studenti che protestavano. Menzogna e irrazionalità, questo è l’opposizione. Il loro unico programma è di essere contro Maduro. Mentre facevano politica strumentalizzando le code che stavano provocando, nelle parlamentari del 2015 nessuno di loro ci metteva la faccia, perché erano e sono impresentabili. E tantomeno poi erano presenti in Parlamento. E allora chi vuoi che creda a una persona di quel noto partito terrorista di estrema destra che per tre anni si è autoesiliato per fare la bella vita all’estero chiedendo sanzioni e invasioni e provocando sofferenza, e oggi torna dicendo: ‘sono qui, sono venuto a salvarvi’. E prima, negli ultimi tre anni, un anno, sei mesi, dove stavi? gli si risponde con ragione. Vedendo cose simili, si capisce perché la destra ha progressivamente dilapidato la sua rendita di posizione politica. Nel 2015, aveva un’arma con una sola cartuccia, e l’ha sprecata.

 

Che farete se la destra disconoscerà i risultati con il supporto di quelle istituzioni internazionali che la appoggiano apertamente?

Stanno arrivano in Venezuela “osservatori” che mancano da anni dal paese, e non perché non li avessimo invitati, la porta è sempre stata aperta, ma perché non hanno voluto. Ora pensano di trovare un paese in ginocchio, distrutto, invece vedranno un popolo che lavora che produce, che ha coscienza, vedranno un paese colorato. Vedranno soprattutto la coscienza di un popolo che è più potente di qualunque forza armata di qualunque paese del mondo. Un popolo che voterà in pace, non per le minacce o per quel che dicono loro, come fanno da vent’anni, ma perché segue la sua strada, e non si fermerà.

 

Quali passi pensa di compiere il governo bolivariano per la liberazione del diplomatico Alex Saab dopo l’interruzione del dialogo in Messico dovuto alla sua estradizione negli Stati Uniti?

Quello di Alex Saab è un sequestro in piena regola da parte dell’imperialismo che usa il suo potere per sottomettere piccoli paesi che hanno istituzioni servili, e che ha voluto sabotare il dialogo e le elezioni. Saab è accusato senza prove con una montatura costruita ad arte. Non ha mai negato di aver aiutato lo Stato venezuelano quando nessuno lo stava facendo, assumendo grossi rischi di fronte a un nemico poderoso, che non si fa scrupoli di distruggere la dignità di qualunque cittadino del mondo per sottometterlo. Un nemico che arriva persino a prendersela con la famiglia del diplomatico, con la moglie, una signora con due bambini. L’imperialismo è barbaro e miserabile. Riguardo al dialogo in Messico, gli Stati Uniti hanno dichiarato apertamente, per bocca di un loro rappresentante, che hanno agito in questo modo sapendo che noi ce ne saremmo andati, per dignità. Un altro dato evidente è che quelli dell’opposizione che stavano in Messico, non sono più tenuti in conto dagli Usa, non li rappresentano, dopo che si sono rubati tutto, hanno dilapidato il potere, continuano a litigare, si estinguono. Ora pare che a rappresentare gli interessi nordamericani sia il proconsole della Colombia, bah. Che possiamo fare? Fare in modo che il mondo sappia. Negli Stati Uniti è impossibile difendersi, perché governano le corporazioni: quelle delle armi, quelle finanziarie, quelle mediatiche o tecnologiche che prendono le vere decisioni. Per parte nostra, dobbiamo esercitare il diritto di protesta in tutte le istanze. Mi stupisce che all’Onu nessuno dica niente. D’altronde, l’Assemblea dell’Onu non dice niente dell’assassinio del presidente di Haiti, organizzato da sicari contrattati e allenati negli Stati Uniti, sicari colombiani. Sono i popoli che devono fare pressione. Solo l’unità dei popoli può cambiare le cose.

A fine ottobre si svolge a Roma il G20, durante il quale i principali responsabili della distruzione del pianeta parleranno di ambiente, di condivisione… Che messaggio manderesti come dirigente del Psuv ai movimenti popolari che protestano contro la loro farsa?

Quale legittimità hanno a parlare dei destini del mondo quelli che si adoperano per distruggerlo? Nessuna, passano gli anni a parlare, a riunirsi come i più immorali degli immorali e qual è il risultato? I poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Quando discutono di ambiente, parlano di aria fritta, aspettano che siano i paesi del Sud a prendere iniziative e a dare soluzioni. E quando lo fanno, si burlano di loro. Chávez le iniziative le ha prese, con il V obiettivo del Plan de la Patria, che definisce un programma eco-socialista, e si sono burlati di lui, sia all’interno che fuori. Ma il nostro programma c’è, esiste, come esiste la volontà dei popoli coscienti di organizzarsi in ogni luogo contro gli interessi delle grandi corporazioni.

Geraldina Colotti

Geraldina Colotti

Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. È corrispondente per l’Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicación Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell’Umanità.

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