Vincenzo Costa - Il diritto a non emigrare

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Vincenzo Costa - Il diritto a non emigrare


di Vincenzo Costa*

Stamattina presto, prendendo il pullman per Catania, al bar era un luogo di prigionieri dell'emigrazione.

C'erano alcune persone che non vedevo da 40 anni, oramai vecchi, oramai imprigionati in Germania. Tornati per seppellire una persona anch'essa morta in Germania. A dire: un paese dove si nasce e si torna coi piedi in avanti. Ma dove non si può vivere una vita decente.

Poi un nucleo di rumeni, di rom rumeni. Oramai dominano il paesello, ma del paesello a loro ovviamente non importa nulla: e' solo un luogo da sfruttare, ma non appartengono alla sua storia né rappresenta per loro il futuro.

Poi un gruppo di ragazzi di colore, quelli sbarcati e messi lì, dove fanno lavoretti, occupano case, senza terreno sotto i piedi. In attesa di andare via.

Tre tipi di persone, tutti e tre con una maledizione addosso: costretti ad emigrare, a lasciare la loro terra, le loro storie, gli amici.

Eppure c'è ancora questa storia che non reggo più, questa impostura cattolico-liberale, questa bastardata del parlare del diritto ad emigrare.

Questa narrazione progressista secondo cui l'emigrazione è circolazione di culture, melting pot, il crogiolo, tutto l'armamentario progressista. Idee irreali, spacciate per analisi sociologiche, da una sociologia che critica il potere ma ne è' al servizio.

Il progressista è un bastardo (non posso più trattenere quanta rabbia fanno) che vive in mondo di buoni sentimenti, di fissazioni ideologiche, che dice "siamo stati tutti emigrati": ma non hanno mai conosciuto la realtà dell'emigrazione.

Non sanno niente di famiglie spezzate, di vecchi soli, di padri che partono e figli bambini che restano allo sbaraglio.

C'è troppa falsità attorno a tutto ciò, e tutto serve per condire una cosa orribile: che la gente e' costretta ad emigrare, per mangiare. Che tutto ciò serve all'accumulazione del capitale.

Ma il progressista è un bastardo dentro: nasconde ciò e parla di liberta', accoglienza.

L'unica battaglia da fare sarebbe per il diritto a non emigrare.

Ma la sinistra progressista è solo melassa per colorare l'interesse spietato del capitale.

Tutti i fronti della battaglia per essere umani sono cambiati, chi combatte per gli oppressi non sta dove circolano melassa e moralità, la più immorale e la più velenosa.


*Post Facebook del 12 novembre 2025

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia (triennale) e Fenomenologia dell’esperienza (biennio magistrale). Ha scritto molti saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri collettanei. Ha pubblicato 20 volumi, editato e co-editato molte traduzioni e volumi collettivi. Il suo ultimo lavoro è Psicologia fenomenologica (Els, Brescia 2018).

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