Da Guaidó a "la Sayona": Maduro bolla i pupazzi USA e denuncia l'assedio per le risorse

Di fronte all'assedio militare e alle sanzioni, il leader bolivariano sfida Washington: "Imporre un dominio coloniale qui è 'impossible'"

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Da Guaidó a "la Sayona": Maduro bolla i pupazzi USA e denuncia l'assedio per le risorse

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di Fabrizio Verde

Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, ha lanciato una forte accusa, diretta e senza mezzi termini, contro gli Stati Uniti, dipingendo un quadro di aggressione sistematica il cui fine ultimo è palesemente il controllo delle immense risorse naturali del paese sudamericano. In un discorso tenuto durante il Consiglio dei Ministri nella capitale Caracas, Maduro ha smontato le narrative costruite da Washington, affermando che dietro la campagna internazionale contro il governo bolivariano non vi è la persona di "Maduro", ma piuttosto il petrolio, l'oro, le terre rare e la ricchezza del sottosuolo venezuelano. "Non possono dire di Maduro che ha armi di distruzione di massa, nessuno gli crederebbe. Non possono dire che ha armi biologiche o chimiche, o che sta costruendo una bomba atomica", ha dichiarato il leader bolivariano, sottolineando come, in assenza di queste classiche accuse utilizzate dall’imperilialismo per scatenare guerre, le autorità statunitensi ripetano "permanentemente quattro o cinque menzogne".

Il contesto di questa nuova denuncia è l’escalation militare e diplomatica che Caracas denuncia – a ragion veduta - come un vero e proprio assedio militare. Da agosto, gli Stati Uniti mantengono nel Mar dei Caraibi il più ampio dispiegamento navale e aereo degli ultimi decenni, inizialmente giustificato con la lotta al narcotraffico ma che, come evidenzia il governo venezuelano, ha mostrato il suo vero volto. La narrazione ufficiale di Washington, infatti, ha subito una prevedibile torsione, passando dalla guerra alla droga a un discorso apertamente centrato sul controllo delle risorse energetiche del Venezuela. Azioni concrete, come la recente requisizione (illegale) di almeno due petroliere da parte statunitense - definita da Caracas un atto di "pirateria" e "furto" -, conferma queste affermazioni. L’operazione ha avuto anche un costo umano: più di cento persone sono morte in oltre venti bombardamenti contro piccole imbarcazioni nelle acque caraibiche e del Pacifico, senza che Washington abbia pubblicamente dimostrato alcun legame di queste con attività illecite.

La tensione ha raggiunto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, convocato d’urgenza su richiesta del Venezuela. Davanti al consesso internazionale, il rappresentante permanente venezuelano, Samuel Moncada, ha condannato le azioni statunitensi definendole come "la riconquista di tutto il continente" e una "massiccia violazione del diritto internazionale". Una posizione che ha trovato un forte sostegno nella Russia, il cui ambasciatore Vasili Nebenzia ha avvertito che quanto accade al Venezuela potrebbe diventare un "modello per future azioni militari contro altri Stati latinoamericani". Anche Cina, Nicaragua, Cuba e diversi paesi della regione, tra cui Messico, Brasile e Colombia, hanno espresso solidarietà a Caracas.

Nel suo intervento, Maduro ha tracciato una cronistoria dei tentativi, tutti fallimentari, di Washington e dei suoi alleati interni di imporre un cambio di regime in Venezuela attraverso il sostegno a leader dell’opposizione estremista e golpista. Ha ricordato figure come Pedro Carmona Estanga, protagonista del golpe del 2002, Henrique Capriles Radonski, sconfitto nelle elezioni del 2013, e Leopoldo López. Con tono particolarmente duro, ha accusato ex funzionari della Casa Bianca - John Bolton, Rex Tillerson, John Kelly e Mike Pompeo - di aver "inventato" Juan Guaidó, investendo in lui "migliaia di milioni di dollari". Oggi, ha affermato, la stessa strategia si ripete evidentemente con María Corina Machado, da lui descritta come "la nuova versione di Guaidó", soprannominata "la Sayona", di "pensiero estremista e mente isterica". "Hanno sempre scommesso sull'estremismo", ha dichiarato Maduro, contrapponendo a questa strategia la costruzione da parte del chavismo di una "patria rafforzata, bella, pacifica e sovrana".

Il fulcro della risposta venezuelana è però una ferma dichiarazione di resistenza nazionale. Con un passaggio in inglese, il presidente ha scandito che è "impossible" per gli Stati Uniti imporre un modello di "dominazione coloniale e schiavista" per depredare le risorse del paese. "Qui c'è un popolo radicato nel territorio, nelle comunità, nelle università, nelle fabbriche, nelle caserme", ha proclamato, "e questo popolo ha dimostrato sufficiente capacità di condurre la nostra patria per il buon cammino". Un messaggio che vuole essere al tempo stesso di fermezza e di apertura al dialogo, ma solo se basato sul "rispetto reciproco". Maduro ha infine lanciato un appello ai media statunitensi, invitandoli a liberarsi dall'influenza delle molti "lobby" – da quella petrolifera ai corrotti di Miami - e ad aprire gli occhi sulla "Venezuela profonda che vuole la pace", che ha dalla sua "la ragione storica, legale, giuridica" e, ha concluso, "le benedizioni di Nostro Signore Gesù Cristo".

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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