Hiroshima. Obama non si scusa. Il genere umano si

Hiroshima. Obama non si scusa. Il genere umano si

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di Alessandro Bianchi

Obama ad Hiroshima. Il primo presidente degli Stati Uniti che visita il luogo del più grande crimine di guerra nella storia dell'umanità.



Solo un governo nella storia si è spinto nel crimine dei crimini, l'utilizzo di una bomba atomica contro obiettivi civili: il regime degli Stati Uniti. Obama, alla guida della principale potenza nucleare al mondo, in visita ad Hiroshima è anche in vena di umorismo. "Costruiamo un mondo senza nucleare".

Intanto nella città, che non dimentica, l'accoglienza è stata questa:






La propaganda occidentale è all'opera, sempre. Guardate la mistificazione, l'arroganza. In Italia lo chiamano giornalismo.

Obama non si è scusato del crimine dei crimini. Questa l'arroganza del regime più sanguinario dalla seconda guerra mondiale ad oggi.

Obama non si è scusato per questo:





per questo:



Per questo:



per questi effetti sulle persone:



per questo:



per questo:



Il mattino del 6 agosto 1945 alle ore 8:15, "Little Boy" (macabro nome scelto dal regime statunitense) colpisce la città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell'ordigno "Fat Man" su Nagasaki. Il numero di vittime dirette è stimato tra 100 000 a 200 000, gli studi fatti fino ad oggi non concordano. Quel che è certo è che furono quasi esclusivamente civili. Gli effetti "secondari" sono di autentica carneficina per gli anni successivi.

Testimone oculare del bombardamento di Hiroshima fu il padre gesuita e futuro generale dei gesuiti Pedro Arrupe, che allora si trovava in missione in Giappone presso la comunità cattolica della città e che portò aiuto ai sopravvissuti. Riguardo al bombardamento atomico egli scrisse: « Ero nella mia stanza con un altro prete alle 8:15, quando improvvisamente vedemmo una luce accecante, come un bagliore al magnesio. Non appena aprii la porta che si affacciava sulla città, sentimmo un'esplosione formidabile simile al colpo di vento di un uragano. Allo stesso tempo porte, finestre e muri precipitarono su di noi in pezzi. Salimmo su una collina per avere una migliore vista. Da lì potemmo vedere una città in rovina: di fronte a noi c'era una Hiroshima decimata. Poiché ciò accadde mentre in tutte le cucine si stava preparando il primo pasto, le fiamme, a contatto con la corrente elettrica, entro due ore e mezza trasformarono la città intera in un'enorme vampa. Non dimenticherò mai la mia prima vista di quello che fu l'effetto della bomba atomica: un gruppo di giovani donne, di diciotto o venti anni, che si aggrappavano l'un l'altra mentre si trascinavano lungo la strada. Continuammo a cercare un qualche modo per entrare nella città, ma fu impossibile. Facemmo allora l'unica cosa che poteva essere fatta in presenza di una tale carneficina di massa: cademmo sulle nostre ginocchia e pregammo per avere una guida, poiché eravamo privi di ogni aiuto umano. L'esplosione ebbe luogo il 6 agosto. Il giorno seguente, il 7 agosto, alle cinque di mattina, prima di cominciare a prenderci cura dei feriti e seppellire i morti, celebrai Messa nella casa. In questi momenti forti uno si sente più vicino a Dio, sente più profondamente il valore dell'aiuto di Dio. In effetti ciò che ci circondava non incoraggiava la devozione per la celebrazione per la Messa. La cappella, metà distrutta, era stipata di feriti che stavano sdraiati sul pavimento molto vicini l'uno all'altro mentre, soffrendo terribilmente, si contorcevano per il dolore. »

Il Giappone era ormai vicino alla resa, ma gli Stati Uniti volevano dare un messaggio al mondo: da allora c'era un padrone e sarebbe stato il padrone più sanguinario della storia, come abbiamo imparato a capire fino ai giorni nostri.

Tra tutte le vittime di Hiroshima, la più nota e' Sadako Sasaki. Per la sua forza di sopravvivere e simbolo di speranza per il futuro, il suo monumento è meta di centinaia di studenti che portano lei un tributo. Trovandosi a 1,7 km. dall'esplosione e all'eta' di 2 anni rimase illesa. Cresceva diventando una ragazza energica e sportiva. Nell'autunno del 1954, tuttavia, si ammalo' e a febbraio fu ricoverata all'ospedale per una grave forma di leucemia. Conosceva la leggenda delle 1000 gru che, se piegate con la carta, pensava potessero aiutarla a combattere la malattia. Il 25 ottobre dello stesso anno mori alla tenera eta' di 12 anni.



Obama in visita ad Hiroshima  non si è scusato di tutto questo, mostrando al mondo il volto del regime che guida. Obama non si scusa, il genere umano si.

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