I bed&breakfast sono il cavallo di Troia della predazione finanziaria, adesso lo ammettono anche le agenzie immobiliari....
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di Antonio Di Siena
I bed&breakfast sono il cavallo di Troia della predazione finanziaria, adesso lo ammettono anche le agenzie immobiliari.


L’altro giorno, con un comunicato estremamente chiaro, l’Ufficio Studi Tecnocasa ha definitivamente chiarito il quadro. A Bari i dati sull’aumento dei valori immobiliari fanno segnare un ulteriore rialzo: +6,7% complessivo, +12,1% nel centro, con picchi nel Borgo Antico e Murat. Numeri che non descrivono semplicemente l’ennesima fase di “crescita del mercato” ma fotografano un’esiziale trasformazione urbana della città, con conseguente mutazione dei rapporti di forza.
Il passaggio più illuminante è il seguente: gli immobili precedentemente gestiti dai micro host (piccoli investitori che cercavano di arrotondare lo stipendio o sbarcare il lunario con gli affitti brevi) vengono sistematicamente venduti a società specializzate, che operano in modo professionale nel settore turistico-ricettivo.
Un processo niente affatto neutro ma tutto politico: un processo di costante concentrazione della rendita che sposta proprietà, proventi e capacità di indirizzo politico nelle mani dei grandi gruppi finanziari internazionali.
Società che, a differenza dei piccoli, sono in grado di investire di più e meglio, garantire servizi hi-tech, assorbire costi, vincoli e - ovviamente - volumi.
Il risultato non è un ridimensionamento dell’offerta e/o della pressione turistica, ma la professionalizzazione e finanziarizzazione del settore turistico che si fa struttura gestita da gruppi di influenza.
Con esso cambia anche la destinazione degli immobili: non più beni d’uso, tetti sulla testa da lasciare in eredità ai figli, ma asset di portafoglio da stimare in termini di rotazione e margini di redditività.
Un passaggio tipico che va in scena ovunque a Bari come ad Atene; a Napoli come a Lisbona. Un processo in cui l’aumento dei prezzi non è un mero effetto collaterale, ma la prova del successo di un modello che non giova alla salute della città: ma esclusivamente a chi beneficia dell’enorme flusso di denaro proveniente dalla filiera. Un successo che misura la città in termini di efficienza da conto economico e non come luogo di comunità, svilendo il concetto di cittadinanza e incoraggiando la rendita.

Ma sul punto occorre chiarire un concetto: le fantomatiche “leggi più stringenti” citate nel comunicato (e troppo spesso evocate come unica alternativa di salvezza) non sono la causa del processo di conversione. Sono semplicemente il volano che lo accelera, alzando la soglia di accesso al mercato. Detto in altri termini: le nuove regole non colpiscono il modello in sé, ma si limitano a selezionare gli attori favorendo soggetti più capaci e con maggiore capitalizzazione.
E il cui unico effetto non è la de-turistificazione ma la sua concentrazione oligopolistica. Una sorta di legge darwiniana da selezione del mercato.
La questione - quindi - non è tanto normare in modo più o meno rigido, sperando di mitigare il fenomeno. Quanto, piuttosto, rendersi conto che ciò a cui assistiamo oggi è l’effetto diretto di decenni di politiche tese a legittimare i tagli alla spese e castrare lo sviluppo produttivo e occupazionale concreto in favore di quello effimero e legato a flussi e narrazioni estetizzanti. E che ha condannato le città del Sud Europa a scegliere tra sopravvivere di turismo o sprofondare.
E adesso che il processo di conversione economica - che sta irrimediabilmente svuotando i quartieri e sostituendo lo sviluppo con la rendita di pochi e la precarietà di moltissimi - inizia ad espellere non solo i residenti ma anche quei piccoli investitori che hanno spalancato con entusiasmo le porte della città al turismo “apotropaico”, qualcuno inizierà finalmente a rendersi conto che continuare su questa strada significa sottrarre l’intero potere politico alla cittadinanza e al suo consiglio comunale per consegnarlo definitivamente ai consigli di amministrazione?
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Per approfondire. "TURISTI A CASA NOSTRA" (LAD EDIZIONI, 2025)
di Antonio Di Siena

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