"So quando una voce viene accettata". Ghali risponde alla censura alla cerimonia Milano-Cortina

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"So quando una voce viene accettata". Ghali risponde alla censura alla cerimonia Milano-Cortina


di Agata Iacono


Non si placa la polemica sui social sulla partecipazione di Ghali alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali. Ghali al festival di Sanremo del 2024 aveva suscitato "scandalo" perché aveva osato denunciare il genocidio in Palestina.
 
A Ghali è stato impedito di cantare l'inno d'Italia, (storpiato da una Pausini un playback). Gli è stato invece affidato il compito di recitare una poesia di Gianni Rodari contro la guerra.
 
Qualcosa dovevano pur fingere di fare, sulla Pace, visto che le Olimpiadi simboleggiano la pace: si ispirano all'antica tradizione greca della "ekecheiria" (tregua sacra), un periodo in cui i conflitti venivano sospesi per permettere lo svolgimento dei Giochi. Rappresentano, universalmente, un ideale di fratellanza, unendo popoli diversi nel rispetto, nel dialogo e nella sana competizione sportiva. 
 
E così il compito viene assegnato astutamente a Ghali, che ci deve essere per simboleggiare un "nonsochè di pacato pietismo" per il popolo palestinese, ma senza parlarne mai.
 
Ma Ghali, al tempo stesso, deve non esserci. Serve solo a comparire come ologramma lontano, con un controllo serrato perché non gli venisse in testa di mettersi una medaglietta con i colori palestinesi, in playback (secondo molti media), perché non gli scappasse qualche parola in più o addirittura in arabo...
 
E così Ghali non è mai stato presentato dai presentatori televisivi, non è mai stato detto il suo nome, non è mai stato inquadrato da vicino, tutta la sua breve esibizione è stata coperta dai commentatori sportivi.
 
Prima della sua performance, Ghali stesso aveva pubblicato una lettera sulla sua partecipazione alla cerimonia inaugurale, in varie lingue tra cui l'arabo.
 
Ecco il post da Ghali sui social"
 
"A tutti
 
Lo so.
 
So quando una voce viene accettata.
So quando viene corretta.
So quando diventa di troppo.
 
So perché vogliono uno come me.
So anche perché non mi vorrebbero.
 
So perché mi hanno invitato.
So anche perché non ho più potuto cantare l’Inno d’Italia.
 
So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace.
So che poteva contenere più di una lingua.
So che una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo.
 
So che un mio pensiero non può essere espresso.
So anche che un mio silenzio fa rumore.
 
So che è tutto un Gran Teatro.
 
Ghali"
 
Intanto, la delegazione Israeliana è stata fischiata ed è stato fischiato anche Vance, quando è comparso sul maxischermo, con grande sorpresa di Trump, che ha commentato: "È sorprendente perché piace alla gente. Beh, voglio dire, ora si trova in un Paese straniero. Per essere onesti, non viene fischiato in questo Paese".
 
Il video di Ghali sta intanto diventando virale e non solo sui social. 

Agata Iacono

Agata Iacono

Sociologa e antropologa

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