Alessandro Di Battista: "Non si può tenere un intero popolo in un lager"

Alessandro Di Battista: "Non si può tenere un intero popolo in un lager"

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di Alessandro Di Battista*

 

L’assedio alla striscia di Gaza (un “lager” moderno, una prigione a cielo aperto creata dai governi israeliani e permessa dal silenzio indecente della cosiddetta comunità internazionale, Unione Europea in primis) è un crimine contro l’umanità che nessun atto terroristico, nessuna azione militare, nessun attacco subito, giustifica. Si tratta dell’ennesimo crimine commesso dal governo israeliano a danno della popolazione più vessata e dimenticata delle terra, forse addirittura della Storia. 

Tagliare l’acqua, l’elettricità, bloccare gli aiuti alimentari internazionali è un crimine che nessuno nella storia moderna ha pensato di fare. Il silenzio assordante dei paesi occidentali che preferiscono mostrare le bandiere di Israele sui palazzi istituzionali al posto di dire la cosa più semplice e sensata del mondo ovvero che non ci sarà mai Pace senza uno Stato palestinese legittimo, sovrano e riconosciuto, è anch’esso un crimine morale. Ed il giochetto di dare dei giustificazionisti dei tremendi episodi di terrore di questi giorni a coloro che giustamente ricordano che c’è un aggredito ed un aggressore (gli aggrediti sono i palestinesi e l’aggressore è il governo israeliano) è un osceno tentativo di mistificazione della realtà. 

Io da anni mi sgolo dicendo (e scrivendo) che la rabbia sarebbe cresciuta perché non si può tenere in gabbia un intero popolo, occuparne le terre con la violenza, gettare cemento nei pozzi o trucidare decine-centinaia di giovani palestinesi nell’assoluta impunità. Ora chi da anni dice questo diventa un giustificazionista. Chi al contrario sono anni che preferisce tacere per viltà o per salvaguardare le proprie carriere diventa quello bravo, quello responsabile, quello che sostiene la democrazia. Il mondo alla rovescia. 

Scrisse Brecht: “Tutti a dire della rabbia del fiume in piena e nessuno della violenza degli argini che lo costringono”. E questo non giustifica nulla. Ma sono parole che andrebbero lette e rilette da chi intende capirci qualcosa della questione palestinese. I cittadini italiani parlino di pace, i politici non lo faranno mai.

 

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