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Argentina-FMI, attivisti per i diritti umani denunciano accordo che consegna il paese alla «dittatura del mercato»

 

La denuncia attraverso una lettera aperta indirizzata al presidente Mauricio Macri. Primo firmatario il Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel

 


di Fabrizio Verde

Senza diritti sociali è impossible vi sia rispetto dei diritti umani. Per questo un gruppo di difensori dei diritti umani in Argentina, con alla testa il premio Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel, ha indirizzato una lettera aperta al presidente Mauricio Macri, che ha appena gettato l’Argentina nell’abbraccio mortale del Fondo Monetario Internazionale. Un organismo che nel paese sudamericano ha già compiuto guasti inenarrabili tra la fine del novecento e gli inizi degli anni duemila. 

 

Il dramma del default, la miseria crescente e la disoccupazione di massa, sono ancora ben presenti nella mente del popolo argentino che adesso è rimbombato nella stesso incubo. A dire il vero già assaporato sin dall’insediamento del regime neoliberista di Mauricio Macri. Bisogna ricordare che la prima squadra di governo segnò la consegna di Buenos Aires alla gestione delle multinazionali. Sono seguite, poi, le classiche politiche di neoliberismo selvaggio che hanno provocato: disoccupazione, esplosione dell’inflazione, aumento delle tariffe per servizi essenziali come gas ed energia elettrica, cancellazione di benefit sociali. Recrudescenza della repressione: il caso di Milagro Sala è paradigmatico in tal senso. 

 

Nella lettera in cui si contesta l’intesa con il Fondo Monetario Internazionale leggiamo di un accordo «che stabilisce in maniera particolarmente scandalosa, la consegna della nostra sovranità come nazione, la vita e i diritti di tutti i suoi popoli, alla dittatura del mercato. Accordo che dovrebbe essere discusso e respinto dal Congresso della Nazione per non calpestare le Bandiere di libertà, giustizia ed uguaglianza che, in ogni caso, continueremo a sollevare come popolo argentino».

 

Pérez Esquivel e gli altri firmatari, denunciano inoltre: «Il costo di questo accordo di sottomissione neocoloniale sarà disastroso per l'immensa maggioranza di coloro che vivono in Argentina.

Porterà più povertà, meno occupazione, salari e pensionamenti, più depredazione e saccheggio dei nostri beni comuni, meno investimenti in diritti umani fondamentali come acqua, salute, istruzione, alloggi e trasporti, per cominciare. Per non parlare di più debito e la perdita diretta del nostro diritto all'autodeterminazione e strumenti chiave di qualsiasi politica economica sovrana». 

 

Perché l’unico obiettivo del regime neoliberista è «garantire al Dio Mercato e alle potenze economiche locali e straniere che operano attraverso di esso, che qualunque cosa accada, continueranno a caricare i loro interessi sul debito pubblico. Come con l'accordo firmato dalla giunta militare, guidato dal genocida Videla, appena due giorni dopo il colpo di stato del 1976».

 

L’alternativa allo strozzinaggio criminale del Fondo Monetario Internazionale che opera per garantire «gli interessi del grande capitale sui diritti dei popoli» è rappresentata da quelle istituzioni come Unasur, Celac e Mercosur, disprezzate dal governo Macri che agisce attivamente per il loro progressivo smantellamento. 

 

Perché un’America Latina unita su basi solidali e cooperativistiche, avrebbe la forza di rifiutare con forza ogni ingerenza: sul campo economico e finanche militare. 

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