Attacco in Daghestan: a chi giova la destabilizzazione del Caucaso?

Attacco in Daghestan: a chi giova la destabilizzazione del Caucaso?

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Ad un anno esatto dall’ammutinamento di Evgeni Prigozhin, uno scioccante attacco terroristico di matrice islamica ha sconvolto il Daghestan, la repubblica caucasica della Federazione Russa situata tra il mar Caspio e l’Azerbaijan, dunque di importanza strategica. 

Commandos di uomini armati hanno preso di mira obiettivi cristiani ed ebraici ed hanno assassinato una figura simbolo del dialogo inter-religioso della regione a maggioranza islamica. 

Il raid coordinato in diverse città è stato rivendicato dall’ISIS-K ma, se è certa la natura waabita, il gruppo armato è riconducibile ad un importante esponente locale di Russia Unita, Magomed Omarov. Dei sei terroristi eliminati, due erano suoi figli – uno dei quali comandante del gruppo armato – e un terzo era il nipote. Oltre al radicalismo, potrebbero nascondersi conflitti di potere di natura locale? L’Institute of Study of War ha attribuito l’attacco al ramo del Caucaso settentrionale dello Stato islamico (IS), Wilayat Kavkaz.

Cosa è successo

Verso le ore 18 di domenica 23 giugno, Pentecoste ortodossa, sono iniziate ad arrivare le prime notizie di sparatorie a Derbent, città marittima vicina al confine con l’Azerbaijan. Poco prima, un gruppo armato ha fatto irruzione nella chiesa ortodossa dell'Intercessione della Beata Vergine Maria in via Lenin e ucciso il Pope, Nikolai Kotelniv, figura molto influente nella comunità ortodossa locale, con un peso fondamentale nel delicato dialogo inter-religioso. Potrebbe essere lui uno degli obiettivi principali dell’attacco, in base ad alcuni elementi emersi nelle investigazioni. E’ stato sgozzato davanti agli occhi della moglie ed in seguito è stato dato fuoco all’edificio. 

Nello stesso momento, un altro commando ha attaccato con ordigni incendiari la Sinagoga di Makhachkal, città sulla costa del mar Caspio a 120 km nord da Derbent. Sulle porte del tempio in fiamme è stata lasciata la scritta “2:120”, il numero della seconda sura del Corano che invita a opporsi agli ebrei e ai cristiani. In una zona vicina della città i miliziani hanno ingaggiato un conflitto a fuoco con forze dell’ordine, dopo aver dato fuoco ad almeno un’auto della polizia. Quattro agenti di polizia sono stati uccisi e diversi sono rimasti feriti.

Anche due membri del gruppo armato sono rimasti a terra: Osman e Adil Omarov, due degli otto figli del capo del distretto di Sergokalinsky. 

Sempre a Makhachkala è stata presa di mira la Cattedrale della Santa Assunzione. Il custode della chiesa è stato ucciso e 19 persone, tra sacerdoti e fedeli, si sono asserragliati in una sala, dove sono rimasti per diverse ore. Inoltre alcuni filmati diffusi sui social hanno mostrato le immagini dell’arresto in spiaggia di due membri del gruppo, con i bagnanti in fuga in preda al panico. 

Una sinagoga sarebbe stata incendiata anche a Makhachkala, ma la notizia non è stata confermata da fonti ufficiali russe. 

Il governo regionale ha dunque imposto il regime antiterrorismo. Nonostante l’imponente dispiegamento di veicoli militari e blindati, i terroristi sono riusciti ad agire in una terza località, il villaggio di Sergokala nel Daghestan, dove hanno sparato ad un’auto della polizia, ferendo un’agente. L’operazione antiterrorismo si è conclusa in serata a Derbent, mentre a Makhachkala gli scontri a fuoco sono continuati sino a notte fonda. Solo lunedì mattina, dopo che le forze dell’ordine hanno passato a setaccio il mercato e i possibili nascondigli dei miliziani, è stato tolto l’allarme.  

Il bilancio dell’operazione è stato durissimo. I fondamentalisti hanno ucciso venti persone in tutto, tra cui 17 agenti di polizia, compreso il capo del dipartimento della città di Ogni, e tre civili, tra cui padre Nikolai. Sono state ferite e soccorse in ospedale diverse decine di persone. Sei islamisti sono stati eliminati: tra questi i due figli e il nipote di Omarev e il campione di MMA Gadzhimurad Kagirov. Non è noto il numero dei terroristi arrestati. Il governo ha proclamato tre giornate di lutto il 24, 25 e 26 luglio. 

Le reazioni pubbliche

Il Daghestan è uno stato a maggioranza islamica del Caucaso, dove vivono minoranze ebree e cristiano-ortodosse. Il delicato equilibrio della regione era stato provato lo scorso autunno, con il pogrom in aeroporto contro profughi israeliani, arrivati da Tel Aviv. Non ci furono conseguenze, ma fu un segnale di allerta. Ciò adesso che si teme è il conflitto religioso. 

Per questa ragione il primo ad intervenire, mentre i combattimenti urbani erano in corso, è stato Ramzan Kadyrov, il controverso leader della Cecenia. Kadyrov ha duramente condannato i terroristi waabiti, definendoli “non umani”. 

"Una vile provocazione ed un tentativo di provocare discordie religiose", ha dichiarato in una nota ufficiale, in cui ha espresso il cordoglio a nome del popolo ceceno e offerto assistenza al Daghestan. 

Il Patriarca Kirrill ha chiesto di reprimere ogni tentativo di ostilità interetnica e di radicalizzazione delle religioni. Ha affermato che la scelta del giorno del 23 giugno, quando i cristiani ortodossi celebrano la Santissima Trinità, “mette a nudo l’essenza diabolica delle intenzioni dei terroristi”.

Pericolo terrorismo waabita nella regione 

La filiale russa di Al-Azaim Media dell'IS-K ha pubblicato una dichiarazione la sera del 23 giugno elogiando "i loro fratelli del Caucaso" per aver dimostrato di cosa erano capaci, con riferimento all’attacco in Daghestan. 

“La nostra recente chiamata non ci ha fatto aspettare a lungo. I nostri fratelli del Caucaso hanno fatto sapere che sono ancora forti, hanno mostrato di cosa sono capaci, si sono schierati contro gli infedeli, non hanno avuto paura di nulla, hanno lasciato questa i beni terreni (dunya) e sono andati a combattere per la per amore di Allah e per diffondere le Sue parole”, si legge nel comunicato.

Il messaggio potrebbe essere propaganda, ma il sito ISW mette in evidenza che la struttura antiterrorismo regionale dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) aveva specificamente avvertito che Wilayat Kavkaz è diventata più attiva in seguito all'attentato dello scorso marzo vicino Mosca.

Tuttavia, a differenza del Crocus, l’attacco è stato condotto da cittadini della Federazione Russa del Daghestan, legati ad esponenti di Russia Unita (Omarev è stato immediatamente espulso dal partito ed ha negato ogni coinvolgimento nelle azioni dei due figli). 

La popolazione non è stata presa di mira. I terroristi hanno scelto come obiettivi luoghi di culto cristiani ed ebraici, un pope simbolo del dialogo tra le religioni e le forze di polizia (ovvero lo Stato). La reazione delle forze dell’ordine non è stata devastante, con limitate perdite per i terroristi. In altre occasioni, come si sa bene, le forze russe non sono andate molto per il sottile. Ciò suggerisce da un lato l’intenzione degli islamisti di lanciare una sorta di “guerra di liberazione” contro gli “infedeli”, facendo leva sulla fede per ottenere il sostegno del popolo, dall’altro la cautela di Mosca, che non intende procedere con una repressione sanguinaria. 

Il Daghestan non rappresenta un pericolo di stabilità per Mosca, ma un rapporto sempre più teso con le minorante musulmane, può portare nuove reclute al Wilayat Kazkaz e ad altri gruppi estremisti della regione. Tuttavia, un eventuale focolaio waabita nel Caucaso non potrà essere tollerato, mentre il fronte ucraino resta aperto. Il ruolo del leader della vicina cecenia, fedelissimo (almeno per ora) a Putin sarà determinante per contenere la radicalizzazione. Ed in virtù di ciò in futuro Kadyrov potrà rivendicare crediti politici – e non solo - a Mosca. 

Attori esterni? 

Nonostante il coinvolgimento di un esponente locale di Russia Unita, la pista del complotto di potere sembra poco fondata. Al momento in cui si scrive non sono emerse responsabilità di Magomed Omarev e non possono esserci dubbi sul movente religioso dell’attacco, ascrivibile al terrorismo waabita. Ciò chiaramente porta a collegamenti con l’estero. Il capo del Daghestan Melikov ha dichiarato che i terroristi hanno ricevuto addestramento fuori dal Paese. Inoltre è stato confermato l’utilizzo di armi statunitensi. Per la precisione un fucile d'assalto americano AR-15 con ottica, utilizzato per gli omicidi di massa. Non è noto se i terroristi siano stati impiegati in scenari di guerra, ad esempio in Siria.

Il leader del partito liberaldemocratico Leonid Slutsky ha accomunato gli attacchi a Sebastopoli e in Daghestan “ ispirati dall'esterno per dividere il popolo russo e seminare il panico”, tuttavia non ha puntato il dito contro Kiev. Lo stesso Dmitry Medvedev, falco del Cremlino, ha condannato l’attacco “compiuto da estremisti”, prendendosela con “le autorità americane, i banderisti e i pazzi fanatici”. Se ci sono stati aiuti esterni, ed è probabile che ci siano stati, i promotori vanno ricercati fra quei soggetti che supportano e finanziano il wahabismo e l’ISIS-K. Attori presenti nella vicina penisola arabica. 

Dal Daghestan passerà il corridoio Nord-Sud, l’ambizioso progetto che collegherà via terra Mosca all’Iran, attraverso l’Azerbaijan, con una rete ferroviaria di 7.200km da costruire entro il 2028. Il progetto è destinato a stravolgere la geopolitica dell’area, ridefinendo le relazioni fra le potenze regionali. Alcuni Paesi ne usciranno rafforzati, altri perderanno il loro status. A meno che una destabilizzazione dell’area non ne ostacoli la realizzazione. Chi ha da perderci? 

Clara Statello

Clara Statello

Clara Statello, laureata in Economia Politica, ha lavorato come corrispondente e autrice per Sputnik Italia, occupandosi principalmente di Sicilia, Mezzogiorno, Mediterraneo, lavoro, mafia, antimafia e militarizzazione del territorio. Appassionata di politica internazionale, collabora con L'Antidiplomatico, Pressenza e Marx21, con l'obiettivo di mostrare quella pluralità di voci, visioni e fatti che non trovano spazio nella stampa mainstream e nella "libera informazione".

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