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Brasile, Noam Chomsky denuncia «la censura di tipo fascista» contro Lula

 

Noam Chomsky sul quotidiano statunitense The Intercept scrive che la sentenza è basata su «delazioni pagate (…) e del tutto sproporzionata rispetto al crimine imputato» contro Lula

 

L’ex presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, si trova incarcerato a Curitiba senza alcuna prova a concreta alle deboli accuse avanzate a suo carico dal giudice Sergio Moro. Gli è stato impedito di correre alle prossime presidenziali, dove secondo tutti i sondaggi avrebbe vinto a mani basse, e adesso in galera è sottoposto a un’odiosa censura definita di carattere «fascista» dall’intellettuale statunitense Noam Chomsky. Un trattamento che non viene riservato nemmeno ai narcotrafficanti. 

 

Il quotidiano argentino Pagina|12 evidenzia i nomi delle personalità che gli ultimi tempi si sono recate in gare per sincerarsi delle condizioni di detenzione dell’ex presidente del Brasile. Un vero e proprio prigioniero politico. Chomsky, il premio Nobel per la Pace Adolfo Perez Esquivel, l'ex premier italiano Massimo D'Alema e l’ex sindaco di Città del Messico Cuauhtemoc Cardenas, figurano tra questi.

 

Adesso, visto che tramite questa misura che rientra in pieno nel lawfare in corso contro la sinistra latinoamericana, a correre per la presidenza saranno Fernando Haddad del Partito del Lavoratori e Manuela D’Avila del Partito Comunista del Brasile come candidata alla vicepresidenza. Haddad, già sindaco della città di San Paolo, ha incontrato Lula in carcere nella giornata di lunedì. 

 

Gli incontri con persone provenienti dall’esterno sono limitati a un giorno alla settimana. Mentre al politico brasiliano è stato vietato di rilasciare interviste. 

 

Secondo un sondaggio pubblicato da Globo, il candidato dell’estrema destra Jair Bolsonaro avrebbe raggiunto il 31% delle preferenze dei brasiliani, mentre Haddad è fermo al 21%. Dieci punti da recuperare in vista del ballottaggio per il candidato della sinistra brasiliana che propone di tornare a fare il Brasile di nuovo felice. 

 

Noam Chomsky sul quotidiano statunitense The Intercept scrive che la sentenza è basata su «delazioni pagate (…) e del tutto sproporzionata rispetto al crimine imputato» contro Lula, «un prigioniero isolato in una cella e con le visite limitate a una volta alla settimana». 

 

Al leader del PT «è stato impedito di partecipare alle elezioni e ci sono buone probabilità che vinca Bolosnaro (…) un autoritario disgustoso e grezzo, un ammiratore della dittatura». 

 

Infine Chomsky avanza un paragone con Antonio Gramsci. L’intellettuale marxista e segretario del Partito Comunista Italiano incarcerato dal regime fascista per «impedire che il suo cervello non funzioni per 20 anni». Parimenti le élite brasiliane vogliono che luna resti confinato in galera affinché «la sua parola non possa raggiungere il popolo». 

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