"Ci vogliono circa quattro minuti". L'opzione Apocalisse e Hillary Clinton

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"Ci vogliono circa quattro minuti". L'opzione Apocalisse e Hillary Clinton


PICCOLE NOTE
 

«Quando il Presidente ordina un attacco nucleare gli ufficiali devono lanciare. Ci vogliono circa quattro minuti». Così Hillary Clinton nel corso dell’ultimo dibattito televisivo contro Donald Trump.

Una dichiarazione inconsueta, perché mai un esponente politico o militare degli Stati Uniti d’America aveva rivelato tale tempistica, considerata alla stregua di un segreto di Stato.

 

Tanto che la Clinton, subissata dalle proteste, ha pensato di smussare, specificando che si tratta del «tempo minimo».

Una non smentita, che lascia intatto il funesto senso della frase, peraltro incongrua rispetto al dibattito.

 

Una rivelazione importante, molto più dell’esito del duello televisivo sul quale si soffermano i media, il quale peraltro non riveste alcun interesse. Tali dibattiti, infatti, non hanno spostato un voto, ché queste presidenziali si giocano su altri tavoli (le rivelazioni di wikileaks sulla Clinton, il variegato razzismo di Trump etc.).

 

Invece occorre soffermarsi su quell’affermazione, che vede un (probabile) futuro presidente degli Stati Uniti parlare esplicitamente e in termici tecnici di un attacco nucleare, inteso ovviamente come preventivo e diretto contro la Russia. Cosa a dir poco inquietante.

 

Più volte sul nostro sito abbiamo scritto che in certi ambiti neconservatori si sta accarezzando l’opzione Apocalisse. Che appare loro come unica via di uscita da un dilemma irrisolvibile.

 

Per tali circoli il ventunesimo secolo “deve” essere “americano”. Una supremazia globale (da declinarsi secondo le circostanze) oggetto di un documento niente affatto segreto che tali ambiti hanno condiviso con i loro politici di riferimento, tra cui la Clinton.

 

Progetto che è diventato fondamento delle guerre neocon attuate durante l’amministrazione Bush e di quelle portate avanti dall’ex Segretario di Stato Hillary Clinton sotto la presidenza Obama (sua la spinta per le guerre in Libia e in Siria, sua la supervisione della crisi ucraina).

 

Un disegno che però sta trovando ostacoli imprevisti: lo sviluppo economico della Cina, cui s’accompagna un’assertività globale ignota al passato, e il ritorno della Russia come superpotenza.

 

Ma soprattutto l’alleanza che si è creata tra i due colossi asiatici, in passato concorrenziali (tanto che Zbigniew Brzezinski, autorevole ex consigliere per la sicurezza nazionale, ha suggerito come priorità del prossimo presidente Usa quella di staccare Pechino da Mosca).

 

A questi imprevisti geostrategici si accompagna il crollo del sistema capitalistico-finanziario d’Occidente, destinato al collasso senza una riforma che il progetto neocon rifiuta.

 

Cosa che certo coinvolgerebbe anche i suoi antagonisti d’Oriente. I quali però, periferici all’epicentro del sisma, ne verrebbero toccati meno, tanto che si vedrebbero consegnata la supremazia internazionale.

 

Una situazione alla quale non sembra esserci via di uscita, almeno agli occhi di questi circoli sempre più impazziti. Da qui l’opzione Apocalisse, ovvero la guerra globale.

 

Un’opzione peraltro evocata dalla Clinton durante questa campagna elettorale: «Sono l’ultima cosa tra voi e l’Apocalisse (I’m the last thing standing between you and the Apocalypse)».

 

Una frase che è stata interpretata come un allarme lanciato per scongiurare un’eventuale vittoria di Trump, tanto che molti l’hanno tradotta liberamente accentuandola in tal senso.

 

In realtà, a stare alla lettera, e alla lettera la riporta il New York Times dal quale l’abbiamo ripresa, la frase suona alquanto ambigua.

Se davvero avesse voluto evitare tale ambiguità poteva appunto essere più esplicita. Invece ha scelto tale formulazione.

 

Una scelta che appare voluta, considerando peraltro che ogni sua parola in questa campagna elettorale viene soppesata dai suoi collaboratori. Tanto più un’affermazione così forte, che non poteva non fare il giro del mondo, come appunto è avvenuto.

 

Non poteva rivendicare esplicitamente tale opzione, ovviamente, pena la fine della sua corsa elettorale. Così ha scelto una formulazione enigmatica.

 

Per chiedere ancora una volta sostegno al mondo neocon, ricordandogli la consegna al loro progetto. Smarcandosi ancora una volta da altri ambiti che pure la sostengono nella speranza di poterla contenere in seguito (vedi ad esempio Obama).

 

I suoi fan come i suoi critici concordano sul fatto che la presidenza Clinton avrà un piglio molto aggressivo rispetto alla Russia. Forse non immaginano quanto…

 

Conforta il fatto che l’Apocalisse ha diverse letture: quella esoterica, propria di certi cerchi magici (nel senso letterale del termine), che la intendono come catastrofe globale. E quella cristiana, molto più felice. Resta che il momento è alquanto fosco.

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