Daspo a Puzzer. "Alternativa c'è" presenta interrogazione parlamentare

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Riceviamo e pubblichiamo questa interrogazione presentata al ministro dell'interno Lamorgese a prima firma Granato, senatrice dell'Alternativa C'è. 

 

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Interrogazione a risposta orale

 

GRANATO - Al ministro dell'Interno

Premesso che:

come riportato stamane in numerose notizie di cronaca, nei confronti di Stefano Puzzer, leader triestino dei manifestanti portuali di Trieste "No Green pass", sono state emesse le misure restrittive della circolazione del foglio di via obbligatorio e del divieto di soggiorno a Roma, per la durata di un anno;

secondo quanto riportato dalla stampa, il leader triestino, come atto di protesta contro le limitazioni governative, si era recato a piazza del Popolo, nell'attesa di un incontro per dialogare con le autorità: grazie alla sua notorietà, in seguito, era stato raggiunto da moltissime persone, contrarie alle misure draconiane e liberticide imposte con l'obbligo della certificazione verde;

come riporta una nota della questura capitolina emessa nella tarda serata di ieri, nei riguardi di Puzzer, è stato emesso un foglio di via obbligatorio con divieto di soggiorno per dodici mesi da Roma, con provvedimento motivato, e gli è stato contestualmente intimato di fare rientro a Trieste entro le ore 21 di mercoledì 3 novembre 2021;

inoltre, sempre secondo fonti di stampa, sarebbe intenzione della questura capitolina denunciare alla Procura della Repubblica Puzzer e chi abbia preso la parola durante il sit-in di protesta ai sensi dell'articolo 18 del testo unico della legge di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto n. 773 del 1931, per il reato di manifestazione non autorizzata, con l'aggravante, per Puzzer, di "esserne stato promotore";

valutato che:

le misure di prevenzione (foglia di via e divieto di soggiorno a Roma) comminate dalla questura appaiono palesemente eccessive e irragionevoli, come anche la volontà di voler denunciare Puzzer e tutti coloro che abbiano preso la parola in piazza per manifestazione non preavvisata. Puzzer, difatti, non ha promosso in alcun modo l'adesione alla sua protesta pacifica, alla quale hanno partecipato moltissime persone spontaneamente richiamate solamente dal 'tam tam' social, senza che vi sia stata alcuna forma, anche embrionale, di organizzazione pregressa;

considerato che:

nonostante il progressivo clima di terrore e le crescenti restrizioni alla libertà di circolazione e manifestazione del pensiero, Puzzer ha dimostrato l'immane 'forza' di una forma di protesta genuina e pacifica, rispetto alla quale l'unica risposta scelta dalle autorità e dal Governo, in luogo del dialogo e del confronto, è stata una risoluzione 'autoritaria';

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione del ministro in indirizzo e se ritiene legittime le misure comminate dalla questura di Roma nei confronti di Stefano Puzzer;

se nei confronti del leader triestino sia stata comminata la misura del divieto di soggiorno in uno o più comuni, diversi da quelli di residenza o di dimora abituale, di cui all'articolo 6, comma 2, del codice antimafia, il decreto legislativo n. 150 del 2011 (la quale, tuttavia, può essere solamente aggiunta, salvo eccezioni, alla sorveglianza speciale), oppure quella di cui all'articolo comma 2 del decreto-legge n. 17 del 2017, il cosiddetto 'Daspo urbano', secondo la cui disciplina, tuttavia, l'emissione del provvedimento restrittivo può avvenire nei casi di "reiterazione delle condotte di cui all'articolo 9, commi 1 e 2" del medesimo decreto (in violazione, quindi, dei divieti di stazionamento o di occupazione di "spazi afferenti aree interne delle infrastrutture, fisse e mobili, ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, e delle relative pertinenze"), ipotesi che non appare plausibile nel caso surriferito.

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