Fulvio Grimaldi - Stai Con Le Proteste In Iran? Stai Con Trump E Netanyahu

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di Fulvio Grimaldi per l'AntiDiplomatico

“Buon anno a ogni iraniano nelle piazze. E anche a ogni agente del Mossad che gli cammina a fianco” (Mike Pompeo, Segretario di Stato e direttore della CIA nel primo mandato di Trump)

Da Segretario di Stato Pompeo dichiarò che lo scopo delle feroci sanzioni imposte all’Iran non era di spingere il governo iraniano a cambiare, ma a spingere la popolazione iraniana a cambiare il governo.

Ricordo una mia visita a Teheran a un ambulatorio di medici volontari che provavano ad assistere e salvare la vita a persone, perlopiù giovani, affetti da leucemia e a cui le sanzioni negavano i farmaci. Alla frontiera tra Iran e Afghanistan, dai soldati di Tehran lì stanziati contro le infiltrazioni degli eserciti NATO (compreso il nostro),venni a sapere che, però, qualcosa i sanzionatori non negavano al consumo degli iraniani: era l’eroina che gli occupanti USA dell’Afghanistan cercavano di contrabbandare in Iran (e Russia), dopo averne promosso la coltivazione, a suo tempo proibita dai Taliban. In Europa arrivava alla base USA di Bondsteel, nel “neoliberato” Kosovo, e da lì ripartiva in direzione di giovani generazioni, potenzialmente “ribelli”, da sedare.

Ribadendo il principio alla base di tutte le sanzioni, Pompeo ammetteva che le sanzioni che affamano e uccidono non sono dirette ai governi, bensì al popolo. Questo avrebbe dovuto essere ridotto in un tale stato di miseria e disperazione da affrontare una guerra civile contro il proprio governo, democraticamente eletto, visto come responsabile.

Oggi tutti citano le difficoltà economico-sociali come motivo delle proteste. Ma si tratta di difficoltà economico-sociali di un paese potenzialmente ricco e potente, inflitte da una potenza esterna al solo scopo di imporre il proprio dominio e controllo geostrategico.

Se ci si ritiene oppositore della macchina genocida degli USA, uguale sotto tutti i presidenti e relative forze mandanti, non esiste la minima scusa per affamare e privare di cure una società civile, neanche quella, sacra e fondamentale per i ricchi e bianchi del pianeta, della rimozione del velo (in una popolazione femminile che vanta una più alta quota di donne laureate e in posizioni di responsabilità di qualsiasi paese europeo).

Anarcoidi e sinistri allo spritz oscillano tra imbarazzati silenzi e un più o meno esplicito sostegno alla rivolta in atto in Iran. Per quanto sostenuta dai terroristi del MEK, gruppo allevato dalla CIA, o dai tanto amati (da certa sinistra strabica) curdi, infiltrati e armati dal Kurdistan iracheno (sotto l’occhio benevolo del Mossad e dei nostri Carabinieri, stanziati a Irbil per “addestrare”) e siriano.

Dovrebbero rendersi conto che ogni espressione di approvazione al cambio di governo a Tehran equivale a una standing ovation al regime sociocida più distruttivo e letale che sia mai apparso sulla Terra.

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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA


L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità

 Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.


LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA

Pasquale Liguori

 Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.

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