Di migranti e ong

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Di migranti e ong

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PICCOLE NOTE


«L’impennata di sbarchi nei giorni di Pasqua ha avuto l’effetto di un’onda tellurica nelle stanze del governo. Non è normale che dai porticcioli libici partano 8500 migranti in poche ore. Un pullulare di barconi tutt’insieme ha preso il mare ed è andato incontro alle navi umanitarie». Così Francesco Grignetti per la Stampa del 20 aprile, che accenna al sospetto che questa escalation «non sia stata casuale».

 

«Un’azione logistica fuori dal comune, quasi di stampo militare», spiega una fonte che ha interpellato. Dietro questa escalation potrebbe esserci la «criminalità organizzata della Libia».

 

Ma il problema vero riguarda le attività delle ong che con navi, droni e aerei si piazzano «al limite delle acque territoriali libiche ed esercitando una “ricerca attiva”» recuperano i disperati del mare per poi consegnarli «nei porti italiani».

 

Un’attività, quella delle ong, che costa. E tanto: «Chi sono i veri finanziatori, da dove giungono le loro navi, quali inconfessabili accordi potrebbero avere alcune organizzazioni», sono le domande che interpellano le autorità e gli inquirenti italiani, accenna infine Grignetti.

 

In realtà l’ipotesi che esista una concertazione tra scafisti e alcune ong non è nuova, né lo sono le domande relative a tale connection, che non può ovviamente essersi generata solo in occasione delle feste pasquali.

 

La tratta dei disperati è un business di rilevanza primaria, dal momento che rende più o meno quanto il commercio della droga.

 

Val la pena accennare che è più che probabile un’ulteriore connection tra scafisti e bande armane consegnate allo jihadismo radicale, per le quali tale traffico è fonte non trascurabile di finanziamento.

 

Peraltro proprio l’attivismo incontrollato dello jihadismo alimenta la destabilizzazione nel mondo arabo e in Africa, incrementando a sua volta il flusso migratorio.



 

Né si possono ignorare i legami, più o meno diversificati, tra jihadismo e Agenzie del Terrore, quelle per intenderci che flagellano le terre d’arabia e a volte fanno strame in Occidente.

 

Imprescindibili ragioni umanitarie sottendono l’accoglienza dei disperati. Ma senza il necessario discernimento e un’altrettanto necessario contrasto del meccanismo perverso che alimenta i flussi migratori si rischia solo di far dilagare ancor più il caos.

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