Freedom Flotilla: l’Armata Brancaleone delle Ong

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Freedom Flotilla: l’Armata Brancaleone delle Ong

 


di Michelangelo Severgnini

Fatemi capire: la nave “Conscience” della Freedom Flotilla Coalition viene centrata dai droni israeliani in rada nei pressi dell’isola di Malta, poco prima di imbarcare Greta Thunberg e far rotta su Gaza per trasportare medicinali ed altri aiuti umanitari.

A denunciare l’episodio in Italia si distinguono voci quali L’Espresso, Lorenzo Tosa e Laura Boldrini.

Quindi tutto a posto. Fronte largo e via andare. A questo giro siamo uno squadrone.

Eh no, un momento.

“Le Ong in mezzo al mare non ci devono stare” è una formula che vale solo quando sono dirette in Libia o anche quando sono dirette a Gaza?

Salvare vite. Difendere i diritti.

Peccato, la nave per Tripoli non l’hanno mai organizzata. Magari avrebbero potuto comprare qualche africano schiavo in loco, liberarlo e portarlo direttamente in Italia.

La vita di ognuno di loro costa solo mille euro. Se ne potrebbero salvare tanti.

Perché non viene organizzata la nave per Tripoli? Stai buono, le milizie di quelle parti rubano il petrolio a nostro vantaggio e in fondo in fondo piacciono a tutti, all’Espresso, a Tosa, alla Boldrini. Meglio non disturbare. 

I migranti-schiavi si imbarcassero sui gommoni sgonfi e le Ong si facessero trovare in acque internazionali, a debita distanza. E se qualcuno casca in acqua nel mentre, lo inseriamo subito nelle statistiche che provano quanto siamo cattivi.

Ma Gaza no. Eh, Gaza è un’altra storia. Ah, per Gaza siamo disposti pure a sfidare Israele, a forzare l’embargo, ad attraccare direttamente nella striscia.

La santa crociata era in allestimento ed è stata colpita in rada nei pressi di Malta dal nemico. Non è un titolo delle cronache del quindicesimo secolo, è notizia di oggi. Anche perché in questo caso i colonialisti sono quelli che hanno attaccato i Crociati.

Eh no, un momento. Com’è possibile?

Infatti, è un po’ assurdo, no?

“Ma com’e che queste Ong sostengono i Palestinesi?”, potrebbe chiedere uno.

“Scusa, piuttosto io direi: è normale che le Ong sostengano i Palestinesi così come difendono i diritti in tutto il mondo”, potrebbe rispondere un altro.

Oddio, qui c’è da impazzire.

Per chi sto scrivendo? Il mio lettore a quale dei due campi appartiene?

Beh, poco importa, il fatto è questo: le Ong sostengono i Palestinesi.

Ma non erano quelle pagate da Soros? Sì, proprio quelle.

E Soros non è ebreo? Sì, lo è.

E dunque? 

Dunque vedete voi.

La verità è questa. 

Il movimento pro-Pal, nato negli Stati Uniti ed espansosi successivamente in Europa, poggia sulla stessa rete e sugli stessi finanziamenti del movimento “Black Lives Matter”.

Tiri quel filo, si muovono (ehm, si attivano) le stesse persone.

A sostegno della galassia pro-Pal ci sono: Alliance for Global Justice, Tides Foundation, Westchester Peace Action Committee, Common Counsel Foundation, Open Society Foundation, Solidaire, Kataly Foundation, Rockefeller Brothers Fund, Libra Foundation.

Negli Stati Uniti hanno messo a soqquadro i campus universitari. Cinque anni fa il movimento BLM doveva dare la spallata a Trump e lo fece. Presumibilmente questi altri dovrebbero fare altrettanto adesso (anche se elezioni ormai sono andate).

Gli sponsor di queste campagne, tra l’altro, sono gli stessi sponsor che al momento opportuno finanziano le campagne dei democratici. Ohibò!

Non so cos’abbiano Soros e i fratelli Rockefeller contro Netanyahu, ma non credo che abbiano come obiettivo lo smantellamento di Israele.

Non so come siano finiti a sostenere sigle pro-Hamas e persino pro-FPLP in Occidente, ma non credo che abbiano obiettivi in comune a lungo termine.

Sempre che i quadri di queste due formazioni palestinesi residenti in occidente siano ancora capaci di esprimere un punto di vista autentico.

Ora, ai due ipotetici lettori di prima possiamo rispondere: no, le Ong non difendono i diritti umani sempre. Lo fanno solo quando viene infilato il gettone. E anche in quel caso vanno a farfalle.

E all’altro lettore possiamo rispondere: ebbene sì, su Gaza è stato infilato il gettone e le marionette sono scese in campo.

Ma allora chi sono i colonialisti? La santa crociata delle Ong o gli Israeliani che occupano e distruggono la Palestina?

Entrambi.

Le famiglie ebree giocano a fare la guerra. La provocano, ne raccolgono le vittime, ne amplificano le rivendicazioni, poi testimoniano il loro genocidio, denunciano nei tribunali, si prendono le prime pagine dei giornali (spesso da loro finanziati) e mettono in azione gli “attivisti volontari a gettone”. Poi la guerra ricomincia.

Si chiama “Pal-washing”, ne avevo scritto un anno fa esatto (https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_palwashing_vive_e_regna_in_mezzo_a_noi/41939_54472/).

Ah, non è finita.

Tra le tante stranezze di questa vicenda.

Della Freedom Flotilla Coalition fa parte la Mavi Marmara, compagnia turca sostenuta dalla Ong turca IHH, finanziata dal governo turco e presieduta da Fehmi Bülent Y?ld?r?m, accusato di contatti con Al-Qaeda.

Chiedo alla sinistra italiana di fare pace con se stessa: sono Lorsignori contro i terroristi islamici e contro Erdogan sempre oppure solo quando attacca i Curdi e quando mette in carcere il sindaco di Istanbul?

E inoltre: si lamentano sempre che Erdogan non faccia mai una mossa seria contro Israele. Ecco, però Erdogan ha investito soldi dello Stato turco nella Freedom Flotilla. Almeno gli fosse riconosciuto.

E inoltre ci sono 10 morti turchi che risalgono all’attacco sferrato da Israele nel 2010 contro la nave appunto turca della Freedom Flotilla.

Insomma, più che una Freedom Flotilla sembra un’Armata Brancaleone alla quale mancava giusto Greta Thunberg.

Medicinali e beni di prima necessità arrivino al più presto ai disperati di Gaza, ma attraverso corridoi gestiti dai governi e non attraverso le carnevalate delle Ong.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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