G7, l'isteria russofoba delle "democrazie" minaccia tutti noi

G7, l'isteria russofoba delle "democrazie" minaccia tutti noi

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I rapporti dell’Unione Europea con la Federazione Russa non sono mai scesi ad un livello più basso prima d’ora. I venti di guerra soffiano da molti anni, almeno sette, da quando cioè la Russia, secondo la narrazione imbastita dal mainstream, avrebbe “annesso la Crimea” e, in secondo luogo, avrebbe anche aggredito l’Ucraina occupando il Donbass, dove “condurrebbe la guerra contro Kiev”. A queste inconsistenti e mai provate accuse ultimamente si sono aggiunte “le minacce all’Ucraina per aver spostato truppe sul proprio suolo interno, nella zona della Russia sud occidentale, per le esercitazioni militari, come previsto dall’agenda e annunciato da tempo.

Tuttavia tutto questo è stato fatto oggetto di disinformazione da parte dell’Occidente che ha sollevato un coro di voci di protesta, senza vedere che è l’Ucraina stessa che viola da 7 anni la tregua e gli Accordi di Minsk, ma non vede nemmeno che Kiev negli ultimi mesi ha spostato ingenti quantità, circa 100.000, soldati ucraini sulla linea di demarcazione, insieme a interi treni di carri armati e blindati, di cui sono state pubblicate foto e video in rete, ma fatti passare come “mezzi militari della Federazione Russa che vanno ad occupare l’Ucraina” secondo la disinformazione offerta dall’Occidente ai suoi popoli.  La creazione dell’immagine del demone Putin e dell’aggressiva Russia rientra nel progetto di guerra informatica, condotta non solo dagli Stati Uniti e Gran Bretagna, ma anche dai centri vitali del potere dell’Unione Europea. E via di questo passo, questa guerra sta diventando sempre più spietata. In particolare la UE ha innescato una spirale di punizioni sotto forma di sanzioni anti russe dopo la montatura del caso Navalnij, elevandolo a eroe per i “diritti umani”, ignorando volutamente il fatto che questo cittadino ha infranto la Legge in più occasioni con reati di vario genere, che anche in Europa si pagano con la prigione. Dopo il “progetto Navalnij”, vediamo fiorire in Europa quello delle esplosioni dei depositi di armi per le quali, a distanza di anni e senza un’indagine e una sentenza del tribunale, si punisce la Russia solo in base a pure supposizioni e accuse senza prove, poco fa la Repubblica Ceca ha espulso 18 diplomatici russi.

La Slovacchia ha fatto altrettanto “per solidarietà”, dopo di che questo cavallo è stato cavalcato dalla Bulgaria che per le sue vecchie esplosioni di depositi di armi ha punito a sua volta la Russia espellendo altri diplomatici. E nessuno, né in Europa né in Occidente si è chiesto come mai questi Stati tenevano irregolari depositi di armi dove si faceva indisturbato commercio di armi vietate, come le mine antiuomo che venivano esportate in Ucraina e in Siria. Dopo le sanzioni europee di marzo contro sei cittadini russi, la Russia ha risposto sanzionando il presidente dell’Europarlamento David Sassoli e altri sette funzionari europei, risposta che sembrerebbe ovvia e legittima a chi per primo ha schiaffeggiato, ma secondo la visione dell’Ue, la Russia non solo non deve rispondere ma dovrebbe in silenzio porgere anche l’altra guancia. E ora la spirale dell’UE colpirà di nuovo la Russia per rispondere alla sua risposta. In sostanza stiamo assistendo a vere e proprie crociate che l’Unione Europea ha avviato contro la Russia in nome della sua nuova religione della “democrazia e valori europei” e dei “diritti civili e umani” che vuole esportare e imporre ad un paese che non fa nemmeno parte della UE, in barba alla violazione della sovranità e del principio di non ingerenza negli affari degli altri Stati. Tutto ciò sta generando una rottura dei rapporti diplomatici e sforna sempre nuove misure coercitive e punitive da parte dell’Europa. 

Domenica 2 maggio, nell’intervista all’agenzia Reuters,  il ministro degli affari esteri della Gran Bretagna, Dominic Raab fatto una dichiarazione, secondo la quale “i paesi del G7 prenderanno in esame la creazione di un preciso meccanismo di lotta contro la propaganda e la disinformazione della Federazione Russa (e della Cina) che tentano di alimentare la sfiducia nei governi occidentali promuovendo notizie false per interferire nelle elezioni e sull’inaffidabilità dei vaccini occidentali contro il Covid 19. Perciò è indispensabile creare dei meccanismi reazione immediata alle fake news russe, dove gli Stati non devono più agire separatamente ma tutti insieme in modo congiunto https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2021/05/03/g7-analisi-un-meccanismo-la-propaganda-russa/

Per questo, dal 3 al 5 maggio il gruppo degli Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone sono riuniti a Londra. Inoltre, come dichiarato da Raab, “i rapporti futuri tra la Gran Bretagna e i paesi della Nato con Mosca dipenderanno dal suo comportamento”

Vedremo a cosa porterà questa nuova fase di isteria antirussa. In Russia, che in questo momento vive il più bello e importante periodo di Feste per il 76-esimo anniversario della Vittoria sul Nazismo nella Grande Guerra Patriottica (la Seconda Guerra Mondiale) sembrano non farci troppo caso. Stamattina il senatore Aleksej Puskov ha dichiarato “Si possono porre a Raab le stesse condizioni: se Londra cambierà la sua politica e ripudierà la russofobia, allora il miglioramento dei rapporti tra i nostri paesi potrà essere possibile”.

I giornali commenteranno con l’ormai abituale constatazione di isteria e virus malsano che ha colpito le menti dei politici occidentali. La cura sembra essere ancora lontana.

https://www.reuters.com/world/uk/g7-look-rapid-response-mechanism-counter-russian-propaganda-uks-raab-says-2021-05-02/

Marinella Mondaini

Marinella Mondaini

Scrittrice, giornalista, traduttrice. Vive e lavora a Mosca

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