G. Colotti da Caracas - La "frode di Maduro" e altro materiale satirico dai fake media occidentali

"Chiunque, qui, può richiedere il controllo del voto. E a dicembre vi saranno le elezioni per i governatori. Che farà l'opposizione? Se non ci va, lascia il campo libero, ma se ci va avalla l'autorità del Cne. E allora perché ora la disconosce? Ma nella costruzione della “post-verità”, tutto fa brodo. Prima di partire per Miami, Lilian Tintori, moglie di Leopoldo Lopez, ha dichiarato di essere incinta: di 16 settimane. Ma in che modo se ha passato i mesi a gridare che suo marito era torturato e represso, e tenuto in isolamento dal “rrregime”? Ben presto, la canonizzazione della fake-news per eccellenza..."

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G. Colotti da Caracas - La "frode di Maduro" e altro materiale satirico dai fake media occidentali

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di Geraldina Colotti,

Caracas - 3 agosto 2017


Ieri sera eravamo nello storico quartiere 23 Enero, che ospita diverse comunas e spazi autogestiti e la radio comunitaria Al Son del 23. Con noi in trasmissione, oltre a Gustavo – il conduttore – a due giovanissime compagne basche, una giornalista spagnola, tecnici efficientissimi appena adolescenti, c'era l'intellettuale messicano Fernando Buen Abaad, uno degli accompagnatori del processo elettorale per l'Assemblea Costituente: che ha certificato al chavismo oltre 8 milioni di voti e la percentuale più alta mai raggiunta in base al numero di abitanti attuale. Ne abbiamo parlato ieri nell'intervista alla redazione dell'Antidiplomatico.





Buen Abad, autore del volume Filosofía del Humor y de la Risa, ha proposto di accompagnare il percorso dell'Assemblea Costituente con un programma di satira basato sulle sparate dell'opposizione e del circo mediatico che le sostiene. Ci è sembrata un'ottima idea. 

Se esistesse ancora la satira in un paese come l'Italia, un tempo patria di geni in questo campo, la trasmissione potrebbe chiamarsi “falsos amigos”, falsi amici: nel senso di quelle parole che sembrano indicare una cosa, ma il loro significato è spesso opposto. Nel senso di quelle “persone” la cui maschera critica-critica nasconde il loro ruolo di pompieri, dispensatori di polpette soporifere nell'eterno balletto del “né-né” ( i “ni-ni” in spagnolo). Uno schemino ben consolidato, soprattutto in una certa sinistra, abituata a svicolare eternamente dalla propria impotenza. La bandiera del ni-ni è adesso Marea Socialista e sue codine contigue. Ex personaggi di governo – uno dei quali denunciato per corruzione – che si ritengono assolti dagli errori imputati al governo. Una formazione tanto critica quanto sterile, che strepita contro l'Assemblea Costituente ma non disdegna di allearsi con le destre golpiste. Chi non sta né da una parte né dall'altra della barricata – ha scritto qualcuno – finisce per essere la barricata. 

La bandiera della critica-critica risulta essere adesso quella dell'”arco minerario”. Fior di reporter in poltrona, accademici che non hanno mai conosciuto un indigeno in vita loro, né tantomeno condizioni di bisogno, pontificano su questa zona ricchissima di risorse, che Maduro avrebbe consegnato alle multinazionali. Addirittura istituendo “zone economiche speciali” sul modello dell'Honduras. 

Il pronunciamento delle popolazioni indigene, che hanno appena eletto i loro 8 rappresentanti all'Anc secondo le proprie procedure secolari, ovviamente, non esiste. Conta il parere degli europei “ongizzati” nel cui sguardo caritatevole deve rispecchiarsi l'indigeno “che piace”. Sono loro i giudici assoluti. Le popolazioni indigene, le loro assemblee, il controllo che esercitano sul loro territorio grazie al potere agito nel “proceso” bolivariano, non conta. A settembre, al culmine di un processo assembleare che le ha portate tutte a Miraflores, le 35 popolazioni indigene hanno consegnato a Maduro i loro simboli, per testimoniare la fiducia nelle proposte ricevute. Da tanti anni, i loro territori sono preda dello sfruttamento illegale, dei paramilitari, che imperversano con la complicità di chi dovrebbe controllare e anche di alcuni cacicchi. L'inquinamento è altissimo è danneggia prima di tutto chi è più vicino alle risorse naturali.


Sono gli indigeni i primi a chiedere che venga regolata quella situazione: non con la bacchetta magica degli stregoni da tastiera, ma esaminando nel concreto costi e ricavi. E tocca a loro farlo. Le zone economiche speciali, istituite in modo pubblico e trasparente, sono effettivamente un invito alle imprese a investire in Venezuela sulla base di alcuni sgravi fiscali. Questo però non implica deroghe rispetto alle leggi del lavoro e a quelle dell'ambiente. Gli operai, qui, contano davvero. E si fanno sentire.


Oltre a petrolio e metalli preziosi, il Venezuela possiede uno straordinario patrimonio ambientale. E' il secondo paese dopo il Brasile per riserve di acqua. La difesa dell'ambiente, nell'ambito di un nuovo modello di sviluppo che implica la lotta contro il capitalismo, è un punto centrale nel “programma strategico” del governo bolivariano. Proprio grazie al protagonismo dei popoli indigeni nel nuovo corso di governi dell'America latina, ogni anno i nativi elaborano le loro proposte in numerosi forum, che poi i governanti – per il Venezuela prima Chavez e poi Maduro – portano ai vertici mondiali, riempiendoli in parte di contenuti.


Abbiamo sentito diversi candidati operai e ambientalisti, di cui daremo conto in questi giorni: che formulano critiche anche radicali al governo, ma con cognizione di causa. L'Anc è il luogo per farlo. L'obiettivo dichiarato è quello di “liberarsi dello stato borghese e costruire lo stato socialista. Stiamo riscrivendo la storia. Non torneremo mai a essere una colonia”, ha detto il leader operaio Francisco Torrealba, rigettando le “sanzioni imperialiste” imposte da Trump a Maduro. La costruzione di “un nuovo modello produttivo” è uno dei principali obiettivi dell'Anc. 


Contro le “sanzioni imperialiste che vogliono sottomettere il paese” si sono schierate tutte le istituzioni della Repubblica bolivariana, a partire dal Tsj e dalle Forze Armate. Domani 3 agosto si installa l'Anc in Parlamento. Le destre hanno annunciato una nuova manifestazione. Ieri alcuni ambasciatori dei paesi neoliberisti che non riconoscono l'Anc si sono recati a sostenere i deputati di opposizione, tra i fischi della folla. 





Intanto, media e opposizione continuano a produrre materiale satirico. Basta scorrere i titoli, capovolgendone il senso drammatico: le schede elettorali che non vengono bruciate ma “prendono fuoco” come le bombe che esplodono al passaggio della polizia. L'opposizione che spara numeri in spregio alla logica e che distrugge le prove di voto subito dopo aver concluso il “plebiscito” illegittimo del 16 luglio, che viene presa a esempio di imparzialità. Il Cne che ha gestito 20 elezioni prima di questa, certificate da centinaia di osservatori internazionali, che invece viene screditato: tanto chi va a vedere le regole? 


Basta spararle grosse. Chiunque, qui, può richiedere il controllo del voto. E a dicembre vi saranno le elezioni per i governatori. Che farà l'opposizione? Se non ci va, lascia il campo libero, ma se ci va avalla l'autorità del Cne. E allora perché ora la disconosce? Ma nella costruzione della “post-verità”, tutto fa brodo. Prima di partire per Miami, Lilian Tintori, moglie di Leopoldo Lopez, ha dichiarato di essere incinta: di 16 settimane. Ma in che modo se ha passato i mesi a gridare che suo marito era torturato e represso, e tenuto in isolamento dal “rrregime”? Ben presto, la canonizzazione della fake-news per eccellenza...
 

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