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I 'Bonino boys': da '+Europa' a "Ukraina über alles!"

 
 

Alla mezzanotte tra sabato e domenica è scattato il cessate il fuoco in Donbass; alle 13 di domenica forze ucraine hanno aperto il fuco con armi leggere in direzione dei villaggi di Lebedinskoe-Novaja Tavrija. Ieri l'atro era stata la volta di Pervomajsk, nella Repubblica popolare di Lugansk: il fuoco dei mortai ucraini ha provocato un morto e sette feriti, tutti civili, compreso un bambino di tre anni e mezzo. Il giorno prima, terroristi di “Pravyj Sektor” avevano colpito Krasnogorovka, nella parte della regione di Donetsk controllata da Kiev, tentando così di addossarne la responsabilità alle milizie popolari e provocare la risposta delle truppe ucraine. Il 18 luglio, un'anziana di 68 anni era rimasta uccisa da schegge di mortaio nel villaggio Oktjabrskij, alla periferia di Donetsk


Sempre sabato, le milizie della DNR davano notizia di colpi di mortai da 82 e 120 mm e lanciagranate su Marjnka, Ghnutovo e Krasnoarmejskoe, Aleksandrovka, Talakovka, Zajtsevo. Il 15 luglio, una abitante di Dokuchaevsk, una quarantina di km a sudovest di Donetsk, aveva filmato e diffuso un breve video sul martellamento della cittadina.


Questa è l'Ucraina di oggi, del nuovo Presidente Vladimir Zelenskij che, per il destino quotidiano degli abitanti del Donbass, sembra non differenziarsi dall'Ucraina di Petro Poroshenko. Questa è l'Ucraina del golpe del febbraio 2014, organizzato, spinto e finanziato dal Dipartimento di Stato, con il consenso dell'Unione Europea e la partecipazione diretta delle formazioni neonaziste, che da anni erano state lasciate libere di organizzarsi nel Paese: basti il solo esempio dello speaker (ancora per poco) della Rada, Andrej Parubij - beniamino della sua ex omonima alla Camera dei deputati italiana – che già dagli anni '90 sfilava sotto le insegne della divisione SS “Das Reich”, da allora simbolo dei neonazisti di “Azov”.


Questa è l'Ucraina che, in Italia, ha bisogno di difensori d'ufficio; ha bisogno delle mosche cocchiere dell'ambasciata ucraina a Roma, che si incaricano di fare da megafono, per rappresentare come fioretti paradisiaci le malefatte, i crimini, le infamie, che da cinque anni militari e neonazisti perpetrano contro la popolazione civile del Donbass.


Ecco che allora si trasmettono le farneticazioni dell'ambasciatore ucraino a Roma, “convinto che l’intero processo contro Vitaliy Markiv, così come il recente verdetto della giuria di Pavia, siano la prova di una vasta operazione speciale russa organizzata nel territorio italiano allo scopo di screditare la resistenza ucraina contro l’aggressione russa”.


Ora dunque, dato che “L'Europa si difende in Ucraina”, come sostengono i radical-reazionari di “+Europa”, i filo-golpisti dell'associazione “Italia-Ucraina Majdan”, insieme a giornalisti che sull'odio antisovietico hanno costruito la propria fortuna e altri pennivendoli di matrice reazionaria, ecco che, nella migliore tradizione radical-boniniana, si battono le campane sul “caso Markiv”. Dietro il paravento dello “stato della giustizia e dell'informazione in Italia”; sulla scia del perenne astio verso chiunque lotti contro i piani imperialistici, da Kosovo, a Libia, Siria, Afghanistan, Ucraina; sempre al carro dei vertici antipopolari del momento, che siano berlusconiani o renziani, ora i radical-guerrafondai di “+Europa” chiamano a raduno la feccia falso-democratica contro la sentenza che, lo scorso 12 luglio, ha condannato il neonazista ucraino a 24 anni di galera in relazione all'assassinio, il 24 maggio 2014, del fotoreporter Andrea Rocchelli e del suo interprete Andrej Mironov, nell'area di Slavjansk, proprio dove era di stanza, in quei giorni, la Guardia nazionale di cui faceva parte Vitalij Markov. I majdanisti in vishivanka e tridente sono serviti: in coro con loro ecco che si va da “+Europa” a “Ukraina ponad use!” - "Ukraina über alles!".


La Guardia nazionale, dunque. Dal canale “112.ua” apprendiamo che la Guardia Nazionale Ucraina (NGU), creata nel 1991, nell'euforia della “indipendenza” dall'URSS e poi sciolta nel 2000, nella sua veste attuale è stata riorganizzata nel marzo 2014 e già nel giugno successivo il Ministero degli interni ne definiva la struttura, accorpandovi un battaglione operativo di “riservisti”, formato da elementi della cosiddetta ”autodifesa di maidan”; il battaglione “Donbass”, anche questo costituito di “riservisti”; l'unità a destinazione speciale "Azov".


Già così, sarebbe una sufficiente “ufficializzazione” della composizione neo-nazista (“Azov” e “Donbass” per tutti) della GNU, che oggi opera come “unità militare con funzioni di polizia agli ordini del Ministero degli interni”; poi, dal momento dell'introduzione della legge marziale, è subordinata anche al Ministero della difesa. Oltre a compiti formalmente simili a quelli della Guardia nazionale o della Difesa territoriale in altri Paesi, quella ucraina si occupa anche di: “repressione delle attività illegali di gruppi paramilitari o armati, organizzazioni terroristiche, gruppi organizzati e organizzazioni criminali; partecipazione a operazioni antiterroristiche; traduzione di detenuti o di persone estradate”, ecc. Superfluo ricordare come, per la Kiev golpista, “terroristi” siano praticamente tutti gli abitanti del Donbass.


Sempre da “112.ua”: da “aprile 2014, la Guardia nazionale in collaborazione con le Forze armate ha partecipato all'operazione antiterroristica nell'Ucraina orientale” che, dalla primavera 2018 ha mutato denominazione in “Operazione delle forze riunite”. Con ciò, “il 15 aprile 2014, un battaglione della NGU”, composto di “riservisti e membri dell'autodifesa di majdan”, era stato inviato a “tentare di ripulire Slavjansk dalle formazioni filo-russe” e qui l'unità “Omega, con il supporto di autoblindo ed elicotteri, distrusse diversi checkpoint delle formazioni filo-russe”. A inizio di maggio 2014, “unità della GNU e di paracadutisti, conquistarono la torre della televisione di Kramatorsk, eliminando una serie checkpoint nemici”, cui subentrarono i “volontari del 1° battaglione della GNU”. Nello stesso periodo, altre unità della GNU presero parte ai combattimenti per Mariupol, con la partecipazione di “uomini del battaglione "Azov", 2 compagnie del battaglione "Dnepr", 2 compagnie della GNU e un'altra unità speciale del Ministero degli interni”.


Questa è la Guardia nazionale dell'Ucraina golpista, di cui faceva parte Vitalij Markov e che qualcuno si spinge a definire “equiparabile ai carabinieri”; per quanto, in effetti, bandiere con la svastica e simboli nazisti siano stati trovati anche in possesso a uomini dell'arma italica. Lo stesso qualcuno che riporta le parole dell’avvocato di Markov, Raffaele Della Valle, secondo cui la sentenza “è quasi da andar via dall’Italia”: forse per andare a prendere a braccetto chi, nella “biblioteca” segreta del SBU sotto l'aeroporto di Mariupol, ha trattato alla maniera di Guantanamo i “libri” del Donbass, miliziani o semplici sospettati di simpatie filo-russe, come già rivelato dall'ex tenente-colonnello dei Servizi ucraini Vasilij Prozorov e come ora denunciato da ex reclusi di quella prigione; forse per inneggiare con più foga alla “Rivoluzione della Dignità (Maidan)”, irridendo al comune della Brianza che intitola un piazzale “Ai martiri di Odessa”, perché in tal modo si darebbe fiato alla “vulgata filo-russa”...


La fobia anti-russa, per quanto in molti casi abbastanza remunerativa, è pericolosa, perché porta, chi la pratica, a prendere abbagli che scombinano ogni elemento di coerenza critica, finendo anche per tacciare di “filo-russo” chiunque non si allinei alla “vulgata europeista” sull'Ucraina. Ma l'astio anti-sovietico, di chi, partendo da un putrido anti-comunismo, arriva a scagliarsi in modo malvagio contro tutto ciò che ricordi i passati decenni dl potere statale operaio (per alcuni, Russia attuale compresa...), non è solo pericoloso: pone direttamente sul lato antipopolare della barricata. Questo accade a chi, da cinque anni, PD o “+Europa”, Pittella o Quartapelle o Bonino che siano, contrabbanda come “rivoluzione” un colpo di stato violento spinto e foraggiato da USA, NATO e UE e messo in atto con cecchini professionali e organizzazioni neonaziste addestrate per anni nei poligoni occidentali e scatenate al momento opportuno. Un golpe che ha dato mano libera a tutti coloro che, come Vitalij Markov (nella foto, dagli atti processuali, tiene in mano la pistola), praticano l'ideologia nazista e mettono in atto le sue forme più spregevoli contro civili, propri connazionali, “rei” di non volere il fascismo.


Questo significa “+Europa”: in Italia come in Ucraina.

Redazione 

 

 

 

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