I vaccini cubani, l'OMS e i 34 miliardi di dollari di profitto di Big Pharma

I vaccini cubani, l'OMS e i 34 miliardi di dollari di profitto di Big Pharma

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L’OMS dà il via libera al primo vaccino prodotto in America Latina”. Questo è quello che varie agenzie di stampa e testate internazionali hanno pubblicato pochi giorni fa.

Allo stesso tempo però, sempre l’OMS, non convalida altri vaccini, tra cui quelli pubblici cubani e il russo “Sputnik V” (già somministrato a decine di milioni di persone), così come non è stato ancora convalidato il vaccino pubblico francese "Vidprevtyn", della Sanofi Pasteur. Invece nell’Unione Europea e Stati Uniti si sono spalancate le porte solo a quelli di ‘Big Pharma’, le cui aziende si fregano le mani, soddisfatte di aver realizzato migliaia di miliardi nell’anno che si è appena concluso.

Riguardo al vaccino prodotto nel Continente latinoamericano, la “France24”, la “Deutsche Welle”, la “BBC News”, e molte altre testate dell’informazione internazionale, hanno scritto che quello approvato dall’OMS è il primo vaccino anticovid prodotto in America Latina (come se quelli cubani non esistessero[1]). E allora, prima di parlare dei grandi interessi delle famose multinazionali del farmaco, che stanno gonfiando a dismisura i loro bilanci, spendo qualche parola proprio su questo argomento.

Le citate agenzie e quotidiani internazionali hanno ripreso quello che, il 23 dicembre, ha pubblicato l’Organizzazione Panamericana della Salute (OPS), la quale funge anche da “Ufficio regionale dell’OMS per le Americhe, con sede a Washington DC”.

Sono andato a cercare il sito della ‘OPS’ per leggere quello che aveva pubblicato a proposito di questo “primo” vaccino latinoamericano, e quello che ho subito notato è stato il titolo del loro comunicato: “OPS celebra la prima inclusione nell'elenco dell'OMS per l'uso di emergenza di un vaccino COVID-19 prodotto in America Latina”.

A quel punto ho capito che quello che avevano scritto i vari media internazionali non corrispondeva al vero, anche se, con una veloce lettura, si rischiava di non farci caso, perché avevano cambiato solo un paio di parole, ma il significato era ben diverso.

Un conto è scrivere “L’OMS dà il via libera al primo vaccino prodotto in America Latina”, che vuol dire che non c’è nessun’altro vaccino prodotto nel Continente; altra cosa, come scrive la ‘OPS’, è dire che c’è stata la prima inclusione nell’elenco dell’OMS di un vaccino prodotto in America Latina. E questo è vero, perché quelli cubani, l’OMS, non li ha inseriti nel suo elenco.

La direttrice della ‘OPS’, Carissa F. Etienne, dichiara anche che “rafforzare la capacità regionale di produrre vaccini è molto importante. Se vengono date opportunità e strumenti, la nostra regione può contribuire alla fornitura di vaccini. La stessa OPS ha fornito supporto alle autorità di regolamentazione in Argentina e Messico per conformarsi ai requisiti dell'OMS.”

Come si può capire dalle sue dichiarazioni, ad altri Paesi gli si fornisce supporto per raggiungere i requisiti, in modo che l’OMS possa convalidare il vaccino (non c’è da meravigliarsi, dato che quello che dovranno produrre è di AstraZeneca), ma nei confronti di Cuba – dove è tutto pubblico – e ha in essere tutte le potenzialità per vedere convalidati i suoi vaccini, invece di aiutarla, si rafforza il “bloqueo”, ostacolando in tutti i modi lo sviluppo della ricerca e una maggiore efficienza nella produzione.

Su questa celebrazione del cosiddetto “primo vaccino prodotto in America Latina” e sugli enormi guadagni delle aziende di ‘Big Pharma’, riporto alcuni passaggi di un video[2] presentato da José Manzaneda, coordinatore di ‘Cubainformación’:

«Si legge sui media che l'Organizzazione mondiale della sanità ha approvato “il primo vaccino contro il Covid-19 creato in America Latina”. Doppiamente falso.

Primo: Perché questo vaccino non è "latinoamericano", ma è una versione della multinazionale AstraZeneca, anglo-svedese, ora prodotto da due società private in Argentina e Messico.

Secondo: Non solo la prima, ma bensì i primi tre vaccini anticovid, in America Latina, sono cubani e creati da laboratori statali dell'isola, e non da compagnie multinazionali: il vaccino Abdala, creato dal Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologia dell'Avana, così come il Soberana 02 e Soberana Plus, creata dall’Istituto Finlay.

La massiccia applicazione dei tre vaccini, iniziata a luglio, includendo la popolazione infantile a partire dai due anni, e il suo livello di efficacia (superiore al 92%) spiegano perché Cuba è, oggi, il secondo paese al mondo per percentuale di vaccinazione (86% con tre dosi), e una con le più basse incidenze di infezioni. Altri paesi, come Venezuela, Nicaragua, Iran e Vietnam, stanno già somministrando vaccini cubani.

È vero che il vaccino AstraZeneca sarebbe il primo prodotto in America Latina che ha ottenuto l'approvazione dell'OMS, ma solo perché i tre cubani – che lo superano in tutti gli indici di base in efficacia e sicurezza – sono ancora in fase di valutazione e in attesa di approvazione [da parte dell’OMS].

E le incoerenze non finiscono qui.

Essendo Cuba – secondo la stessa OMS – il Paese con il tasso di mortalità più basso delle Americhe, che è la metà di quello degli Stati Uniti, dove sono già morte 800mila persone, Washington non permette l’ingresso nel suo territorio ai cubani vaccinati nell’Isola.

Anche la maggior parte dei paesi dell'Unione Europea non ammette i vaccini cubani né quelli cinesi né quelli russi, ma solo i quattro prodotti dalle multinazionali statunitensi (Pfizer, Moderna, Janssen [Johnson & Johnson] e Novavax) e quello dell'anglo-svedese AstraZeneca.

Grazie a questo, tre dei grandi laboratori, Pfizer, BioNTech e Moderna, otterranno quest'anno profitti per 34 miliardi di dollari, circa 65mila dollari al minuto [più di mille dollari al secondo, N.d.T]

In molti si chiedono quando arriverà l'approvazione dell'OMS per i vaccini cubani, che oggi sono tre in applicazione e altri due in sviluppo.»

Come ha ricordato José Manzaneda, i vaccini cubani sono già somministrati in alcuni Paesi, ma ora è giunta la notizia che anche il Messico ne farà uso.

L’agenzia messicana “Cofepris” – Commissione federale per la protezione contro il rischio sanitario – in un suo comunicato, ha pubblicato “l'autorizzazione all'uso d'emergenza del vaccino Abdala”. Ne riporto alcune parti:

«In qualità di Autorità Regolatoria Nazionale di riferimento, qualificata dall'Organizzazione Panamericana della Sanità (OPS), le decisioni ‘Cofepris’ sono riconosciute da vari paesi della regione, motivo per cui è probabile che i vaccini approvati vengano utilizzati in altre nazioni.

Tutte le decisioni di questa autorità sono prese sulla base di evidenze tecnico-scientifiche presentate.

Sull'utilizzo di questo biologico si è riunito il Comitato per le Nuove Molecole (CMN), che ha ricevuto un parere tecnico favorevole da parte degli esperti

Il personale specializzato in vaccini […] ha attestato che il biologico [vaccino ‘Abdala'] risponde ai requisiti di qualità, sicurezza ed efficacia necessari per essere applicato».

Adesso il vaccino cubano è convalidato anche da “Cofepris”. Essendo l’agenzia messicana qualificata dall’Organizzazione Panamericana della Sanità, l’OMS non dovrebbe più avere scuse per convalidarlo, anche perché, come ho già scritto, la ‘OPS’ funge da “Ufficio regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per le Americhe”, quindi sarebbe veramente contraddittorio che l’OMS continui a mantenere la sua rigida posizione anche sull’approvazione di questo vaccino.

Ma non ci meraviglieremo affatto se questa logica deduzione sarà smentita dai fatti.

Se così fosse, le aziende di ‘Big Pharma’ ringrazieranno e continueranno a fregarsi le mani, più che soddisfatte.

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[1] Articolo sui vaccini pubblici cubani che “non esistono” https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cuba_e_i_suoi_vaccini_pubblici_per_the_wall_street_journal_non_esistono/42370_44564/

[2] Video sulle menzogne dei media e i profitti di Big Pharma https://www.youtube.com/watch?v=OTTD01TSsc8 (con sottotitoli in italiano)

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965, passando la mia infanzia in un grande cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica, ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitré apro in società uno studio di grafica; a ventiquattro decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Belize, Laos... fino a Cuba.

Il rapporto consolidato negli anni con l'isola caraibica mi induce maggiormente a interessarmi della complessa realtà cubana.

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