"Il capitalismo è morto, ma Cuba è ancora lì". Gianni Minà

"Non mi venga a parlare di libertà. Io sono molto soddisfatto di quello che ho fatto, ma da 13 anni non lavoro in televisione".

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"Il capitalismo è morto, ma Cuba è ancora lì". Gianni Minà

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Intervistato da Lettera 43, Gianni Minà, uno dei massimi esperti italiani delle vicende in Sud America, ha commentato la riapertura delle relazioni diplomatiche tra Cuba e Stati Uniti decisa con la storica apertura di Obama a Raul Castro. «Le bugie confezionate a Miami sono state smentite. Il capitalismo è morto, il comunismo è morto, ma Cuba è ancora lì».
DOMANDA. Cosa intende per le bugie di Miami? 
RISPOSTA. Quando lo arrestarono, Gross (il contractor americano rilasciato il 17 dicembre da L'Avana, ndr) disse di essere a Cuba per «distribuire materiale elettrico alla comunità ebraica locale»: siamo alle favole di cappuccetto rosso. 
D. E invece i detenuti cubani rilasciati dagli Usa?
R. Quelli erano agenti dell'antiterrorismo che si trovavano in Florida per raccogliere la documentazione su una rete terroristica anticubana. In Florida sono stati preparati moltissimi attentati contro Cuba: in 30 anni hanno fatto più di 3 mila morti. Ma Castro aveva avvertito Clinton.
D. In che senso?
R. Aveva preparato un faldone e nel 1998 gli aveva mandato come emissario Gabriel Garcia Marquez, lo scrittore preferito di Clinton per avvertirlo che c'era un pericolo. 
D. Come andò a finire?
R. Clinton non c'era e non si presentò per giorni. Alla fine vennero arrestati in cinque. Due hanno scontato la pena. 
D. Cosa pensa di questo scambio di prigionieri?
R. Che Cuba è più umana degli altri.
D. Perché Obama ha deciso di liberarli ora?
R. Aveva creato tante speranze ma ha fatto poco per realizzarle. Evidentemente ora non deve più pensare alle elezioni.  
D. Negli Usa però c'è una forte lobby anticastrista.
R. Anticubana, visto che Castro ha 89 anni e il presidente è suo fratello Raul. Comunque oggi la lobby conta molto meno negli equlibri politici.
D. Il 16 dicembre Jeb Bush, ex governatore della Florida, patria degli anticastristi, ha aperto alla candidatura per le presidenziali.
R. E infatti la battaglia elettorale è già iniziata. 
D. Cosa pensa della mediazione realizzata dal Vaticano?
R. Da quando Giovanni Paolo II è andato a Cuba, le relazioni tra L'Avana e la Santa Sede sono state strette e molto rispettose. 
D. E con Bergoglio?
R. Penso che in Vaticano ci sia un atteggiamento realista. Che non bada alla propaganda e alle bugie che confezionano a Miami, ma a quello che i Paesi producono. 
D. E cioè?
R. Al livello di vita che hanno a Cuba rispetto a molti altri Paesi, all'aspettativa di vita più alta dell'America del Sud, al basso livello di povertà, al fatto che un uragano a Cuba fa solo due morti, e che ai Paesi asiatici viene chiesto di imparare dai cubani.
D. Sulla svolta non ha influito anche il passaggio di potere da Fidel a Raul Castro?
R. Non è cambiato niente. Solo che noi sappiamo molto poco. In una nazione molto filo-americana come l'Italia se vuoi raccontare cose scomode, molte volte non riesci a farlo. È questo è il sistema democratico? 
D. Dice che ci arrivano notizie già vagliate?
R. Dico che quando ero giovane una notizia come quella degli studenti messicani ammazzati avrebbe aperto i giornali, ora è un trafiletto. E questo dipende anche dal fatto che il Messico fa parte di quel sistema allineato con gli Stati Uniti.
D. L'accordo tra Cuba e gli Usa prevede che il regime cubano tolga le restrizioni a Internet. Non pensa che possa aiutare ad aumentare la libertà di espressione?
D. Non mi venga a parlare di libertà. Io sono molto soddisfatto di quello che ho fatto, ma da 13 anni non lavoro in televisione.

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