Il Venezuela visto da vicino. Intervista al vaticanista Salvatore Izzo

Il Venezuela visto da vicino. Intervista al vaticanista Salvatore Izzo

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di Geraldina Colotti
 

Chi è Salvatore Izzo? Con quali parametri racconta la realtà del mondo attuale?

Ho iniziato a collaborare con l'agenzia dei settimanali cattolici che allora si chiamava Sis (oggi e' il Sir) a 20 anni, ovvero 41 anni fa. All'epoca ero nel Movimento Oasi fondato da padre Virginio Rotondi, un gesuita impegnato nei media che e' stato il mio punto di riferimento in quegli anni.  
Seguendo le sue orme accanto alla pratica professionale ho studiato filosofia e teologia alla Gregoriana. E sono molto grato ai miei professori di allora per la formazione molto aperta che mi hanno dato, per alcuni versi ritrovo quelle aperture (che all'epoca erano  "al limite" rispetto alla teologia ufficiale e alla dottrina sociale e etica insegnate dalla Chiesa) proprio nella visione di Papa Francesco. Tra i miei insegnanti ricordo l'allora don Dionigi Tettamanzi e due capi dicastero della Curia di oggi: Fisichella e Ladaria. Il rettore dell'epoca era Carlo Maria Martini, con il quale in verità - essendo membro eletto del Senato Accademico - ebbi uno scontro su un problema che riguardava gli studenti. Mi riappacificai con lui solo nel 2000 trascorrendo insieme alcuni momenti indimenticabili (per me) a Gerusalemme. Una tensione analoga l'ho avuta all'inizio della professione, appena entrato all'Agi come secondo vaticanista, nel 1986, con l'allora giovane cardinale Ratzinger per un mio articolo eccessivamente polemico sul caso Boff, ma duro' poche settimane e grazie ad un comune amico mi potei chiarire con il futuro Benedetto XVI.    


Tu sei il fondatore del sito in tre lingue Il Faro di Roma. Com'è nato, qual è il suo orientamento e come si propone?


FarodiRoma e' un nome che allude al Faro del Gianicolo donato dagli italiani di Argentina alla città di Roma per i 50 anni dell'unita' d'Italia, nel 1911. L'ho scelto perche' il sito (che e' laico e non confessionale) si propone di leggere la 
realta' con gli occhi di Papa Francesco, ovvero nell'ottica della Teologia del Popolo che cerca la verita' del Vangelo nella fede vissuta dal popolo più povero perchè ai piccoli sono rivelate le cose più grandi. Questa ottica che caratterizza il Faro, oggi diretto da Paola Rolletta, lo ha portato ad accendere i riflettori sull'America Latina e in particolare su quei paesi che vivono l'ideale bolivariano di una unica grande patria. Questa istanza, se fosse accolta, porterebbe a un vero multilateralismo, nel quale l'America Latina potrebbe esprimere appunto le ragioni dei popoli poveri e non ridursi a "cortile di casa" degli Stati Uniti, che ne calpestano la cultura e gli ideali, mentre le multinazionali li depredano delle ingenti risorse naturali. 
Oggi FarodiRoma e' molto letto in spagnolo e portoghese nei paesi dell'America Latina, anche in quelli, come la Colombia e il Brasile, dove questa visione e' osteggiata dalle autorità. Fidel. Castro e il comandante Chavez sono con lo stesso Papa Francesco le personalita' per noi piu' rappresentative del desiderio di riscatto di questo Continente.   
Giornalismo popolare cerca di farlo anche con le sue edizioni locali di Genova, Napoli, Ascoli e Ostia, anche promuovendo dei Laboratori di formazione destinati a ragazzi privi di mezzi finanziari. 

Recentemente ti sei recato in Venezuela come "accompagnante" alle elezioni presidenziali. Quale impressione ne hai ricavato?

Ho potuto constatare quanto la realtà dei fatti sia distante dalla loro narrazione mediatica, che dipinge il chavismo come una dittatura oppressiva, mentre rappresenta una scelta libera del popolo nelle urne. Certo il blocco economico rende difficile la vita delle persone e delle famiglie, ma si tratta solo di una strategia eterodiretta per restituire il Paese alla elite capitalista e latifondista che rimane egemone in molti settori (e fa affari oltreconfine vendendo a caro prezzo quanto prodotto in patria). Purtroppo i vescovi (tutti di etnia ispanica o italica) sono figli di questa elite e non riescono a vedere in modo obiettivo la situazione. Le elezioni alle quali ho partecipato come accompagnante sono state assolutamente democratiche. La teconologia elettronica e il controllo con lo scrutinio tradizionale pubblico hanno reso impossibile qualunque broglio, tanto che i ricorsi riguardavano tutti la distanza tra i seggi e i gazebo rossi dove si poteva prendere un te' dopo aver votato.  
In effetti il popolo del Venezuela si e' mostrato orgoglioso di poter votare e decidere il suo futuro, tanto che nei barrios che ho visitato la gente ci applaudiva per strada. 


Come spieghi l'acrimonia di quasi tutta la stampa italiana nei confronti del governo bolivariano?

Debbo sinceramente confessare che leggere i resoconti dei colleghi mi ha ferito. Erano li' e non vedevano, solo pubblicavano veline filo americane. Hanno scritto ad esempio che le ragazze in Venezuela si vendono i capelli per sopravvivere. Ebbene nei 20 seggi che ho esaminato e nelle strade e luoghi pubblici dove sono stato non ho visto nemmeno una ragazza con i capelli corti... Del resto la vendita dei capelli e' un commercio assente in Venezuela e diffuso soprattutto in India e in Italia, specie in Campania. Ma i colleghi non lo sanno. 
L'altra cosa che mi ha colpito e' l'amore dei venezuelani per i bambini, che sono protetti e difesi dall'intera comunita' assai più che da noi. Non posso dimenticare le lacrime di una rappresentante di lista che soffriva per le calunnie rivolte al chavismo su questo tema. Basti pensare alle scuole di musica presenti capillarmente e i cui alunni più bravi poi confluiscono nel sistema dell'orchestra bolivariana.  

In Messico, la storica elezione di Manuel Lopez Obrador. Dopo il ritorno dell'onda conservatrice, siamo alla vigilia di un'inversione di tendenza in America latina?

Io lo spero. Non si puo' tuttavia enfatizzare un risultato positivo mentre l'aggressione imperialista continua in Brasile con la estromissione di Dilma e la carcerazione di Lula (il Papa ha parlato di "golpe bianco") e in Nicaragua con una rivolta fomentata dall'esterno del paese allo scopo di fermarne l'impetuosa crescita economica e bloccare la costruzione del Canale transoceanico. Il nuovo presidente del Messico ha parlato del narcotraffico come conseguenza dell'ingiustizia sociale. E' cosi' io credo anche in Colombia, dove alle elezioni ha vinto invece l'espressione della violenza brutale delle formazioni paramilitari che difendono la proprietà privata uccidendo chi vi si oppone. Con cio' non voglio negare le contraddizioni della guerriglia. Ma certo la sua attivita' era in risposta a un'oppressione insopportabile, la stessa che spinse alla scelta disperata di far parte dell'ELN un sacerdote profetico come Camilo Torres.  
Accanto a lui porto nel cuore Juan Viroche il sacerdote argentino "suicidato" dai killer mandati dai potentati di Tucuman coinvolti nella tratta delle ragazze minorenni, gli stessi che minacciarono il cardinale Bergoglio costringendolo a vivere per un periodo sotto scorta. 

Tu sei un vaticanista di lungo corso. Come spieghi la posizione del Vaticano sul Venezuela e sui processi progressisti in America latina? Esiste uno scarto tra la posizione delle gerarchie ecclesiastiche e quella del papa Bergoglio?

Ti dicevo che in molti episcopati dell'America Latina la componente etnica e' esclusivamente bianca, mentre la popolazione di colore rappresenta una parte rilevante dei credenti. Credo che questo condizionamento anche psicologico sia alla base di molte errate valutazioni degli episcopati. Questo ad essere per cosi' dire  “innocentisti”. Certo pero' la trappola tesa al Papa in Cile con informazioni false fa ritenere che in alcuni casi da parte di certi vescovi si sia sconfinato nella mala fede se non nella criminalità. 


Di recente, il papa ti ha invitato a "raccontare la verità" sul Venezuela. Puoi raccontarci l'episodio in dettaglio? 

E' successo semplicemente che nel volo verso Ginevra, lo scorso 21 giugno, quando e' stato il mio turno di salutarlo ho raccontato al Papa quel che ho vissuto come osservatore internazionale e lui mi ha esortato a raccontare a tutti quanto ho visto, e cioe' che il voto e' stato democratico. Gli ho replicato che e' in atto una congiura mediatica contro il Venezuela e dunque e' difficile far passare un messaggio veritiero. E lui mi ha detto, scherzando ma solo un poco, "strano, credevo che i giornalisti fossero tutti bambini della prima comunione".

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