/ La "causa curda" e la teoria del caos dei neocon

La "causa curda" e la teoria del caos dei neocon

 


PICCOLE NOTE


In un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera del 2 novembre, Paolo Mieli lancia un appello a favore della causa curda. L’Occidente, spiega, ha scelto di ignorare il grido del popolo curdo, che ha combattuto e vinto l’Isis ma al quale è negato il sogno di un proprio Stato.
 

Si rimprovera cioè agli Stati Uniti e ai suoi alleati di aver abbandonato al proprio destino la causa del Kurdistan iracheno, che dopo un referendum sul tema ha dichiarato la sua indipendenza da Baghdad.


Mieli conclude che, nonostante l’indifferenza occidentale per questo popolo bistrattato dal destino e dai vicini, a Parigi, al cinema Le Saint-Germain, si sarebbe tenuta «una manifestazione di solidarietà nei confronti di quel popolo eroico: si intitolerà “Avec le Kurdes, plus que jamais!” e parteciperanno Bernard Kouchner, Kendal Nezan, Caroline Fourest, Bernard-Henri Lévy, il generale Hajar Aumar Ismail, Anne Hidalgo e Manuel Valls».


L’Iniziativa politica ha luogo mentre la causa del Kurdistan sembra declinare, e ciò a motivo dell’ostilità di Baghdad, Ankara e Teheran al progetto indipendentista, che temono, non a torto, sia foriero di nuova destabilizzazione ai propri confini.


Da qui la reazione di tali Paesi, che ha avuto come esito le dimissioni del presidente dell’autoproclamato Kurdistan, Masoud Barzani (vedi Piccolenote).


Di certo interesse l’ambito che si raduna a Parigi per sostenere la causa dell’«eroico popolo curdo»: Bernard Henry Levy, cantore delle guerre neocon e Bernard Kouchner che, come spiega il suo amico Levy,
ha teorizzato il diritto di ingerenza umanitaria in base al quale Levy (e altri intellettuali e politici) hanno giustificato le guerre di cui sopra.


Peraltro uno di questi conflitti, quella libico, foriero di tante sciagure future, ha visto lo stesso Levy come protagonista di primo piano (si rimanda a quanto ha scritto egli stesso in passato: cliccare qui).


Quanto a Manuel Valls è nota la sua consegna all’ambito neocon, i cui dettati ha eseguito in qualità di primo ministro francese durante la presidenza Hollande (guerra Siria e altro).


Non è una nostra congettura, è quanto ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron: «Con me finirà una forma di neoconservatorismo importata in Francia da dieci anni».


Ci limitiamo a tali protagonisti dell’assise citata da Mieli, per osservare come sia alquanto bizzarra. A proposito dell’afflato dei neocon verso il valoroso popolo curdo potremmo citare vari esempi.


Ne basta uno: quando Saddam era ancora in ottimi rapporti con gli Stati Uniti usò le armi chimiche contro di loro nel silenzio generale. Cinquemila i morti gasati.


In quegli anni, Saddam riceveva vari amici americani, tra i quali quel Donald Rumsfeld che da ministro della Difesa dell’amministrazione Bush diede inizio alle danze delle guerre neocon, promuovendo l’intervento militare in Iraq per porre rimedio alle inesistenti armi di distruzione di massa del regime.


Una guerra, disse Rumsfeld in un’intervista previa ripresa in tutto il mondo, che «durerà sei giorni, forse sei settimane, ma di certo non sei mesi». Qualcuno ha voluto notare il 666 evocato da queste parole; non siamo ferrati nel settore dell’esoterismo, ci limitiamo a notare che il mattatoio iracheno è durato un po’ di più.

Saddam Hussein e Donald Rumsfeld

Quella guerra, infatti, ha destabilizzato in maniera profonda il Medio oriente, provocando una conflittualità permanente che ha conosciuto varie fasi, ultima delle quali quella che ha visto la lotta contro il mostro dell’Isis.


Ora che tale conflittualità sembra attutirsi, grazie alla disfatta del Califfato del Terrore, sembra che qualcuno sia intenzionato a prolungarla.

Perché tale sarà l’esito del processo secessionista curdo avviato in Iraq.


Ma al di là, val la pena accennare che additare i curdi e i loro alleati americani come gli unici protagonisti della disfatta dell’Isis in Iraq e Siria, come fa Mieli, è quantomeno limitativo: andrebbero annoverati anche russi, siriani, iracheni, iraniani e hezbollah, che hanno avuto un ruolo molto più importante in questa lotta, pagando un tributo di sangue terribile.


In tal senso basta pensare al destino opposto di Raqqa e Deir Ezzor in Siria. La prima è stata liberata da Stati Uniti e curdi a seguito di un accordo con l’Isis (che ha lasciato la città ai “liberatori”), mentre a Deir Ezzor l’Agenzia del Terrore ha lottato fino all’ultimo uomo contro siriani e russi (anche grazie ai rinforzi provenienti da Raqqa).


Infine val la pena soffermarsi sull’eroico popolo curdo da soccorrere: a spingere per l’indipendenza è stato il presidente Masoud Barzani e il suo partito. Trovando l’opposizione del partito patriottico curdo del movimento Gorran, ambedue contrarie a tale evoluzione.


Tanto che, alle dimissioni di Barzani, i suoi scherani hanno aggredito, bastoni alla mano, gli oppositori. Insomma, l’eroico popolo curdo, che poi è una fazione dello stesso, indulge a violenze di tipo squadrista contro le opposizioni…


Senza contare che da questo eroico popolo restano fuori i membri del Pkk (partito comunista curdo) e del PYD (partito dell’Unione democratica) attivi per lo più in Siria, che le milizie legate a Barzani hanno avversato strenuamente, anche manu militari (leggere qui il plauso di Barzani per i bombardamenti turchi contro di loro).


Tali fazioni curde, in contrapposizione all’opzione di Barzani, hanno chiesto a Damasco un dialogo per una soluzione federalista per le regioni da loro occupate (vedi PressTv).


La situazione dei curdi, come si vede, è alquanto complessa e le schematizzazioni non aiutano a risolvere il rebus del loro destino.


Tali annotazioni non vogliono essere affatto polemiche verso Mieli (non interessa, peraltro è uno dei pochi giornalisti che scrive cose di qualche interesse, vedi Piccolenote), quanto piuttosto accennare ai limiti insiti nella reunion parigina di cui accenna nel suo scritto.


Ciò non vuol dire che le aspirazioni del popolo curdo, e di tutto il polo curdo piace aggiungere, siano da relegare nel dimenticatoio della storia, anzi: vanno prese in seria considerazione.


Proprio per questo non dovrebbero essere strumentalizzate per altri e inconfessabili fini, come quello di creare ulteriore destabilizzazione in Turchia, Siria, Iran e Iraq. Il sospetto che il senso dei neocon per lo Stato curdo vada in tale direzione è forte. E a pensar male si fa peccato, ma spesso ci sia azzecca…

Notizia del:
Notizia del:
 
Copyright L'Antiplomatico 2013 all rights reserved - Privacy Policy
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa