/ Le sfide interne e esterne del nuovo governo scelto da Putin

Le sfide interne e esterne del nuovo governo scelto da Putin

 
 


di Fabrizio Poggi 

 

Può benissimo passare quasi inosservata la notizia secondo cui Recep Erdo?an avrebbe invitato i “Fratelli: chi ha sotto il cuscino dollari ed euro, prendeteli e cambiateli in lire. Rompiamo insieme il loro gioco”.
 

Ben più spessore assume l'invito rivolto dalla Russia ad alcuni paesi ad abbandonare il calcolo in dollari, passando alle monete nazionali.
 

Per colpa di Trump, scrive news-front.info, che sta isolando gli USA dal resto del mondo esterno, “la Russia si sta silenziosamente spostando verso gli scambi in valuta nazionale” ha detto Andrej Bezrukov, Associato di analisi applicata al MGIMO moscovita. “Il gas e il petrolio russi dovrebbero essere venduti non in dollari, ma in euro. Con la Cina, stiamo già commerciando in rubli e yuan” e ora cerchiamo di fare lo stesso “con il Giappone in yen". "Non ci sarà alcuna rivoluzione” ha detto Bezrukov; con “il Giappone non c'è molto commercio, ma se la Russia riuscirà a trasferire il commercio nella valuta nazionale, questo sarà un segnale per molti paesi. La Turchia è già pronta a condurre il computo nella valuta nazionale. In pochi mesi, questa tendenza diventerà evidente a tutti”.
 

Il Ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, ha addirittura proposto alla UE di rinunciare al monopolio del dollaro e passare al calcolo in euro: al momento, una semplice boutade; tanto più che, come nota news-front, per gli USA quello dello status del dollaro è un punto dolente. Non a caso, sui social network russi si sono affrettati a ricordare come Libia e Iraq avessero cercato di commerciare il petrolio nella valuta nazionale e tutti sanno come sia andata a finire.
 

E tuttavia, i recenti colloqui tra Vladimir Putin con Emmanuelle Macron e Angela Merkel hanno dimostrato come l'Europa sia stanca della pressione degli Stati Uniti, scrive news-front, per incidere negativamente sugli interessi dell'Unione europea, come ad esempio nel caso del “North Stream 2” o dei contatti con l'Iran. In effetti, da tempo le prospettive internazionali sembrano giocare a favore dei nuovi colossi euro-asiatici e la Russia si sta muovendo da tempo con scelte accurate, senza forzare neanche tanto la mano nei confronti di quelli che considera partner privilegiati sullo scacchiere mondiale.
 

Le cose non sembrano essere del tutto pacifiche sul fronte interno: le differenziazioni sociali non accennano a ridursi, come era sembrato appena pochi anni fa e se all'esterno si può parlare di mosse molto misurate e ben ponderate, ecco che all'interno si viaggia su altri binari.
 

Aleksej Kudrin,  Ministro delle finanze dal 2000 al 2011, poi silurato per le sue posizioni eccessivamente liberali (aveva anche amoreggiato con le manifestazioni antigovernative di Aleksej Navalnyj, nel 2011-2012) e dal 22 marzo scorso di nuovo in sella a presiedere la Corte dei conti, ha paragonato il nuovo governo russo, da poco insediato, a una tigre, pronta a spiccare il balzo.
 

Ora, scrive ROT Front, è noto che la tigre non è che salti così, per divertirsi: lo fa per cacciare, per afferrare la preda. Dunque, nel caso del governo, tale preda saranno i diritti sociali ed economici, che il governo sottrarrà al popolo: uno di questi, sono le pensioni, che il governo vuole decurtare, anche se solo in parte. Si parla infatti già da qualche anno dell'innalzamento dell'età pensionabile, anche se, per ora, sembra che “l'esperimento” debba iniziare dai funzionari pubblici. Per la verità, nota ROT Front, più che a una tigre, la borghesia russa e il suo governo si potrebbero paragonare a un ragno, che ha intrappolato il popolo nella propria tela e ne sta succhiando il midollo.


 

In effetti, la scorsa settimana, il governo è tornato a parlare della riforma pensionistica. Il giornale degli industriali, Kommersant, ne ipotizza l'introduzione già dal 2019 e i parametri potrebbero avvicinarsi a quelli indicati dal Centro per le iniziative strategiche, diretto proprio da Aleksej Kudrin, che propone l'innalzamento da 60 a 65 anni per gli uomini e da 55 a 60 (o 63) per le donne. Secondo i calcoli, ciò significherebbe un risparmio per le casse statali di 1,7 trilioni di rubli. Al tempo stesso, però, nota ROT Front, sono in programma anche facilitazioni fiscali per le grandi imprese che porterebbero a mancate entrate di qualcosa come 10 trilioni di rubli, a fronte di entrate totali per il bilancio di 15 trilioni. Ancora: un mese fa, Forbes ha calcolato che le entrate delle 200 persone più ricche di Russia siano cresciute quest'anno complessivamente di 1,5 trilioni di rubli, attestandosi a 30 trilioni – due volte il bilancio statale. Ma si punta a quei 1,7 trilioni da risparmiare sulle pensioni.
 

Sembra che i circoli liberali russi non abbiano nascosto il proprio entusiasmo per la nomina di Kudrin,  ammiratore del tristemente famoso Ministro delle finanze eltsiniano, Egor Gajdar (padre di Marija Gajdar: dal marzo 2017 assistente di Petro Porošenko) che a sinistra viene giudicato “peggio di due Chubajs messi insieme”, in riferimento al principale “privatizzatore” dell'epoca Eltsin. Quello stesso Anatolij Chubajs, oggi direttore di “Rosnano”, che all'epoca della distribuzione dei pirateschi “voucher di privatizzazione”, si espresse in questo modo a proposito degli effetti della criminale “accumulazione originaria” per il capitalismo russo: “Perché vi preoccupate per queste persone? In fondo, moriranno 30 milioni che non si adattano al mercato. Non ci pensate. Ne nasceranno di nuovi”.


Meno di sei mesi fa, Kudrin, a quanto pare già convertito sulla via Zubovskaja (sede della Corte dei conti) aveva definito il basso tenore di vita e la povertà dei cittadini una vergogna per la Russia: "per il terzo anno il tenore di vita è diminuito, causando ulteriore povertà". La soluzione che propone: ridurre di una volta e mezzo il numero di funzionari, attualmente 148 ogni 10 mila persone. Facendo il solito “calcolo della serva”, questo significherebbe mettere sulla strada qualcosa come 12-13 milioni di persone. Come soluzione, non c'è che dire. Era quello il periodo, nell'autunno dello scorso anno, in cui dichiarava di non aver intenzione di candidarsi alle presidenziali del marzo 2018, ma che non escludeva di appoggiare la candidatura di Aleksej Navalnyj.


Quella di una “immediata riforma della pubblica amministrazione” sembra però essere un'idea fissa per Kudrin, perché ci è ritornato un paio di mesi fa, parlando dei tre principali compiti che stanno di fronte alla nuova squadra di governo. Insieme a questa, “l'allargamento dello spazio della concorrenza politica”, assegnando un importante ruolo all'opposizione, nello spirito del liberalismo universale. Sostegno a educazione e riforma sanitaria, che devono privatizzarsi ancora di più e appoggio all'imprenditoria, insieme a trasparenza e prevedibilità delle mosse del potere, perché “i cittadini e gli affari sono stanchi dell'incertezza. Che tasse ci saranno? Ci sarà la riforma delle pensioni? Ci saranno meno controlli sul business? I segnali del nuovo governo dovranno essere precisi e non ambigui”.


In questo senso, difficile parlare di ambiguità.

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