Lockdown da maiali

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Lockdown da maiali

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di Leo Essen 


Ogni mattina, si svegliano, cacano e fanno colazione 8 milioni e 612 mila maiali, distribuiti perlopiù in Lombardia (4 milioni e 300 mila), Piemonte (1milione e 250 mila) ed Emilia Romagna (1 milione e 100 mila).

Il lockdown non ha interessato gli animali, i quali sono già da sempre bloccati e confinati in cellette e spazi limitati, e già da tempo sperimentano le psicosi che toccano adesso anche a noi. Alle galline (500 milioni in Italia), per evitare battibecchi e turpiloqui, il becco, di solito, glielo amputano.

Il confinamento degli umani non è certo una conseguenza diretta del confinamento e del trattamento industriale e dello sfruttamento subito dagli animali, ma non ci metterei la mano sul fuoco.

Il fatto è che i maiali, e questa paura davvero avvicina tutti gli esseri viventi, porcelli o meno, per effetto del lockdown, rischiano di essere abbattuti, e non per diventare prosciutti e mortadelle al pistacchio, ma perché, anche per loro, come per i lavoratori, l’offerta comincia a superare la domanda – e non c’è legge di Say che tenga! Quando ciò accade, e il riequilibrio è affidato al mercato, l’essere vivente diventa carne da macello, peggio, finisce nelle camere a gas.

Nel Minnesota, riferisce la Reuters, gli allevatori Kerry e Barb Mergen hanno avuto un tuffo al cuore quando sono arrivati gli operatori della Daybreak Foods Inc con le autobotti di anidride carbonica, necessaria per gasare gli animali della fattoria.

La chiusura dei ristoranti e delle mense, che negli USA assorbono fino al 50% del consumo di cibo, ha ridotto drasticamente la vendita di carne.

Le filiere sono bloccate, gli animali rimangono nelle stalle. Tutti abbiamo sperimentato cosa significhi pigiarsi un un vagone, quando salta una corsa della metropolitana o del treno suburbano. Per gli animali avviati al macello, le corse saltate sono più di una. Si tratta di meccanismi delicati, che non sono ripristinabili immediatamente.

In Italia, ogni anno, vengo macellate, all’incirca, 500 milioni di galline, in media 1 milione e 360 mila al giorno.

Ogni giorno che salta, significa più galline ammassate negli stabilimenti.

Provate a fare il conto.

Nell’Iowa, riferisce sempre Reuters, un allevatore, non sapendo più dove trasferire i maiali adulti, per far posto ai maialini portati in pancia dalle madri, è stato costretto a fare iniezioni alle scrofe per indurre l’aborto. A differenza delle mucche, i maiali non possono essere liberati al pascolo.

Negli Usa sono allevati e ingrassati in ambienti a temperatura controllata. Fuori si ammalerebbero, si ferirebbero, non sarebbero in grado di camminare. Nel Minnesota gli animali sono tenuti a digiuno, oppure vengono nutriti con baccelli di soia (la corchia). Riempiono la pancia, ma sono poco nutrienti. Gli animali non ingrassano, e si spera ci sia più spazio. Nella sua fattoria in Iowa, Dean Meyer, uccide 125 maialini a settimana. Li butta nell’umido e li rimacina per farne fertilizzante. Non è un bel vedere. Considerando che molti umani si affollano alle mense dei poveri per elemosinare un pasto. Il dipartimento dell’agricoltura sta lavorando a un piano nazionale di sterminio. Ci sono ripercussioni anche in Canada. Anche qui è iniziata la soppressione e il compostaggio, o l’abbandono nelle discariche.

Non è una situazione facile. Gli agricoltori hanno subito anche minacce. Buttano cibo nelle discariche, quando in giro, anche in America, ci sono persone che muoiono di fame. Ma questo è il capitalismo, questo è il libero mercato. È così tutti i giorni, anche quando non ci sono emergenze. Se ci piace la libertà del mercato, se ci piace il laissez-faire, se ci piace fare quel più ci aggrada, infischiandosene del prossimo, accomodiamoci pure, apriamo il nostro Baedeker e partiamo per Grand Tour culinario, chiudiamo gli occhi, sperando che il gas sia riserva solo per pigs.

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