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Non fatevi ingannare, il Cile ci racconta il totale fallimento del neoliberismo. Ecco le leggi di Pinochet ancora in vigore

 


di Fabrizio Verde
 

Una lettura superficiale degli eventi in Cile riduce la straordinaria rivolta popolare a una semplice protesta scoppiata contro il rincaro dei biglietti della metropolitana. Il popolo cileno in realtà mette in discussione l’intero impianto economico neoliberista del paese sudamericano che lo ha reso fortemente diseguale e caratterizzato dalla cosiddetta ‘crescita impoverente’. Ossia, nonostante il paese cresca, i poveri continuano ad aumentare mentre la ricchezza si concentra nelle mani di pochi. 

 

Nonostante in Cile sia tornata la cosiddetta ‘democrazia’ (1990) dopo il periodo fascista del generale fascista Augusto Pinochet, nella nazione andina permangono in vigore leggi e istituzioni create durante il regime militare (1973-1990), come ricorda teleSUR. 

 

Il sistema pinochettista ha consolidato il neoliberismo

 

La Costituzione che è entrata in vigore nel 1980 ha installato una nuova cultura economica e sociale che ha consolidato il modello neoliberista con un orientamento ideologico prevalentemente conservatore.

 

Educazione

 

Il Cile ha il sistema di istruzione più privatizzato e segregato tra i 65 paesi che utilizzano il test PISA, che misura la conoscenza degli studenti provenienti da paesi appartenenti all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

 

In Cile, l'istruzione universitaria non è un diritto. Anche molte delle università che erano precedentemente pubbliche sono più costose di quelle private, a causa del loro prestigio accademico.

 

Nel 1981, Pinochet privatizzò gli istituti di istruzione superiore gratuiti, passando da uno Stato sociale a uno Stato sussidiario.

 

Salute

 

Nello stesso anno ha creato le Isapres, Instituciones de Salud Previsional  gestiti da privati ??per finanziare le prestazioni sanitarie, un'alternativa ad alto costo a cui la maggior parte dei cileni non può accedere.

 

Per gran parte del popolo cileno, nel 1979 ha creato il Fondo Nacional de Salud (Fonasa), un sistema sanitario che sostituisce il vecchio sistema di finanziamento della sanità pubblica.

 

Trasporti

 

Per quanto riguarda il trasporto, il paese sudamericano ha uno dei trasporti pubblici più costosi della regione (in Cile, il biglietto della metropolitana è equivalente a $ 1,13; in Brasile, $ 0,99; in Colombia, $ 0,67; e in Argentina, $ 0,43).

 

L'aumento del prezzo di questo servizio è stato il fattore scatenante delle proteste iniziate il 14 ottobre e che hanno causato la morte di almeno 19 persone e migliaia di detenuti, secondo i dati della Procura.

 

Aborto

 

Dal 1939, in Cile era possibile un aborto volontario, sicuro e gratuito, ma nel 1989 Pinochet stabilì la sospensione della gravidanza, per qualsiasi motivo, come un crimine.

Nell'agosto 2017, l'aborto è stato depenalizzato, ma solo in tre casi: stupro, rischio di vita della madre e gravidanza non praticabile.

 

Pensioni

 

Nel 1980, quando Pinochet pose fine al vecchio sistema di pensionamento pubblico e di solidarietà per gli anziani e creò l'AFP (Administraciones de Fondo de Pensiones), un sistema che riunisce varie società private che forniscono il servizio e sono pagate al 100% da i lavoratori

 

Carabineros

 

I gruppi sociali hanno richiesto per anni, in particolare al governo del presidente Sebastián Piñera, di riformare la legge che disciplina l’arma dei Carabineros e che le conferisce un carattere militare. I Carabineros, nel corso degli anni, sono stati accusati in svariate occasioni di continue violazioni dei diritti umani a causa dei loro abusi di autorità.

 

Un fallimento neoliberista

 

Come abbiamo potuto vedere la rivolta del popolo cileno ci racconta senza possibilità di fraintendimenti, così come accaduto in Ecuador, del totale fallimento del modello neoliberista che stante la sua insostenibilità finisce inevitabilmente per sfociare in forme di fascismo. Senza dura repressione popolare, infatti, non potrebbe mantenersi al potere. 

 

Altro che fallimento del socialismo/progressismo in America Latina come ciancia qualcuno in Italia chiaramente in malafede.  

 

Il fallimento neoliberista possiamo parimenti vederlo in Argentina, dove il presidente neoliberista Macrì in appena quattro anni di gestione è riuscito nell’impresa di far ripiombare il paese nel precipizio del default da dove era stato risollevato con grossi sforzi dai governi peronisti guidati da Nestor prima e Cristina poi Kirchner. 

 

Il prossimo fallimento? Si chiama Brasile. Il fascio-liberista Bolsonaro infatti, col l’ausilio del suo ministro ‘Chicago Boys’, quindi di scuola pinocchettista, Guedes, vuole distruggere quanto creato dal PT negli anni di Lula e Dilma. 

 

Un fallimento che sarà pagato a caro prezzo dal popolo brasiliano.

 

Il liberismo infatti possiede questa caratteristica intrinseca: arricchisce le élite mentre impoverisce le masse. 

 

 

 

 

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