Ora liberiamo anche il lavoro

Ora liberiamo anche il lavoro

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Oggi si festeggia la Liberazione del paese dal nazifascismo. Guardando il tricolore sventolare pensiamo alla dignità e alla forza dimostrata da tante italiane e da tanti italiani nelle ora più buie della nostra storia, allo sforzo disumano stracolmo di dolore esercitato per ritrovare democrazia e libertà. Le stesse democrazia e libertà che, ora per un motivo e ora per l’altro, sentiamo spesso venir meno nella nostra storia contemporanea di comunità nazionale.

Vorrei però festeggiare oggi una liberazione che non c’è, quella del mondo del lavoro.

Se ci pensate un attimo, quanto tante donne e tanti uomini vivono oggi sui loro luoghi di lavoro può davvero essere percepito come una dittatura, persino come un regime totalitario più che autoritario: quello dello sfruttamento neoliberale.

Ne parliamo tutto l’anno quasi quotidianamente, a differenza di chi se ne ricorda soltanto il 25 aprile, e pertanto non sento il bisogno di argomentare ogni singolo aspetto di questo mio convincimento: mi limito ad osservare quanto accade, individui costretti in luoghi insicuri, pericolosi, precari, nell’impossibilità di reagire, di rivendicare dignità, libertà, partecipazione democratica. Succede ogni giorno, in qualsiasi momento e anche nei giorni di festa come quello di oggi, grazie a coloro i quali hanno ritenuto di liberalizzare completamente le regole sui riposi, alimentando la mendace narrazione per la quale certe misure servissero a “salvare l’Italia”, persino quelle che allontanano le mamme dai figli nei giorni di festa. Ricordatevelo, quando gli stessi sacerdoti oggi vi vengono a raccontare che altro non desiderano che meglio conciliare i vostri tempi di vita e di lavoro…

Il mondo del lavoro, oggi, è sotto il tacco di un regime spietato, che non guarda in faccia a nessuno, se non a pochi grassi e sazi amici. E, come ogni regime, anche questo ha i suoi ideologi, i suoi zelanti ideatori e costruttori. Ancora oggi, dinanzi a quanto vediamo, ci sono studiosi che professano le regole della flessibilizzazione, della deregolamentazione, del totalmente libero mercato: raccontano sia l’unico modo per rilanciare l’economia, per sostenere il paese, per creare ricchezza attraendo capitali. Tutte balle, lo abbiamo visto nel tempo, eppure sono continuamente ripetute, spesso ai nostri studenti nelle aule universitarie. E sono questi gli studiosi che vedete invitati nelle più importanti trasmissioni televisive, nei salotti più prestigiosi e scintillanti: sorridono, con i loro gioielli da signora per bene, e continuano a professare l’austerità e i sacrifici (degli altri), dopo aver contribuito a destrutturare i più importanti presidi a difesa delle lavoratrici e dei lavoratori italiani.

Stesse losche figure che vedrete parlare nei festival più altisonanti, circondate da tante altre persone altrettanto per bene.

Ogni regime ha i suoi complici: nella cultura, nel mondo della ricerca, nell’informazione. Anche questo ne ha, e molti. La politica è piena di questa gentaglia: nei partiti di centro sinistra ancora di più e anche in quelle realtà che si proponevano come antisistema e rivoluzionarie, per poi essersi meschinamente vendute per un’indennità da parlamentare o da ministro.

E poi ci sono coloro i quali avrebbero potuto fare qualcosa e non l’hanno fatto: un giorno vi verremo a prendere e vi condurremo in quei luoghi che oggi faticate a vedere e nei quali non credete; vi mostreremo quello che è accaduto mentre non ascoltavate, mentre non agivate e vi presenteremo il conto.

Sogno la liberazione del mondo del lavoro, un mondo del lavoro che può esistere perché è esistito: un mondo del lavoro giusto ed equo, dove chi merita possa essere premiato, senza mortificare i diritti e le prerogative universalmente proprie di tutti. Sogno un mondo del lavoro dove nessuno chiede a una donna se ha già avuto figli o se desidera averne, prima di scegliere se assumerla o meno. Sogno un mondo del lavoro dignitoso, libero, democratico, partecipato: che consenta a tante famiglie di realizzare quanto desiderano, di crescere le future generazioni di italiani nell’orizzonte delle certezze, dove ogni fatica sarà premiata e nessuno potrà più essere ricattato.

Sogno il mondo del lavoro che è stato e che può ancora essere, quello descritto nella nostra Costituzione.


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Ho scritto “Contro lo smart working”, Laterza 2021 (https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788858144442) e “Pretendi il lavoro! L'alienazione ai tempi degli algoritmi”, GOG 2019 (https://www.gogedizioni.it/prodotto/pretendi-il-lavoro/)

Savino Balzano

Savino Balzano

Savino Balzano, nato a Cerignola nel 1987, ha studiato Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Perugia. Autore di "Contro lo Smart Working" (Laterza, 2021) e di "Pretendi il Lavoro! L'alienazione ai tempi degli algoritmi" (GOG, 2019). Sindacalista, si occupa di diritto del lavoro, collabora con diverse riviste.

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