Pechino: "Il virus scappato dal laboratorio di Wuhan come le armi di distruzione di massa in Iraq"

Pechino: "Il virus scappato dal laboratorio di Wuhan come le armi di distruzione di massa in Iraq"

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"Un rapporto sulle origini di Covid-19 da parte di un laboratorio nazionale del governo degli Stati Uniti ha concluso che l'ipotesi secondo cui il virus è trapelato da un laboratorio cinese a Wuhan è plausibile e merita ulteriori indagini, secondo persone che hanno familiarità con il documento classificato."

Lo scrive il Wall Street Journal che rilancia ancora la teoria del virus scappato dal laboratorio di Wuhan - quella che ai tempi di Trump era la fake news del secolo e ora in epoca “liberal” è il nuovo mantra nel mondo della post-verità.

Ma chi è Michael R. Gordon, l’autore della “rivelazione”?

Infatti, il Signor Gordon è lo stesso che l'8 settembre del 2002, scrisse in tandem con Judith Miller, per il The New York Times, l'articolo "Threats and Responses: The Iraqis; U.S. Says HusseinIntensifies Quest For A-Bomb Parts, ovvero "Minacce e risposte: gli iracheni; Gli Stati Uniti affermano che Hussein intensifica la ricerca di parti della bomba atomica."

Nell'articolo del NYT si sosteneva che Saddam Hussein avesse armi di distruzione di massa, basandosi sull'idea che i tubi di alluminio acquistati dall'Iraq dovevano essere usati per purificare l'uranio, mentre anni dopo gli Stati Uniti hanno ammesso che non era altro che un piccolo tubo di detersivo bianco. Una delle autrici Judith Miller successivamente restò in prigione per 85 giorni per l'Affaire Plame, mentre l'altro suo co-autore, Michael R. Gordon, è rimasto in qualche modo il capo corrispondente militare per il New York Times nonostante il suo coinvolgimento in questa opera di propaganda di guerra. Pur sparendo dai radar e è riapparso sporadicamente come corrispondente del The Wall Street Journal come per la sicurezza nazionale dal 2017, fino ad arrivare alle pubblicazioni sul Covid degli ultimi tempi.

Sembrerebbe che gli Stati Uniti si servano di Gordon per diffondere menzogne pur sapendo che lo sono, come quella per le armi di distruzione di massa in Iraq, allo scopo di fare guerra al nemico di turno.

Inutile dilungarsi sulle conseguenze di quel conflitto visibili ancora oggi, oltre ai crimini commessi sui civili iracheni. Vogliamo solo ricordare che, proprio chi ha rivelato quei crimini, un vero giornalista ed editore, tale Julian Assange rischia 177 anni di carcere ed è attualmente rinchiuso in Gran Bretagna in una prigione di massica sicurezza insieme a terroristi e criminali di ogni specie. Un colpevole di verità.

L'opera di propaganda culminata con la sceneggiata di Colin Powel all'Onu, ebbe il suo epilogo con la guerra all'Iraq di Saddam già stremato da anni di sanzioni. Si arriverà alla conclusione, strombazzata dai media occidentali, che la colpa del Covid-19 è della Cina, ma a quel punto cosa faranno gli USA, la NATO? Dove vorranno arrivare?

Non è allarmismo, la storia degli ultimi 30 anni ci racconta che ogni guerra degli Usa e dei suoi alleati comincia sempre con una campagna di menzogne.

Talmente grandi che l'opinione pubblica bombardata da questo martellamento mediatico, finisce per crederci e giustificare quindi la guerra.

Un piccolo particolare la guerra dovrebbe essere condotta contro la Cina, una superpotenza che non sta a guardare e risponde. Oggi l'ambasciata di Pechino negli Stati Uniti ha proprio giocato su questo parallelo con il portavoce dell'ambasciata Liu Pengyu che su twitter ha affermato: "La campagna per politicizzare lo studio delle origini e diffamare la Cina non è diversa dalle bugie sull'Iraq che possedeva le armi di distruzione di massa (WMD) 12 anni fa”.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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