Se tutto è fascismo, nulla è più fascismo

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Tornerei sul tema già abbozzato: se tutto è fascismo, nulla è più fascismo. Ora che sappiamo molto di più sulla quasi metà di elettori americani che ha votato Trump e sulla minoranza che pare disposta a seguirlo fino alle estreme conseguenze. 

Sicuramente nel grande magma di sostenitori delle più svariate provenienze ci saranno anche gruppi nazisti, dell'Illinois o di altrove, ma non sembrano davvero loro a imprimere il segno decisivo a una mobilitazione che esaspera le connotazioni di ultraindividualismo e antistatalismo già proprie della destra americana e rinsaldatesi dal tempo di Reagan in poi. Questo tipo di destra ha soppiantato le tradizioni moderate del partito repubblicano in pianta stabile già alla fine del secolo scorso. L'elettorato di Bush jr. era già una approssimazione dell'America di Trump, e non a caso gli Usa erano l'unico paese dell'Occidente incapace di cogliere gli elementi di "anomalia" dell'Italia di Berlusconi che apparivano evidenti in tutti i paesi europei.

Nel tempo e col mordere della crisi l'universo della destra degli Usa si è arricchito di gruppi sempre più radicalizzati e autoreferenziali, disposti a credere a complottismi di nuovo conio o a riproporre antiche forme di suprematismo bianco (in fondo il Ku Klux Klan preesiste di gran lunga al fascismo europeo).

Sgombriamo il campo dalle facili semplificazioni alla Rampini: non c'è una massa di proletari repubblicani che si contrappone a un'establishment di benestanti democratici, e il livello di reddito medio degli elettori repubblicani è di molto superiore a quello dei democratici. Ma nel processo di impoverimento (o nella percezione di questo pericolo) di settori ampi della popolazione le parole d'ordine della nuova destra impersonata da Trump incidono molto più a fondo rispetto alla riproposizione di ricette ormai vecchie e fallimentari del mondo liberal che aveva cavalcato la globalizzazione senza riuscire a tener fede alle promesse elettorali e alle aspettative suscitate. 

Riassumere tutto questo sotto l'etichetta di "fascismo" può essere consolatorio per la pigrizia intellettuale di una sinistra da tempo incapace di analisi della società, e ormai usa a rifugiarsi a sproposito sotto lo spauracchio del fascismo, invocato per la pastasciutta molisana come per l'avanzata della destra in Italia, di cui non sa comprendere le ragioni e a cui non sa contrapporre altro che uno spocchioso suprematismo morale.

Gianpasquale Santomassimo

Gianpasquale Santomassimo

Storico e docente italiano. Ha insegnato presso il Dipartimento di storia dell'Università di Siena. Autore di "Antifascismo e dintorni" (Manifestolibri, 2004)

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