Serghei Skripal, ex spia russa al soldo del MI6. Ma per i media italiani è stato Putin!

Serghei Skripal, ex spia russa al soldo del MI6. Ma per i media italiani è stato Putin!

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È stato Putin! Questa la sentenza già pronunciata da praticamente tutti i media mainstream davanti alla storia di Serghei Skripal - già agente segreto russo, poi al soldo del MI6 britannico, poi (nel 2006) incarcerato dai russi, poi (nel 2010) rimandato in Inghilterra in uno scambio di spie - trovato, insieme alla figlia Yulia, privo di sensi sulla panchina di un centro commerciale a Salisbury, nel sud dell'Inghilterra.




Si, ma perché mai i russi avrebbero dovuto colpire una spia che avevano liberato otto anni prima? Il Fatto Quotidiano pretende di avere la risposta: “C’è chi ricorda come al Gru (il servizio segreto militare russo) si vocifera che le reclute siano avvertite fin dal primo giorno di servizio di non farsi illusioni: non è previsto uscirne da traditori o transfughi impunemente”. Quindi, una tardiva (e incomprensibile) vendetta dei russi? Oppure è stato un avvertimento del MI6 britannico per ammonire un suo ex agente che - poniamo – deluso del trattamento avuto dai suoi padroni minacciava di spifferare qualche informazione ai giornali inglesi? Ci sembra una ipotesi ragionevole anche perché questo spiegherebbe il presunto avvelenamento (neanche questo mortale) che ha colpito anche la figlia Yulia.


Ma basta con questi ragionamenti! Per la RAI è tutto chiaro: la colpa è della Russia. La prova? “Il caso ricorda quello di Alexander Litvinenko” un altro agente doppiogiochista, secondo tutti i media, “avvelenato con il polonio dai russi”. In verità ci sarebbero numerosi indizi (si veda, ad esempio, qui o qui) che collegano i servizi segreti inglesi alla morte di Litvinenko. Ma che importa? È stato Putin! E ora il ministro degli esteri inglese, Boris Johnson, già preannuncia il probabile ritiro della Nazionale dai prossimi Mondiali di calcio a Mosca.
 

Speriamo, per carità di patria, che non lo faccia anche il nostro Angelino Alfano.



 

Francesco Santoianni

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