Tra Assad e il terrorismo, la Russia ha scelto. E l'Europa?

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PICCOLE NOTE


In un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 13 aprile, Sergio Romano analizza il conflitto siriano e le contraddizioni che bloccano una soluzione politica alla crisi. Tanti i luoghi comuni su cui si concentra la sua analisi, che si interpella anche sul destino futuro di Assad e sulla presenza in loco dei signori della guerra jihadisti.

 

Alquanto interessante il finale: «L’unico modo per uscire da questo imbroglio sarebbe quello di decidere quale sia il nemico peggiore: Assad o l’islamismo fanatico e radicale? La Russia ha scelto senza esitare perché vuole conservare le sue basi, perché deve far fronte a un pericoloso islamismo domestico e ha un leader che può imporre la propria linea. Le democrazie occidentali, invece, devono rendere conto delle loro azioni alla pubblica opinione e tenere d’occhio il barometro elettorale».

 

«Ma se hanno deciso che l’eliminazione di Assad è una condizione irrinunciabile dovrebbero almeno prepararsi a ciò che potrebbe succedere in Siria il giorno dopo. E gli europei, in particolare, dovrebbero ricordare che il Mediterraneo è la loro casa, non quella degli americani».

 

L’urgenza di prendere una decisione sul tema deriva anche dal pericolo rappresentato dal Terrore, che attecchisce nello stesso terreno sul quale prospera lo jihadismo di marca sunnita. L’ambiguità con la quale l’Occidente affronta tale contiguità è più che imbarazzante.



 

Le stragi d’Occidente perpetrate ad opera dei professionisti del Terrore stridono con i proclami anti-Assad di quei politici e professionisti dei media che si dicono preoccupati della sicurezza dei cittadini.

 

Il «macellaio Assad», come viene definito da tanti di questi, ad oggi è un argine ai veri macellai, quelli che operano indisturbati tra le pieghe di tale ambiguità.

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