Un libro di Travaglio, la vittoria della Schlein e la sindrome del bunker di Hitler

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Un libro di Travaglio, la vittoria della Schlein e la sindrome del bunker di Hitler

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di Enzo Brandi*

 
Un recentissimo libro di Travaglio (uscito in edicola il 26 febbraio insieme al “Fatto quotidiano”) chiarisce subito dallo stesso titolo - “Scemi di guerra” – quale sia l’argomento. Vengono impietosamente messi alla berlina tutti quei giornalisti, opinionisti, politici italiani che si sono messi l’elmetto e incitano alla guerra. Per ora l’Italia fa la guerra, come molti altri paesi della NATO, alimentandola con armi, istruttori ed “intelligence” (si fa per dire!) fino all’ultimo Ucraino mandato al macello. Il pericolo di ulteriore escalation con coinvolgimento diretto della NATO è però dietro l’angolo visto l’ostinato rifiuto di aprire spiragli di trattativa con l’odiata Russia che si vuole umiliare e distruggere. Questo atteggiamento è ispirato direttamente dagli Stati Uniti e da alcuni paesi più oltranzisti (come Polonia e paesi baltici) mentre qualche timido mal di pancia viene a Francia e Germania che si rendono conto che questa guerra affossa principalmente l’Europa.
 
In questa situazione i governi italiani che si susseguono (da quello di presunta “sinistra” del banchiere Draghi con annesso PD, a quello di destra della signora Meloni) mostrano tutto il loro atteggiamento servile verso il Grande Fratello USA presso di cui vogliono accreditarsi. Una calca di giornalisti ed opinionisti “scemi di guerra” si affretta a soffiare sul fuoco della guerra dando fiato alle trombe e trombette per compiacere il padrone, ed assicurandoci sull’inevitabile vittoria finale dell’Ucraina ed il crollo della Russia. Tra questi si distinguono – come sottolineato anche da Travaglio – giornalisti di “Repubblica” e “Corriere” e di giornali di destra, come Molinari, Merlo, Gramellini, Mieli, Severgnini, Sallusti, ecc. , e l’ineffabile presidentessa dell’Istituto Affari Internazionali Nathalie Tocci, nonché tutto il codazzo dei politici, specie del PD.
 
Queste sciocchezze servono a confermare quanto continua a proclamare il guitto di quarta categoria, Zelensky, capo della giunta golpista e nazi-fascista di Kiev, nelle sue frequenti apparizioni, dal Festival di Cannes al Festival di Sanremo (con la compiacente complicità di Amadeus e Mattarella accorso a dar man forte): “VINCERE E VINCEREMO”(motto che ricorda l’analogo motto di Mussolini, ma si è poi visto come è andata a finire!). Questa febbre ultra-nazionalista, fascista, ed antirussa, che spesso assume addirittura toni razzisti, ha purtroppo coinvolto molte persone più fragili e credulone dell’Ucraina Occidentale (mentre l’Ucraina sud-orientale è saldamente filo-russa e combatte dalla parte dei Russi). Due esempi: mia figlia parla con una ragazza ucraina cercando di farle capire con prudenza e diplomazia che sarebbe meglio trattare. La risposta è isterica:”non vogliamo la pace! Vogliamo la vittoria!”. Ancora peggiore la risposta di un’altra signora ucraina cui si faceva notare il pericolo di guerra atomica: “meglio così! Così non moriremo solo noi, ma tutti!”. La sindrome di Zelensky e della sua banda sembra la stessa di quella di Hitler nel bunker quando l’Armata Rossa era già penetrata nelle strade di Berlino. Hitler farneticava ancora di possibile vittoria e muoveva sulla carta inesistenti divisioni. Poi si è suicidato. Speriamo che, prima di giungere a questi estremi qualcuno faccia capire agli Ucraini occidentali che è meglio giungere ad un compromesso per evitare la strage ed evitare il peggio.
 
In questo quadro si inserisce la vittoria a sorpresa della giovane Elly Schlein nelle primarie del PD. Fulvio Grimaldi ed altri facevano notare l’estrazione sociale dell’italo-svizzera-americana miliardaria Schlein, già partecipante all’organizzazione della campagna elettorale di Obama negli USA e soprattutto esperta di LGBT. Chi scrive preferisce aspettare (anche se la ragione dice di non nutrire troppe speranze) per vedere se si attueranno le promesse della Schlein di riorientare il PD verso un orizzonte più egualitario e social-democratico di fronte alle ingiustizie della nostra società e l’aumento della povertà; oppure se il partito ricadrà nella vecchia oscena palude. Tuttavia la vera pietra di paragone per poter giudicare l’operato della nuova segretaria sarà la politica estera. Cambierà rotta la Schlein (che in passato ha espresso qualche sentimento pacifista) portando un partito guerrafondaio verso un orizzonte di pace e trattativa opponendosi all’invio delle armi e all’aumento delle spese militari? O si allineerà per accreditarsi presso il padrone? Come diceva il vecchio Marx: “Hic Rodus, hic salta!”. Aspettiamo e vediamo.    


*Gli articoli saranno pubblicati dal numero di marzo 23 de La Voce di GAMADI

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