Un pensiero rivolto al sindaco PD Nardella dopo aver visto “Il testimone”

Un pensiero rivolto al sindaco PD Nardella dopo aver visto “Il testimone”

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di Fabrizio Poggi


Credo abbia agito con piena consapevolezza dei propri obblighi pubblici, il sindaco PD di Firenze Dario Nardella, nel ricordare alla Direzione del teatro dell’Affratellamento quali siano le regole da osservarsi nei rapporti tra un ente pubblico locale che elargisce contributi e un Istituto culturale che li riceve. Dunque, il primo cittadino del capoluogo regionale toscano, che ha ricordato a quel teatro come i «contributi pubblici dal Comune» siano incompatibili con attività quali la proiezione del film russo “Il testimone”, ha indubbiamente agito da responsabile amministratore pubblico, che si cura del benessere materiale, ma soprattutto spirituale, della comunità. Non poteva far altro, Dario Nardella.

Non sappiamo se Dario Nardella, prima di pronunciare quelle parole, dirette alla Direzione del teatro, secondo cui il film in questione «incita all'odio e al genocidio del popolo ucraino», avesse visionato la pellicola, o l’avesse fatta visionare da qualche ispettore del proprio entourage amministrativo. In ogni caso ha ragione, Dario Nardella: quel film «incita all’odio».

Solo, non nei confronti del popolo ucraino, vittima da dieci anni di una dittatura nazista, imposta agli ucraini con un golpe armato diretto da oltreoceano e supervisionato in diretta dall’ambasciata americana a Kiev (ricordate l’ambasciatore yankee Geoffrey Pyatt e Victoria Nuland in piazza Nezaležnosti?); una dittatura sostenuta, finanziata e armata dalle “democrazie liberali” euroamericane.

Chi il film l’ha visto sa bene contro chi si rivolti la ragione, la coscienza (finanche lo stomaco) dello spettatore, per l’intera durata della pellicola. Poi, soprattutto nel finale, chi il film l’ha visto, sa ancor meglio nei confronti di chi assalgano i conati di vergogna.

Dopo aver visto il film, si può affermare in piena coscienza che il film «incita all’odio»: un sano e doveroso odio di classe, antifascista, democratico nel senso anti-elitario del concetto, un odio verso l’antifascismo di comodo e a corrente alternata di tutti coloro che avallano i crimini dei nazisti dei battaglioni “volontari” ucraini – in particolare “Azov” – che si sono comportati da belve a partire dal 2014 contro la popolazione civile ucraina russofona del Donbass e che hanno poi, dopo il febbraio 2022, riversato la propria natura banditesca (di predatori di bassa lega, ansiosi di far man bassa perfino nei depositi di elettrodomestici) contro i cittadini ucraini, non obbligatoriamente russofoni, residenti in cittadine e villaggi prossimi alla linea del fronte. Non poteva agire diversamente, Dario Nardella.

E dunque, in ragione di tutto questo, ha agito con piena consapevolezza dei propri obblighi il sindaco PD di Firenze, come hanno fatto prima di lui altri sindaci - PD o di altra appartenenza liturgica – nella sacra battaglia volta a preservare le coscienze di coloro che avessero visto il film, dal porsi troppo scomodi interrogativi sulla natura, le cause di un conflitto non iniziato a febbraio 2022.

Scomodi interrogativi soprattutto sui reali protagonisti di massacri, bombardamenti, stupri, assassinii a sangue freddo anche di propri soldati, “rei” di volersene tornare a casa. Scomodi interrogativi sui reali responsabili di stragi – Kramatorsk, Bucha, Mariupol, ecc.; su come i nazisti di “Azov”, fedeli seguaci delle teorie hitleriane su chi abbia o meno “diritto di vivere”, si siano fatti scudo, in più di un occasione, di interi gruppi di civili ucraini.

Ha agito “a fin di bene” Dario Nardella: alla visione di come le reti unificate yankee e della “democratica” Europa tentino di opporre alla verità di cui il protagonista del film, il violinista belga Daniel Cohen, è stato involontario e obbligato testimone, ostaggio, insieme a civili ucraini, degli squadristi di “Azov”, altre “verità” di segno completamente opposto, qualcuno avrebbe potuto chiedersi se, al di là delle “verità” raccontate dai media sulla guerra in Ucraina, anche tante altre “verità”, su migliaia di altri temi, vengano quotidianamente raccontate alla stessa maniera da stampa e televisioni “democratiche”. Non sia mai!

Ha agito con piena consapevolezza dei propri obblighi liberal-reazionari Dario Nardella: che la “verità” sia sempre e comunque una e una sola, da non mettere mai e in alcun modo in discussione – la “verità” dei buoni contro quella dei “cattivi”, laddove i “buoni” sono sempre e obbligatoriamente i “nostri” e i “cattivi” sempre e obbligatoriamente “gli altri”.

Come diceva tanto tempo fa il defunto giornalista statunitense Erwin Knoll. «Tutto quello che leggi sui giornali è assolutamente vero, eccetto quella rara storia di cui ti è capitato d’avere una conoscenza di prima mano». Dario Nardella conosceva le parole di Knoll: non sia mai che una conoscenza di prima mano sconfessi quello che il PD racconta ai giornali.

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Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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