"Autocensura" dei giornalisti e mancanza di "libertà di stampa" in Bolivia: l'ultima perla de il Fatto Quotidiano

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"Autocensura" dei giornalisti e mancanza di "libertà di stampa" in Bolivia: l'ultima perla de il Fatto Quotidiano


Il Fatto Quotidiano ce la mette davvero tutta per confermarsi, in politica estera, il peggior giornale oggi in Italia. A firma Adele Lapertosa, il 28 febbraio, leggiamo questo commento finale sulla sconfitta referendaria da parte del governo di Morales:
 
“Gli alfieri del nuovo socialismo in salsa sudamericana - dai Kirchner d'Argentina al chavismo venezuelano e Morales - sono caduti uno dopo l'altro (e non va meglio alle presidenti di Cile e Brasile, in picchiata nei consensi per i continui scandali che vedono coinvolto il loro governo), in parte 'traditi' dai ceti più poveri che, usciti da uno stato di estrema povertà, ora chiedono di più”. 

Il ritorno del neo-liberismo e degli Stati Uniti nel continente, attraverso le figure di Allup in Venezuela e Macri in Argentina, fa letteralmente gongolare di gioia il Fatto Quotidiano. A quest'ultimo, vogliamo ricordare di tranquillizzarsi sulla "fine" di Morales, che resterà in carica fino al 2019.

Dopo la sconfitta di poco più di un punto percentuale nel referendum per una modifica costituzionale che gli potesse garantire un nuovo mandato presidenziale, Evo Morales ha parlato di una battaglia persa ma che rafforzerà la guerra contro il capitalismo, perché, nonostante una "campagna elettorale sporca, discriminatoria e umiliante” - quella che per intenderci il Fatto Quotidiano ha alimentato più di tutti in Italia – la metà della popolazione si è stretta intorno al Presidente. 
 
“Scandali a parte, molte cose sono cambiate in questi 10 anni di Morales al governo”, deve pur ammettere Lapertosa nel proseguo del suo articolo. Senza citare nessun dato chiaro - qualcuno sparso - che per correttezza di cronaca vi segnaliamo noi. La Bolivia di Evo Morales ha raggiunto questi obiettivi, tra gli altri: dal 2005 al 2015, la povertà assoluta è stata ridotta dal 38,2% al 17,8% (e continua a scendere); la disuguaglianza sociale è stata abbattuta del 300% (è prevista un'altra riduzione del 25% entro il 2020); la disoccupazione è passata dall'8% al 3,2%; il Pil si è quadruplicato; il salario minimo quadruplicato, la spesa pubblica per le questioni sociali dieci volte superiori. 
Ma è quando si parla di mancanza di "libertà di stampa", che l'articolo di Lapertosa fa fare al Fatto Quotidiano un ulteriore "salto di qualità" di menzogne sulle vicende dell'America Latina, pari solo a quelle de il Giornale o il Foglio:
“Quanto alla libertà di stampa, anche se non ci sono giornalisti incarcerati, molti obiettano che si è arrivati all’autocensura. Il governo controlla la maggior parte dei mezzi di comunicazione, o tramite l’acquisto di imprese da parte di imprenditori amici o con l’offerta di enormi contratti di pubblicità statale a chi accetta di cambiare la propria linea editoriale”.  
 
A parte le menzogne sul controllo dei media da parte di Evo Morales – il governo boliviano controlla un giornale (El Cambio), una radio (Patria Nuova) e una Tv (BolTv) solamente - definire non precisati episodi di “Autocensura” da parte dei giornalisti per attaccare un governo ha dell'incredibile. Si tratta di un esercizio perverso e sporco per gettare fango su uno degli “alfieri del socialismo in salsa sudamericana” che tanto ha spaventato il neo-liberalismo. 

Un piccolo elenco per fare chiarezza sui media in Bolivia:

Mezzi di comunicazione statali in Bolivia
 
ABI AGENCIA BOLIVIANA DE INFORMACIÓN
BOLIVIA TV CANAL DE TELEVISIÓN
EL CAMBIO PERIÓDICO
RED PATRIA NUEVA RADIO
 
 
Mezzi di comunicazione privati
 
TELEVISIÓN
ATB
RED UNO
PAT 
UNITEL
BOLIVISIÓN
RTP
RADIOS
PANAMERICANA 
FIDES
ERBOL
PERIÓDICOS
LA RAZÓN
PAGINA SIETE
EL DEBER
EL NUEVO DIA
OPINION
EL DIARIO 
LOS TIEMPOS
LA PATRIA
EL PAÍS
CORREO DEL SUR                                           
                                          
Il governo boliviano non ha nessun controllo su quest'ultimi e la maggior parte sono molto critici contro l'esecutivo. Il caso del giornalista Carlos Valverde - oggi giornalista ma negli anni ’80 e ’90, esponente dell’intelligence boliviana durante il governo Zamora, famoso per aver consigliato di uccidere i capi dell’EGTK (Esercito Guerrigliero Tupac Katari) in carcere - è emblematico. E' stato lui a tirar fuori il "caso" non caso Zapata di 10 anni fa tanto caro al Fatto Quotidiano. A dimostrazione di come la libertà di stampa in Bolivia sia assoluta e mai, del resto, messa in discussione da nessuno degli "alfieri del neo-liberalismo in salsa mondiale". Fino ad oggi, chiaramente.

Sullo scandalo di Valverde, proprio questa mattina, dopo che la zia di Zapata ha dichiarato ad uno di quei giornali "autocensurati" che il figlio avuto dieci anni fa con il presidente non fosse morto, come affermato in precedenza, oggi  Morales ha dichiarato in conferenza stampa che vuole riconoscerlo e prendersi cura di lui.
 
Se volete capire quanto sia falsa l'affermazione di Lapertosa sull'assenza di libertà di stampa in Bolivia, fatevi un giro in questo momento sulle pagine web di El Diario, La Razon, El Pais, Sol de pando, Enlaces Bolivia e tutti gli altri media privati boliviani e guardate l'apertura. Si tratta di tutt'altro che "autocensura". Quell'"autocensura" che, al contrario, il Fatto si impone ogni giorno verso i crimini delle destre neo-liberali, di cui non solo condivide l'agenda ma ne è oggi uno degli "alfieri" più importanti.

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