2 maggio, strage nazista di Odessa: proprio sicuri di stare dalla parte giusta della storia?

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2 maggio, strage nazista di Odessa: proprio sicuri di stare dalla parte giusta della storia?

 

2 maggio 2014.  

L’Ucraina è in fiamme, sconvolta dalle rivolte di EuroMaidan.

La popolazione europeista filo occidentale, sostenuta dai governi NATO e dai loro agenti infiltrati sul campo, ha portato a termine un colpo di Stato contro Viktor Janukovyc, il presidente filo russo democraticamente eletto in libere elezioni certificate da tutti gli organismi e gli osservatori internazionali. 

A Odessa migliaia di persone si radunano a Kulikovo Pole, dove viene organizzato un presidio permanente in difesa della democrazia e a sostegno del referendum per la federalizzazione, che conceda più autonomia alle regioni orientali e russofone. 

Il nuovo governo golpista spedisce in città le “forze di autodifesa di Maidan”. Paramilitari, organizzazioni ultra nazionaliste e ultras che imperversano per le strade della città per “ripristinare l’ordine”. Vengono organizzati posti di blocco armati e Kulikovo Pole viene di fatto circondata. 

Poi parte l’assalto. 

Squadristi e militanti di Pravy Sektor e altre formazioni neonaziste vanno all’attacco del Campo Kulikovo occupato dagli attivisti anti-Maidan.

Fra questi ultimi decine di donne. 

La gente in preda al panico tenta di scappare da tutte le parti. Molti di loro cercano rifugio nella Casa dei Sindacati, posta al lato della piazza, dove innalzano improvvisate e rudimentali barricate.  

Le milizie neonaziste circondano l’edificio e appiccano il fuoco all’ingresso a colpi di molotov.

Mentre le fiamme cominciano a diffondersi all’interno vengono attaccati anche i pompieri a cui viene impedito di intervenire per domare l’incendio. Il fumo e il calore invadono la Casa dei Sindacati diffondendosi rapidamente e trasformando il grande palazzo in una trappola per topi.

I neonazisti forzano l’ingresso dal retro e cominciano a picchiare selvaggiamente gli occupanti del piano terra. Qualcuno resta stordito e finisce bruciato vivo. Altri ammazzati a colpi di spranga.

Chi prova a scappare dalle uscite laterali viene raggiunto da colpi d’arma da fuoco.

Chi si trova ai piani superiori comincia a lanciarsi dalle finestre.

Dal primo, dal secondo, dal terzo, dal quarto piano… Atterrano sull’asfalto di un piccolo cortile dove ad attenderli ci sono altri neonazisti. Li aspettano pazientemente, per finirli.

Chi, inerme e ferito, riesce a fatica a rialzarsi dall’impatto al suolo si ritrova addosso decine di persone armate di mazze che prende a pestarli selvaggiamente.

Colpi violenti e ripetuti fino a fracassargli la testa. 

Alla fine della brutale mattanza i morti accertati saranno almeno quarantotto, tutti civili. Fra di loro anche minorenni e donne incinte. 

Una lunga fila di corpi carbonizzati e cervelli spappolati sull’asfalto sulla quale, da otto lunghissimi anni, è calato un silenzio indegno, censorio e imbarazzante.

Nessuno ne deve parlare.

Se non adombrando dubbi sulla veridicità dei fatti riportati da centinaia di testimoni oculari e preoccupandosi sempre di mischiare artatamente responsabilità di vittime e carnefici.

Un vile tentativo di nascondere la barbarie e insabbiare la verità che ha spinto persino Human Rights Watch e Amnesty International a chiedere al governo ucraino un'indagine approfondita e imparziale sulle violenze.

Senza ottenere risposta.

In compenso c’è stata una Commissione parlamentare d'inchiesta a cui si sono rifiutati di rispondere tutti i principali responsabili politici (il Ministro degli Interni Arsen Avakov, il capo dei servizi segreti Valentin Nalivaychenko e il capo del Consiglio di Sicurezza e Difesa Andriy Parubiy) e che ha prodotto un report finale manipolato. Il processo poi, non si è mai celebrato. Nessun responsabile del rogo, diretto o indiretto che fosse, è mai stato individuato. Nessun colpevole punito. Niente di niente. 

Noi però le cose ce le ricordiamo. E vogliamo continuare a raccontarle per quelle che sono. Spinti dalla nostra coscienza, dal dovere di verità e dal rispetto per la dignità e la giustizia per 48 vittime innocenti e per i loro familiari. 

Voi potete tranquillamente continuare a fare finta che non sia mai successo nulla. Tanto Wikipedia vi ha raccontato la versione “ufficiale” riveduta e corretta, declassando il tutto ad un generico "incendio". E i media vi dicono che spedire oggi armi da guerra agli stessi che ieri fracassavano teste a colpi di mazza vi fa stare dalla parte giusta della storia. Quella del bene e della pace. 

Forse non è così e sarebbe anche ora che iniziaste a riconsiderare la cosa.

Chissà che gli eventi successivi non vi appaiano sotto una luce completamente diversa.

Antonio Di Siena

Antonio Di Siena

Direttore editoriale della LAD edizioni. Avvocato, blogger e autore di "Memorandum. Una moderna tragedia greca" 

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