Aleppo o Mosul: così la retorica occidentale cambia in base alla città e ai protagonisti

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Aleppo o Mosul: così la retorica occidentale cambia in base alla città e ai protagonisti

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La posizione dei governi e dei media occidentali è diversa rispetto alla situazione nella città irachena di Mosul e rispetto a quella nella città siriana di Aleppo, dove sono in corso operazioni antiterroristiche, sostiene Patrick Cockburn in un articolo per 'The Independent'. E' interessante notare che mentre Washington sostiene l' offensiva a Mosul, considerata la roccaforte principale dello Stato islamico  in Iraq,  taccia di "barbarie" l'operazione antiterrorismo ad Aleppo.

La situazione in Siria e in Iraq è simile, dice Cockburn. In entrambi i paesi, due grandi centri urbani sunniti - Aleppo con una popolazione di 2 milioni di persone, e Mosul con 1,5 milioni di abitanti - sono diventate il teatro di battaglia tra terroristi e "forze filo-governative sostenute dalle forza aeree di potenze straniere ": nel caso di Aleppo, la Russia, e nel caso di Mosul, la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti.  Ad Aleppo est, circa 250.000 civili e 8.000 insorti, sono sotto attacco da parte dell'esercito siriano, alleato ai paramilitari sciiti provenienti da Iran, Iraq e Libano e sostenuto dalle forze aeree russe e siriane. Il bombardamento di  Aleppo ha giustamente provocato repulsione in tutto il mondo e condanna.

Ma guardate come diversamente i media internazionali stanno trattando una situazione simile a Mosul, 300 miglia ad est di Aleppo, dove un milione di persone e, si stima , 5.000 combattenti Isis sono circondati dall'esercito iracheno che combatte a fianco dei peshmerga curdi e paramilitari sunniti e sciiti, con il massiccio sostegno di una campagna aerea condotta dagli Stati Uniti. 

  La distruzione ad Aleppo da parte degli attacchi aerei russi viene confrontata con la distruzione di Grozny in Cecenia sedici anni fa, ma, stranamente, nessuna analogia è fatta con Ramadi, una città di 350.000 abitanti in Iraq, di cui l'80% è stato distrutto dagli attacchi aerei degli Stati Uniti nel 2015 ", dice Cockburn.

Va anche ricordato che quando si parla della situazione ad Aleppo, il  portavoce del Dipartimento di Stato, John Kirby,  ha detto che "è necessaria una cessazione delle ostilità e dei bombardamenti". Mentre il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha detto sul'operazione a Mosul e i problemi umanitari  "[...] L'idea che le forze di sicurezza irachene debbano arrestare questa operazione per preoccupazioni umanitarie a Mosul non ha senso. "

Cockburn conclude che "l'estrema polarizzazione nella copertura da parte dei media stranieri su eventi simili in Iraq e Siria" mostra gli "abusi della propaganda". Il giornalista sottolinea che "questo è stato il modello per la copertura delle guerre in Siria e in Iraq negli ultimi cinque anni. Non è cambiato molto dal 2003, quando l'opposizione irachena a Saddam Hussein aveva convinto i governi stranieri e i media che gli eserciti invasori americani e britannici sarebbero stati accolti con entusiasmo dal popolo iracheno. Un anno dopo gli invasori stavano combattendo per la loro vita. Ingannati dai propagandisti di opposizione e dal proprio desiderio, funzionari governativi e giornalisti stranieri  hanno totalmente frainteso il panorama politico locale. Più o meno la stessa cosa sta accadendo oggi"

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