/ Armi Nucleari e Grandi Potenze in un Contesto Multipolare

Armi Nucleari e Grandi Potenze in un Contesto Multipolare

 

 

 

di Federico Pieraccini

 

In un ordine mondiale multipolare, con nazioni dotate di armi nucleari, la probabilità di un’apocalisse nucleare diminuisce. Il titolo dell’articolo e la premessa iniziale potranno sembrare controintuitive come affermazioni, ma dopo una lucida analisi si evince uno scenario inedito e per certi versi sorprendente.

 


Una doverosa premessa iniziale. Quando parliamo di armi nucleari è bene mettere in chiaro alcuni importanti punti prima di addentrarsi in ragionamenti complicati. L’arma atomica è qui per restare e chiunque creda in un processo di progressiva denuclearizzazione del globo si sbaglia di grosso. Provate a chiedere a qualunque politico Indiano, Pakistano, Cinese, Russo, Nordcoreano o Americano cosa ne pensi dell’abbandono delle proprie armi nucleari. Vi risponderanno che non accadrà mai. Pretendere che una nazione rinunci spontaneamente alla sua più potente arma di deterrenza è semplicemente irrealistico. Ciononostante, vorrei enfatizzare quanto il paradosso della sicurezza derivante dalle armi nucleari sia attuale e centrale in questo articolo. Chiunque dotato di raziocinio, potesse servirsi di una bacchetta magica, farebbe scomparire un’arma capace di eliminare la razza umana, il problema è che nel mondo reale questa ipotesi semplicemente non sussiste.



 

Vi è comunque una contro argomentazione molto valida, secondo cui l’assenza di armi nucleari avrebbe fortemente alterato l’equilibrio durante la guerra fredda, portando ad uno scontro devastante, seppur in termini convenzionali, tra le due superpotenze dell’epoca. In questo articolo proverò ad argomentare come l’arma nucleare possa, specie in futuro, essere garante di pace, piuttosto che di distruzione. Sempre tenendo a mente il grande rischio che l’umanità si è accollata con l’invenzione di un’arma così distruttiva. Una spada di Damocle sul destino dell’umanità, per queste ragioni soprattutto un bilanciamento tra potenze è necessario affinché si possa evitare per sempre una catastrofe nucleare.

 

Per poter argomentare in maniera sensata e realistica questa premessa, è necessario richiamare alla memoria l’ultimo secolo di storia contemporanea e osservare i comportamenti tenuti dalle nazioni coinvolte. Senza voler esagerare nella profondità dell’analisi, è nozione comune che il preludio alla prima e seconda guerra mondiale sia stato caratterizzato da un crescente scontro tra potenze. La composizione del quadro internazionale era variegato, con paesi come Germania, Inghilterra, Giappone, Francia, Stati Uniti e Russia prima e l’URSS poi, in forte espansione e con desideri imperialisti. La storia ha dimostrato come un ambiente multipolare, con svariate potenze in competizione tra loro, sia la perfetta ricetta per il disastro con milioni di morti. Da un punto di vista prettamente inerente le relazioni internazionale, è dottrina comune considerare l’ambiente multipolare instabile e altamente difficile da prevedere e controllare per una singola nazione. Non a caso, il termine multipolare si riferisce ad uno scenario in cui svariate nazioni competono tra loro, ma senza una supremazia o dominio totale di una delle parti. Un delicato equilibrio che ha spesso visto nascere conflitti devastanti tra nazioni per raggiungere l’egemonia regionale ed imporre il proprio punto di vista.

 

L’epoca successiva alla seconda guerra mondiale ha visto la fine del periodo multipolare, con due sole potenze globali rimaste a competere sullo scacchiere mondiale. Unione Sovietica e Stati Uniti avevano ottenuto il massimo in termini di influenza post-bellica, orientando le relazioni internazionali in una direzione inedita; non solo un sostanziale equilibrio militare e strategico dato dalla potenza complessiva dei due paesi, da qui il termine di ordine mondiale bipolare, bensì una novità tecnologica che avrebbe alterato per sempre l’equilibrio di potenza tra nazioni: la bomba atomica.

 

Il 6 agosto del 1945, il mondo venne a conoscenza della potenza distruttiva della bomba atomica, il Giappone perdeva circa 80 mila cittadini ad Hiroshima in un battito di ciglia e la seconda bomba atomica sganciata sulla città di Nagasaki il 9 agosto 1945 certificava una nuova delicatissima fase delle relazioni internazionali. L’equilibrio di potenza virava decisamente a favore degli Stati Uniti con tutti i rischi correlati. È ormai di dominio pubblico la volontà di Truman di spaventare Stalin ed imporre un nuovo ordine globale, favorendo gli Stati Uniti, grazie alla dimostrazione pratica sul Giappone della potenza nucleare. Documenti declassificati dimostrano come la dottrina di dominazione globale fosse già ampiamente presente nei pensieri strategici dei militari americani, ben prima della fine della seconda guerra mondiale.

 

Essendo l’URSS l’unica potenza rivale rimasta, non dovrebbe sorprendere più di tanto i documenti della CIA ed altri policy-maker in cui venne pianificato ed organizzato su carta un bombardamento decapitante in Unione Sovietica con l’uso di armi nucleari. L’intento era liberarsi dell’unico avversario esistente e spianare la strada ad una dominazione militare, economica, politica e culturale dell’intero globo. Questa prima parte dell’analisi ci porta ad una prima conclusione controintuitiva. Benché l’umanità tutta sia a conoscenza delle devastanti conseguenze della bomba atomica, non fu fino al 29 Agosto del 1949, con il primo test atomico Sovietico, che l’equilibrio di potenza venne finalmente compiuto. In tale contesto venne coniato un nuovo termine denominato ‘MAD’ (Mutually Assured Destruction). Il principio su cui si fonda questa dottrina prevede una distruzione completa del paese che dovesse impegnare armi nucleari contro un’altra nazione dotata del medesimo arsenale. Pertanto uno scambio nucleare non avvantaggerebbe alcuna componente, portando invece ad un inverno nucleare dal quale non emergerebbero vincitori.

 

La somma di questi scenari porta a comprendere facilmente quanto lo sviluppo dell’arma atomica fosse vitale per l’Unione Sovietica, bilanciando la potenza nordamericana. Questo esempio di deterrenza resta valido fino oggi e lo scenario nordcoreano esplica in maniera evidente questo principio. Pyongyang ad esempio, ha coscientemente optato per uno sviluppo dell’arma nucleare quale deterrente nei confronti del l'aggressiva politica estera statunitense. Washington sin dagli anni 50’ mira a rovesciare la guida politica del paese ed allargare la propria sfera influenza in tutta la nazione come accaduto in Corea del Sud negli anni successivi al conflitto peninsulare. Grazie all’ordigno atomico, i piani di invasione e conquista Nordamericano sono stati sospesi e ridotti ad una vuota retorica bellica da parte degli esponenti politici e militari a Washington. La rabbia, chiaramente percettibile dalle loro dichiarazioni, deriva dall’impossibilità di accollarsi il rischio di una risposta atomica da parte di Pyongyang ad un eventuale attacco di Washington. Questo ha progressivamente ridotto ogni possibilità di un first strike nordamericano, di fatto portando ad un equilibrio di potenza basato sul principio del ‘MAD’. In realtà la questione tra Stati Uniti e Corea del Nord va ben oltre l’aspetto atomico e avendone scritto ampiamente nel corso degli anni, eventuali approfondimenti sono disponibili, in particolar modo riguardo il deterrente convenzionale di Pyongyang, piuttosto che quello nucleare.



 

Resta valida la teoria secondo cui, l’inserimento della bomba atomica in un’equazione riguardante le relazioni internazionali cambia notevolmente gli equilibri. È importante giungere ad un’altra conclusione parallela riguardante scenari reali vissuti durante la guerra fredda. Esempi storici sono emersi recentemente, in cui ammiragli Russi o Generali americani hanno rischiato di scatenare un’apocalisse nucleare per colpa di malfunzionamenti elettronici o percezioni di rischio errati. Non sorprende che in alcuno di queste casistiche si sia giunti ad uno scambio atomico. Il raziocinio umano, persino tra nemici mortali, e la conoscenza delle conseguenze di uno scambio atomico hanno sempre persuaso la componente umana dedita alla gestione delle armi nucleari a dubitare che Mosca o Washington potessero aver deciso di ricorrere a l'ordigno bellico più distruttivo mai creato dall’uomo.

 

Negli anni passati ho più volte approfondito le motivazioni che mi portano a sostenere la tesi secondo cui una guerra nucleare non converrebbe a nessuno, risultando quindi altamente improbabile. La contro argomentazione che spesso viene fatta riguarda il rischio di un incidente o di un’errata percezione di rischio esistenziale che potrebbe portare un paese armato di armi nucleari ad impegnarle in una lotta mortale per la sopravvivenza contro un’altra nazione. Eppure, anche questo scenario è stato presentato più volte durante la guerra fredda. Gli errori inerenti la tecnologia hanno sempre visto l’intervento razionale della componente umana che grazie alla coscienza comune delle conseguenze di un attacco atomico, hanno sempre scongiurato il pericolo.

 

Emblematico invece fu il caso della crisi dei missili cubani. Benché USA e URSS non fossero comunque sull’orlo di una guerra nucleare nel 1962, le punte di tensione raggiunte durante quei pochi mesi vengono ancora ricordati come uno dei momenti più delicati e pericolosi della storia umana. Il motivo è chiaramente legato a doppio filo a tutto quello di cui abbiamo discusso fino ad ora. Una guerra tra potenze in un ordine mondiale bipolare avrebbe certamente visto il tentativo di una parte di sopraffare l’altra, aspirando all’egemonia globale. Facile intuire quindi che una guerra tra potenze avrebbe portato ad un pericolo esistenziale per entrambi i paesi, intensificando il conflitto fino al raggiungimento dello scambio atomico, con conseguenze nefaste per l’intera umanità. Ancora una volta, non dovrebbe sorprendere l’epilogo della faccenda, con una chiamata chiarificatrice tra JFK e Khrushchev che pose fine al tentativo Sovietico di parificare la minaccia nordamericana in Europa  schierando i propri vettori a Cuba e violando quindi la dottrina Monroe. (Washington schierò nel 1961 i famosi missili Jupiter in Turchia, considerati una minaccia esistenziale da Mosca poiché inficiano il ‘MAD’ annullando le capacità di second-strike dell’URSS e le capacità di deterrenza verso gli Stati Uniti).

 

Grazie ad un equilibrio di potenza in un ambiente bipolare e al pericolo di uno scambio nucleare, ogni guerra diretta tra le potenze fu scongiurata per tutta la durate della guerra fredda.

 

Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1989 venne a mancare il contraltare che bilanciava ed arginava l’unica altra superpotenza. L’ordine mondiale mutava quindi nuovamente, virando verso uno scenario unipolare, costellato da 30 anni di guerre, invasioni, morti e distruzione in praticamente ogni angolo del globo, con particolare attenzione a Medio Oriente ed Asia.

 

Con la fine dell’Unione Sovietica, terminava anche il periodo di equilibrio di potenza e si apriva il secolo americano (PNAC), tanto decantato dai neoconservatori e fanatici dell’eccezionalismo americano. Per i policy-maker a Washington, il mondo si trasformava in un enorme campo di battaglia con la costante ricerca di un’egemonia globale, nuovo obiettivo irrealistico da conquistare.



 

Quello che avviene nei trent'anni successivi è di recente memoria per tutti con gli Stati Uniti pronti ad invadere e bombardare decine di nazioni, in particolare Afghanistan, Iraq, Somalia, Serbia, Siria, Libia oltre a coordinare un caos globale esploso con primavere arabe, golpe armati e primavere colorate. Ogni mezzo era sufficiente per spargere la propria influenza in tutto il globo, dal terrorismo finanziario di enti come Wall Street e FMI al terrorismo vero e proprio dei battaglioni di estremisti neonazisti in Ucraina o fanatici islamisti sostenuti in Siria e Libia. Le azioni e decisioni americane hanno continuamente messo in pericolo coloro che Washington considera da decenni i propri nemici mortali. Escludendo Iran e Corea Democratica, che rispettivamente rientrano in questa categoria da più di 30 anni, restano Cina e Russia che grazie ad una forte crescita economica e militare hanno alterato i piani di egemonia globale dei neo-conservatori e dei liberali Americani. Benché fino a pochi giorni fa Washington non riconoscesse di aver alcun competitor paritetico, è perlomeno da quando la Crimea è tornata ad essere parte della Federazione Russa nel 2014, che lo scenario unipolare per gli Stati Uniti sembra in fase di chiusura, come sostengo da tempo.

 

Il focus dell’analisi verte quindi sullo scenario attuale delle relazioni internazionali che vede il mondo impegnato in una nuova fase. Non tanto per l’emergere di due potenze paritetiche con gli Stati Uniti che ci riportano in un’era multipolare (come sostengo anche in questo caso da qualche tempo, anticipando un trend divenuto popolare), quanto per la componente delle armi nucleari che apre scenari inediti. Se osserviamo il mondo dall’introduzione dell’atomica, riconosciamo tre periodi distinti. Il primo che va dal 1945 al 1949, il secondo dal 1949 al 1989 e il terzo dal 1989 al 2014. Indubbiamente i pericoli maggiori derivarono dal primo periodo anche se storicamente è una verità ben celata. L’intenzione di Washington era davvero di sbarazzarsi dell’URSS con la componente atomica, per quanto folle fosse il piano. Fortunatamente l’introduzione dell’atomica Sovietica evitò conseguenze peggiori e fu solo quando l’altra potenza mondiale scomparì che il globo precipitò in una serie di conflitti senza fine ad opera dell’unica potenza egemone rimasta.

 

L’epoca che si apre dinnanzi a noi offre ampie possibilità di disastro con Russia e Stati Uniti sempre più rivali, Pechino e Washington ai ferri corti nel sud est asiatico, ma potrebbe anche essere l’inizio di un’epoca di assoluta parità strategica. Il punto focale è che non conosciamo scenari simili nella storia. Potenze in grado di annientarsi reciprocamente in pochi minuti, portando tutta la razza umana alla probabile estinzione. E’ uno scenario talmente irreale e distruttivo che non supererebbe alcuna simulazione di guerra, pertanto se non da escludere, è certamente da considerare altamente improbabile. Il famoso 1% che governa e regola molti aspetti della nostra vita avrebbe vita dura a prosperare con 5-6 miliardi di esseri umani in meno sulla terra. È uno scenario appunto da armageddon che non è contemplabile da nazioni che hanno come primo principio quello della sopravvivenza. Trump, Putin e Xi Jinping devono garantire la sopravvivenza delle proprie nazioni a qualunque costo e l’uso di armi nucleari contro un’altra potenza nucleare non sembra la strada più saggia.

 

Negli anni recenti, l’emergere di una realtà multipolare va attribuita alla continua ricerca di egemonia globale di Washington con l’uso di guerre e terrore sparsi per i quattro angoli del mondo. Bene ribadire quanto la sopravvivenza di una nazione sia la prima priorità da garantire. In tal senso è facilmente comprensibile come mai soprattutto negli ultimi dieci anni sia emerso una sorta di contraltare al dominio nordamericano e dei suoi alleati Europei, Mediorientali e Asiatici. La necessità per nazioni di minori dimensioni di affidarsi ad una sorta di protezione garantita dalle grandi Potenze come Cina e Russia è emersa in maniera prepotente. Tutte le più recenti evoluzioni nelle tre aree più importanti del globo: Medio Oriente, Europa e Asia hanno a che fare con uno scontro tra Washington e Pechino o Mosca e i suoi alleati regionali. In Medio Oriente l’Iran è preso di mira così come altre nazioni nell’orbita di Teheran; in Europa le nazioni politicamente vicine a Mosca vengono malviste e in Asia la rottura delle alleanze tra Pechino ed altre nazioni sembra essere divenuta una priorità per gli Stati Uniti. La ricerca esasperata di un'egemonia globale, unita ad un fallimento militare nordamericano continuo ha prodotto l’emergere di una realtà multipolare con due nuovi poli ad opporsi al dominio di Washington. Vent’anni dopo la fine dell’epoca bipolare, anche l’era unipolare volgeva al termine.

 

Questo clima di ostilità ha continuato ad accumularsi negli anni recenti con svariate contromisure di Mosca e Pechino, soprattutto nel settore dei vettori nucleari di attacco e dei sistemi Anti Missili Balistici. Notabile gli sforzi di Pechino e di Mosca nella creazione di sistemi nucleari atti a superare ogni sistema di difesa missilistica sviluppato recentemente; in tal senso sul rientro pilotabile delle testate nucleari si è speso molta letteratura e sembra che siano in dirittura d’arrivo, perlomeno per la Federazione Russa. Alla stessa maniera la deterrenza nucleare degli Stati Uniti viene messa in discussione nella recentemente rilasciata dottrina nucleare americana. Trump vuole spendere quasi 1000 miliardi di dollari in 10 anni per aggiornare e sostituire molti degli elementi essenziali del pacchetto atomico statunitense: dagli ICBM ai bombardieri strategici passando per i sottomarini nucleari. Persino Pechino progetta la creazione di bombardieri stealth in grado di penetrare il cielo americano indisturbato e colpire in maniera devastante gli Stati Uniti. Nel campo delle sperimentazioni rientrano anche tutti i sistemi in fase di studio come il drone russo sottomarino con capacità atomica o altri sistemi ancora oscuri all’opinione pubblica di cui Putin ha recentemente parlato. Altra nota importante è valutare le capacità di difesa da un attacco nucleare, questione su cui Russia, Stati Uniti e Cina hanno riposto particolare enfasi operativa data l’importanza di avanzare tecnologicamente in questa direzione. Se l’obiettivo primario resta la difesa della propria nazione, in un contesto con altre nazioni armate di dispositivi nucleari, la difesa da queste armi diventa obbligatoriamente una priorità. Fortunatamente per la razza umana, la capacità di precludere un attacco nucleare non appartiene ad alcuna nazione e difficilmente nel breve potranno cambiare certi equilibri. Benché sia il sogno supremo di Mosca, Pechino e Washington, è proprio nell'assicurare una reciproca distruzione (‘MAD’) che si fonda la salvezza dell’umanità in questo contesto multipolare.



 

L’Ordine Mondiale Multipolare, in un ambiente ove esistono armi nucleari è uno scenario inedito per l’umanità e potrebbe rappresentare un nuovo equilibrio tra potenze. Nello scenario Ucraino del 2014 e in Siria negli ultimi 2 anni, la riluttanza di Washington ad armare i suoi emissari sul terreno (Neonazisti o islamisti) con mezzi particolarmente efficaci come sistemi anti carro armato o antiaereo era volto a precludere l’ingresso di Mosca nei conflitti in maniera diretta (caso Ucraino) e ad evitare uno scontro possibile tra potenze in Medio Oriente. I motivi dietro a queste scelte riguardano il pericolo di uno scontro tra Mosca e Washington che facilmente potrebbe sfuggire di mano con conseguenze imprevedibili.

 

L’ultima parole è essenziale e racchiude facilmente i concetti espressi fin qui. In un ordine mondiale multipolare, l’instabilità è un fattore costante, l’imprevedibilità degli avversari certifica lo scenario equivoco. Con l’aggiunta delle armi nucleari, l’imprevedibilità si affievolisce e diventa certezza; come l’uso dell’arma nucleare in caso di un’aggressione decapitante nordamericana contro Mosca o Pechino. Con tali premesse, la probabilità di un’aggressione diretta o indiretta tra peer competitor diventa altamente improbabile e persino tra nazioni minori le tensioni possono progredire fino ad un certo punto, diventando poi insostenibili per il necessario coinvolgimento di potenze globali armate con dispositivi nucleari. Ancora una volta, il recente scambio di missili e aerei abbattuti tra Israele e Siria dimostra come uno scontro regionale, seppur limitato sia da escludere per il naturale pericolo di un coinvolgimento di Russia e Stati Uniti, entrambe potenze atomiche.

 

In Asia meridionale lo scenario è il medesimo nelle tensioni tra Pakistan e India, India e Cina, Corea e Stati Uniti. L’equilibrio atomico è certamente un mezzo di deterrenza efficace per mantenere gli equilibri regionali.

 

I prossimi cinquant'anni verosimilmente continueranno nel solco di un ordine mondiale multipolare con quattro possibili poli come Pechino, Mosca, Nuova Delhi e Washington. Quattro grandi potenze con forti sentimenti nazionalisti ricordano molto le premesse iniziali degli scontri di inizio 900’ in Europa. Normalmente saremmo in uno scenario da I guerra mondiale con potenze in guerra tra loro per il predominio, ma a causa della probabile escalation nucleare, con conseguente armageddon planetario, il ritorno al realismo politico e il bilanciamento tra potenze sembrano porre le nuove linee guida per l’ordine mondiale contemporaneo.

 

Siamo di fronte ad uno scenario mai provato prima dall’uomo, che potrebbe stabilizzarsi e durare per svariati decenni. Il pericolo maggiore deriva dalla troppa attenzione, dedizione e fiducia nei sistemi ABM (Anti Ballistic Missile), anche se fortunatamente l’attacco per ora supera sempre le possibili difese, pertanto un first strike capace di decapitare una nazione avversaria è improbabile tanto quanto un sistema ABM in grado di assorbire il second-strike di risposta. Fintanto che il principio del ‘MAD’ continuerà a rimanere intatto, resteremo lontani da una catastrofe globale. Fortunatamente per l’umanità intera i sistemi ABM sono un pozzo senza fondo di corruzione, adatto per i policy-maker americani e le loro teorie da libri accademici più che da provare in guerra.



Notizia del:
Notizia del:
 
Copyright L'Antiplomatico 2013 all rights reserved - Privacy Policy
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa