Soleimani, Arabia Saudita e la rivelazione del Premier Iracheno Adil Abdul-Mahdi

Soleimani, Arabia Saudita e la rivelazione del Premier Iracheno Adil Abdul-Mahdi

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!



di Federico Pieraccini
 

C'è un dettaglio, molto importante, rimasto sottotraccia riguardante gli eventi a Baghdad che hanno portato all'uccisione di Soleimani.


Il generale arrivava dal Libano, su un volo civile, avendo ottenuto poche ore prima il lascia passare diplomatico per attendere un funerale in Iraq e per incontrare successivamente il primo ministro Iracheno Adil Abdul-Mahdi. Era una visita programmata, pubblica, nota. Nulla di segreto.


"Hadj Soleimani era a Baghdad su mio invito. Era previsto un incontro con lui"


Il primo ministro aggiunge un elemento che offre una nuova interpretazione dei fatti accaduti, soprattutto su cosa stava lavorando il generale prima di essere assassinato.


"[Soleimani ] portava con sé una lettera della leadership iraniana su come ridurre le tensioni con l'Arabia Saudita ''.


Il dettaglio Inedito, rivelato da chi mediava tra le parti, racconta di Teheran e Riad intente a negoziare una riduzione delle tensioni tra i paesi e nella regione.


Per avere una conferma di questa tesi, leggere le parole utilizzate usate dal ministro degli esteri Saudita, Faisal Bin Farhan Al Saud su Twitter in relazione all'uccisione del generale Iraniano.


"La dichiarazione del Regno relative agli eventi in Iraq sottolineano l'opinione del Regno sull'importanza della riduzione delle tensioni per salvare i paesi della regione e la loro popolazione dai rischi di qualsiasi escalation".


Nessuna traccia di compiacimento o gioia, eppure si tratta del nemico principale di Riad.


Persino i Sauditi comprendono che una guerra nella regione colpirebbe in primo luogo i loro portafogli (e le loro teste in caso di rivolta interna), cercando quindi un accordo con Teheran per ridurre le tensioni.


La politica estera degli Stati Uniti si basa oggi giorno sul concetto (vero meno resta da vedere) di essere un esportatore netto di petrolio, quindi ci sono pochi scrupoli a gettare la regione nel caos.


Una volta scoperto il piano di de-escalation tra Riad e Teheran, Trump non ci ha pensato due volte a scardinare ogni tentativo di pacificazione tra le parti, ottenendo così probabilmente l'effetto opposto e giocandosi probabilmente anche la permanenza in Iraq come centro strategico per le operazioni USA in Medio Oriente.

Potrebbe anche interessarti

Proporzionale puro. La prima lotta politica da cui ripartire di Francesco Erspamer  Proporzionale puro. La prima lotta politica da cui ripartire

Proporzionale puro. La prima lotta politica da cui ripartire

Oggi Alitalia chiude. 10000 licenziamenti, un massacro sociale di Giorgio Cremaschi Oggi Alitalia chiude. 10000 licenziamenti, un massacro sociale

Oggi Alitalia chiude. 10000 licenziamenti, un massacro sociale

Il sindacato quando scenderà in piazza per i lavoratori? di Savino Balzano Il sindacato quando scenderà in piazza per i lavoratori?

Il sindacato quando scenderà in piazza per i lavoratori?

Il paradosso dell'antifascismo di oggi a San Giovanni di Thomas Fazi Il paradosso dell'antifascismo di oggi a San Giovanni

Il paradosso dell'antifascismo di oggi a San Giovanni

Il Nodo gordiano dei Taleban Il Nodo gordiano dei Taleban

Il Nodo gordiano dei Taleban

Polizia, fascisti e Cgil: 3 domande senza risposta di Antonio Di Siena Polizia, fascisti e Cgil: 3 domande senza risposta

Polizia, fascisti e Cgil: 3 domande senza risposta

La violenza di Schrodinger di Gilberto Trombetta La violenza di Schrodinger

La violenza di Schrodinger

La rabbia sociale non è fascismo di Michelangelo Severgnini La rabbia sociale non è fascismo

La rabbia sociale non è fascismo

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti